Il puzzle del Governo Draghi

I limiti di prospettiva del Governo Conte II e gli errori commessi (ne ho parlato qui https://www.vincenzodarienzo.it/zingaretti-si-e-dimesso/) hanno portato alla nascita del Governo Draghi.

La maggioranza che lo sostiene la conoscete, ma posso dire che coloro che avevano auspicato questa soluzione, Italia Viva e Forza Italia, tutto avevano messo in conto tranne che Salvini potesse accettare di farne parte.

Per entrambi, le prospettive sono state inficiate, ovviamente. Infatti, la presenza della Lega e la conseguente virata di Salvini, tiene legata Forza Italia alla coalizione di centrodestra nell’azione di Governo e questo fatto provoca la risposta unitaria dell’area di centrosinistra più il M5S. In mezzo, di fatto schiacciata, resta Italia Viva.

In uno scenario senza la Lega, Forza Italia avrebbe agito come forza moderata di Governo e Italia Viva avrebbe potuto giocare su un tavolo diverso, anche in “simpatia” con Forza Italia con possibilità di incidere maggiormente rispetto ad adesso.

Allo stato, pertanto, la situazione è condizionata dal ripetersi, all’interno del Governo, dei due schieramenti storici.

Questo da un lato è una forza e dall’altro una debolezza. Infatti, nel primo caso i provvedimenti sono una vera sintesi di tante idealità e, quindi, con un elevato grado di permeabilità nella società, ma nel secondo non consentono grandi riforme se non quelle stabilite nell’ambito del Recovery fund.

Certo, queste sono pur sempre importanti e investono il futuro economico e sociale del Paese, ma per essere pienamente usufruite dovrebbero essere completate con le modifiche dell’assetto istituzionale.

Mi spiego. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanziato con il recovery fund prevede riforme della pubblica amministrazione, del fisco, della giustizia, delle pensioni, degli appalti pubblici, ecc. ma se il sistema istituzionale basato su questa legge elettorale, per giunta con il Parlamento dimezzato, non consente una stabile azione di governo e favorisce l’instabilità, il problema dell’efficienza dello Stato resta intatta.

Purtroppo, non vedo le condizioni per una riforma elettorale e istituzionale che completerebbe le cose da fare. Non le vado perché la Lega, soprattutto, non favorisce quel percorso e tiene bloccata anche Forza Italia.

C’è un altro punto di debolezza: di fronte alle forti contrapposizioni “tra alleati” di norma è Draghi a decidere. Detta così appare la soluzione migliore, ma non lo è, perché il Presidente del Consiglio in quella decisione che assume rappresenta solo se stesso e quando l’assume certifica la debolezza del sistema politico incapace di trovare un accordo al proprio interno.

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