Il sostegno dell’Europa alle Forze Armate ucraine

Il 28 febbraio scorso, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione russa, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la fornitura di materiale e piattaforme militari concepiti per l’uso letale della forza a favore delle forze armate ucraine e finanziato l’erogazione di attrezzature e forniture non concepite per l’uso letale della forza (dispositivi di protezione individuale, kit di pronto soccorso e carburante).

L’Unione può fornire materiali di armamento, anche letale, alle forze armate di Paesi partner.

E’ una novità? No. Già nel 2021 l’UE ha adottato misure simili a favore di altri paesi.

La decisione politica a monte

Nel marzo del 2021, allo scopo di finanziare una serie di azioni esterne dell’UE con implicazioni nel settore militare o della difesa è stato creato uno Strumento europeo per la pace sostenuto da un apposito fondo fuori dal bilancio Ue per il valore di circa 5,7 miliardi per il periodo 2021-2027).

Il fondo serve a finanziare:

  • i costi comuni delle operazioni e missioni militari dell’Unione;
  • misure di assistenza:
  1. per sostenere le capacità di organizzazioni internazionali o Stati terzi nel settore militare e della difesa, anche in relazione a situazioni di crisi;
  2. per contribuire ad operazioni di sostegno alla pace condotte da organizzazioni internazionali o da Stati terzi.

L’attivazione dello Strumento di pace è decisa, all’unanimità, dal Consiglio dell’Unione.

Per le misure di assistenza che comprendono la fornitura di armi letali è prevista una forma di “astensione costruttiva” e lo Stato che non intende partecipare ad una determinata decisione di assistenza non contribuisce ai costi della misura in questione.

L’assistenza verso un altro paese può essere sospesa o interrotta se il beneficiario viola gli obblighi del diritto internazionale o non rispetta i diritti umani; se non vi sono garanzie sufficienti per la normale prosecuzione della misura o se la misura non risponde più agli obiettivi o agli interessi dell’Unione.

L’assistenza che comporta il trasferimento di materiali d’armamento deve rispettare i seguenti principi:

  1. il rispetto degli obblighi e degli impegni internazionali degli Stati (ad esempio nel caso di embarghi, sanzioni o misure di non proliferazione);
  2. il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario nel Paese di destinazione della misura;
  3. la situazione interna del Paese di destinazione;
  4. il mantenimento della pace, della sicurezza e della stabilità regionali;
  5. la sicurezza nazionale degli Stati membri, dei Paesi amici ed alleati;
  6. il comportamento del Paese di destinazione nei confronti della comunità internazionale, segnatamente per quanto riguarda la sua posizione in materia di terrorismo, la natura delle sue alleanze e il rispetto del diritto internazionale;
  7. il rischio che la tecnologia o le attrezzature militari siano sviate dal Paese destinatario;
  8. la compatibilità delle esportazioni con la capacità tecnica ed economica del Paese destinatario (criterio non applicabile alle misure di assistenza).

Le misure di assistenza adottate nel 2021

Tra le prime misure di assistenza finanziate dallo Strumento europeo per la pace si può segnalare il Programma generale di sostegno all’Unione africana, approvato nel luglio del 2021. La misura (con una dotazione complessiva di 130 milioni) sostiene:

  • la missione AMISOM in Somalia (con 65 milioni, per il pagamento delle truppe e i trattamenti economici in caso di decesso o disabilità dei militari);
  • le forze armate somale (con 20 milioni, per i costi di gestione delle strutture di addestramento, l’equipaggiamento personale per le reclute e materiale di armamento non letale);
  • la componente militare del G5 Sahel, cui partecipano le forze armate di Mauritania, Mali, Burkina FASO, Niger e Chad (con 35 milioni, per la fornitura di equipaggiamento personale dei militari, interventi infrastrutturali e manutenzione);
  • la task force multinazionale MNJTF, cui partecipano Camerun, Chad, Niger e Nigeria, per il contrasto all’organizzazione terroristica Boko Haram, nella regione del lago Chad (10 milioni, per le spese del quartier generale della missione, la mobilità aerea, il supporto logistico e medico).

Misure di assistenza più specifiche sono state adottate a favore delle forze armate di Mali (sostegno all’accademia militare, infrastrutture di addestramento e equipaggiamento non letale, per complessivi 24 milioni), Mozambico (fornitura di veicoli terrestri ed anfibi, strumentazione informatica e un ospedale da campo, per 44 milioni) e Bosnia Herzegovina (fornitura di veicoli, ambulanze e metal detectors, per 10 milioni).

Altre misure di assistenza sono state decise a favore di Georgia (per 12,75 milioni), Moldova (7 milioni) e Ucraina (31 milioni). Le misure hanno una durata di tre anni e sono finalizzate a rafforzare le capacità delle forze armate dei tre Paesi.

In Georgia l’intervento è finalizzato alla fornitura di materiale medico e ingegneristico e di veicoli, mentre per la Moldova si prevede l’invio di materiale medico e di strumenti per lo smaltimento degli ordigni esplosivi. In Ucraina l’intervento, di più ampia portata, finanzia ospedali da campo, materiale medico, strumenti per lo sminamento, veicoli, assetti logistici e misure di sostegno alla difesa cibernetica.

Le misure di assistenza a favore delle Forze Armate ucraine

Dopo l’invasione non provocata dell’Ucraina da parte della Federazione russa, il Consiglio dell’Unione europea ha adottato due nuove misure di assistenza a favore delle forze armate ucraine.

La prima finanzia la fornitura di materiale e piattaforme militari concepiti per l’uso letale della forza, per una spesa complessiva di 450 milioni di euro.

La seconda decisione finanzia l’erogazione di attrezzature e forniture non concepite per l’uso letale della forza (dispositivi di protezione individuale, kit di pronto soccorso e carburante), per una spesa complessiva di 50 milioni di euro.

Entrambi le misure – che hanno la durata di 24 mesi – hanno l’obiettivo di contribuire a rafforzare le capacità e la resilienza delle forze armate ucraine per difendere l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina e proteggere la popolazione dall’aggressione militare in corso.

Il presupposto delle due decisioni è la richiesta di assistenza rivolta all’Ue dal governo ucraino, a causa della “invasione non provocata” da parte delle forze armate della Federazione russa.

Le misure si collocano nell’ambito del dialogo e della cooperazione nel settore della sicurezza e della difesa, avviati da Ue ed Ucraina a partire dalla firma dell’Accordo di associazione del 2014, e confermati nei vertici bilaterali del 2020 e 2021.

L’eventuale mancata fornitura sarebbe stato un oggettivo pregiudizio alla credibilità del sostengo Ue all’Ucraina, sulla base degli accordi esistenti

Misure specifiche (tracciabilità, sicurezza dei depositi, possibili ispezioni in loco ecc.) sono previste per assicurare che le forniture non vengano sviate dal loro destinatario, che sono direttamente le forze armate e non altre articolazioni dello Stato ucraino.

Le forniture saranno comunque sospese nel caso in cui le autorità ucraine vengano meno agli obblighi di rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani.

Il tipo e la quantità dei materiali da trasferire (che dovrebbero includere anche cannoni, mortai, armi anti-carro, obici, sistemi anti-missile e anti-aereo) sono definiti tenendo in considerazione le priorità raccomandate dallo Stato maggiore dell’Unione europea, per rispondere alle esigenze delle forze armate ucraine.

L’attuazione delle misure è affidata ai ministeri della difesa (o articolazioni equivalenti) degli Stati membri.

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