Il test antidroga a scuola è un errore “culturale”.

E’ in corso la stesura di un protocollo tra azienda sanitaria, Comune, Polizia locale e Ufficio scolastico per stabilire controlli sui ragazzi delle scuole medie e superiori di Verona che volontariamente si sottoporranno, su consenso dei genitori, ai test su droga e alcol. Gli studenti verrebbero segnalati dagli insegnanti e tra i segnalati si procede al sorteggio per sceglierne una quota. Ai prescelti si chiederà di fare il test.

Detto che sono convintamente per la tolleranza zero contro l’uso di droghe, sono contrario a trasformare la scuola in un luogo di repressione nel quale agli insegnanti viene chiesto di compilare una lista di proscrizione costruita con elementi simili alla delazione anonima.

La scuola è certamente terreno per iniziative e azioni per sensibilizzare i giovani sull’uso di sostanze stupefacenti e alcol, ma non per essere trasformate in campo di battaglia per soluzioni ideologiche.

Una caccia alle streghe che come tale porterà in tante famiglie dubbi e sospetti tali da avvelenare il clima familiare. Faccio un esempio a tal proposito. Anni fa, il centrodestra in Provincia chiese ai consiglieri provinciali di fare i test antidroga. Una mossa propagandistica bella e buona. Fui tra i pochi consiglieri provinciali a non fare quel test perché lo ritenevo una sciocchezza. Se una cosa simile dovesse accadere anche oggi, ad un ragazzo che si rifiuta per motivi ideali, cosa accadrebbe nella sua famiglia?

Vedo un certo relativismo culturale sul tema. Come mai nessun centro antidroga, nessun esperto psicoterapeuta, nessuna comunità di recupero, propone soluzioni simili? E perché una cosa simile capita solo a Verona ed in nessuna altra città del Veneto o di altre Regioni?

Il nodo centrale è che si tratta solo di azioni repressive che individuano tutti gli studenti come sospetti e colpevoli e addita la scuola come se fosse una piazza di spaccio e, quindi, la caserma dove identificarli.

Il clima di sospetto e le liste di proscrizione, che passano attraverso gli insegnanti, causerebbero la perdita del rapporto di fiducia che è alla base del patto educativo che la scuola crea tra docenti e studenti, con grave danno per la formazione di questi ultimi.

Peraltro, c’è anche il rischio di abbandono. Se uno studente che ha problemi con le sostanze stupefacenti decide di lasciare per timore, anziché aiutarlo, lo spingono ancora di più nel disagio.

Non tocca agli insegnanti o alla scuola fare controlli medici sui ragazzi. Qui, invece, si fa passare il principio che devono essere gli insegnanti a segnalare i ragazzi perché facciano i controlli. Un ruolo che non hanno e che spero non assumano.

Siamo di fronte ad una vera strumentalizzazione politica dei problemi sociali.

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