Il vaccino è anche geopolitica

L’anno appena iniziato rifletterà ancora per un po’ quanto abbiamo vissuto nel 2020.

L’economia globale è in difficoltà, tantissime famiglie sono state spinte verso condizioni di povertà, molti comparti industriali sono in affanno, il piccolo commercio è aggredito da una sofferenza enorme ed i Paesi più deboli stanno regredendo dopo anni di sviluppo.

Il vaccino è l’unica speranza.

Anzi, a ben guardare la situazione mondiale e le conseguenti destabilizzazioni che il virus sta determinando nonché le diseguaglianze e l’aumento degli squilibri tra ricchi e poveri, posso ragionevolmente ritenere che il vaccino non servirà solo contro il virus, ma anche per contrastare e invertire una condizione nell’ambito della quale può ingenerarsi il tutti contro tutti.

A fronte di ciò, tuttavia, non tutti i Paesi hanno contribuito allo stesso modo.

Contro la pandemia uno sviluppo sicuramente positivo è stata la costituzione di COVAX, codiretto dall’alleanza per i vaccini (Gavi), dall’OMS e dalla coalizione per l’innovazione in materia di preparazione alle epidemie (CEPI), è finalizzato a supportare lo sviluppo, la produzione e la distribuzione dei nuovi vaccini Covid-19.

Positivo, perché COVAX si pone lo scopo di distribuire a tutti, soprattutto ai Paesi con redditi più bassi, i vaccini di ultima generazione e perché via sia una gestione globale dei vaccini Covid-19 attraverso un processo di prequalificazione da parte dell’OMS che ne certifica qualità, sicurezza ed efficacia.

Diversamente da questo approccio positivo, si annoverano le decisioni negative di Stati Uniti, Russia e Cina i quali non solo non hanno voluto contribuire economicamente all’iniziativa COVAX, ma addirittura rivendicano l’accesso prioritario ai vaccini Covid-1911 (USA) o producono vaccini di dubbia qualità (Russia e Cina) in merito ai quali hanno avviato accordi bilaterali con nazioni in America Latina, Asia e Africa.

Da questi comportamenti si capisce ancora di più la posta in gioco, ovvero l’utilizzo geopolitico del vaccino, per creare nuove aree di influenza nel mondo o consolidare al proprio interno il consenso.

Ovviamente, penso che l’iniziativa COVAX sia l’unica in grado di tutelare i più deboli da ingerenze future non sempre limpide e trasparenti.

C’è un però.

Se non si fa in fretta e i finanziamenti non saranno costanti, il rischio che i Paesi più deboli ricevano per un lungo tempo altri tipi di vaccini, come quelli tradizionali adenovirali a basso costo prodotti da case farmaceutiche multinazionali o da aziende russe e cinesi, anziché i vaccini più moderni seguiti dall’OMS, può determinare un nuovo asse nell’ambito del quale prevale l’interesse a entrare nella gestione politica di quei Paesi e non quello di tutelare la salute pubblica di quelle comunità.

Solo la gestione COVAX garantisce efficacia delle vaccinazione e rispetto delle democrazie e delle Istituzioni di quei Paesi.

Sono certo che con la vittoria di Biden, gli Stati Uniti saranno un altro Paese che contribuirà all’affermazione universale dei vaccini nonché al sostegno economico delle iniziative che favoriscono questo approccio (attualmente prevalgono il contributo degli Stati Uniti e dei governi europei oltre che della Fondazione Gates) e, soprattutto, condizioneranno le politiche condotte da alcuni Paesi, Russia e Cina in primis e contrasteranno le pericolose manifestazioni di estremismo anti-scientifico.

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