Il voto del 26 maggio, sezionato

Mag 30 2019
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Analizzo, per sintesi, il voto per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Europa

I partiti sovranisti, ed in particolare quelli sfrenati, non hanno prevalso. Hanno aumentato la propria forza, soprattutto in alcuni paesi, Italia compresa, ma circa il 79% del Parlamento Europeo è rappresentato da forze politiche europeiste. Questo non vuol dire che nulla deve cambiare. Da tempo chiediamo anche noi politiche economiche meno rigide, soprattutto sugli investimenti per creare sviluppo e occupazione. Questi vanno svincolati dal Patto di Stabilità. Dobbiamo continuare a farlo.

I neo nazionalismi sono un pericolo per l’Europa unita e pur se non riusciranno ad esprimere qualcosa di significativo, atteso che i loro gruppi in Parlamento sono in netta minoranza, non vuol dire che non siano pericolosi per la stabilità dell’Unione.

Quindi, dobbiamo proseguire il nostro impegno per qualificare le Istituzioni Europee e recuperare gli europeisti che ci sono, ma che si sono rivolti verso altre istanze.

Intravedo un ulteriore rischio dopo il voto: con l’avanzata sovranista in Italia e con la maggioranza che si formerà in Europa, il Governo resterà ancora più isolato, con i rischi che questo comporterà.

Italia

In definitiva, c’è un vincitore sicuro, Salvini, un sicuro perdente, Di Maio ed una sicura alternativa, il PD. Questo ci dice che non esiste un bipolarismo Lega/5S e che ogni alternativa può nascere ed esiste solo attorno alla ritrovata forza del Partito Democratico.

Governo

Seppure si sia trattato di un voto per l’Europa, è indubitabile che il voto sia stato un chiaro giudizio sul Governo che ne esce rafforzato (purtroppo) nella somma dei due alleati, ma con rapporti di forza esattamente invertiti rispetto all’inizio.

Da mesi esistono due Governi, mi pare difficile che adesso ne torni uno e attendiamoci ancora più turbolenze con il Presidente Conte, indicato dai grillini, ancora più debole e con il M5S abbandonato da milioni di elettori che, per almeno un terzo della sua forza, non gradisce nè quanto fatto finora, nè l’alleanza con la Lega.

Il Governo adesso deve trovare nuovi difficili equilibri. Lo scenario e le conseguenze più probabili potrebbero essere queste: Salvini non può rompere d’iniziativa per evitare l’accusa d’aver fatto i propri interessi post voto e solo calcoli di partito, ma neanche può buttare al vento l’occasione. Quindi, chiederà tanto e su temi delicati per i 5S alzando sempre l’asticella.

L’alleato, in pieno psicodramma, può reagire in maniera tale da determinare la rottura oppure in un certo modo adeguarsi per evitarla. In questo caso, si realizzerebbe una vicendevole marcatura ed entrambi cercheranno nuovi assestamenti allo scopo di deviare la responsabilità della fine dell’alleanza (e della legislatura).

In entrambi i casi i 5S perderanno elettorato. Come affronteranno questa duplice consapevolezza è difficile dirlo, considerati i percorsi non pubblici e/o democratici delle loro valutazioni e men che meno quelli del loro confronto interno, se esiste.

Con riguardo al voto, anche Salvini ha un nodo da risolvere: Forza Italia e Berlusconi, sono molto ridimensionati, ma esistono. Quell’elettorato può certamente dare quanto serve per la vittoria, ma è sostanzialmente moderato, poco incline verso i sovranisti. Non è un caso che Giorgia Meloni proponga un Governo Lega/FdI.

Il Partito Democratico

Pochi mesi fa era dato per disgregato e in estinzione. Il voto ha detto il contrario ed in particolare che esiste un punto di riferimento per un’altra Italia.

C’è un però, che dobbiamo tenere presente con serietà e rifletterci. L’Istituto Cattaneo, noto centro di analisi elettorali, ha studiato i flussi dei voti in tutto il Paese e si è concentrato in particolare sui flussi in entrata nel Pd. L’esito lo riporto integralmente:

“Lo ‘stato di salute’ di un partito è determinato non solo dai flussi in uscita (che indicano la capacità di ‘difesa’ dei partiti dagli attacchi degli avversari o, al contrario, la loro vulnerabilità). Importante è anche osservare i flussi in entrata, che indicano la capacità di penetrare in altri bacini di voti e conquistare nuove quote di elettori.

Per il Pd, il suo attuale elettorato è composto nella quasi totalità da elettori consolidati (ossia da chi già lo aveva votato nel 2018). L’unica novità è costituita dall’apporto di Liberi e uguali. Per il resto, la capacità di penetrazione in altri bacini elettorali è quasi nulla: il Pd non attrae nuovi elettori. In particolare, non si registrano significative (ri)conquiste di elettori cinquestelle. Insomma, se i flussi in uscita dimostrano che il Pd è ancora vivo ed ha fermato l’emorragia di voti verso i 5 Stelle, i flussi in entrata ci dicono che non è ancora tornato ad essere competitivo (e non lo sarà finché non riuscirà a riconquistare i voti che oggi sono del Movimento 5 stelle).

Non credo che servano ulteriori parole. Abbiamo fatto solo il primo passo.

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