Immigrazione, blocco dei porti perché l’UE non collabora

Giu 30 2017
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In pochi giorni sono approdati sulle nostre coste circa 12.000 migranti. Questo enorme ed inarrestabile flusso sta mettendo a rischio il sistema di accoglienza. L’Italia è ad un bivio: o continua a sopportare gli ingressi senza che l’Europa collabori o deve chiudere le frontiere perché non siamo più in grado di garantire l’accoglienza che serve.
Ormai sono passati due anni da quando l’UE ha deciso, su proposto del Governo Renzi, di stabilire la dislocazione per quote dei migranti nei vari Paesi dell’Unione nonchè di modificare il Regolamento di Dublino che regola le procedure per l’ingresso in Europa degli extracomunitari.
In tutto questo tempo nessuna delle due decisioni è stata attuata: diversi Paesi, soprattutto dell’Est si rifiutano di ospitarne e sul Regolamento continua la melina.
L’unica cosa che funzione è la missione Sophia: diverse navi militari UE che nel mediterraneo soccorrono i barconi nelle acque italiane ed intervengono in acque internazionali in caso di difficoltà.
Nel mediterraneo operano anche tante navi delle Organizzazioni non Governative, quasi tutte registrate in Paesi stranieri. Queste operano nelle acque internazionali ed anche loro soccorrono i migranti.
Tutte le navi, militari e non, a volte anche quelle commerciali, portano i migranti nei porti italiani.
Il patto che il Governo Gentiloni ha stabilito con i Comuni italiani ha fissato le regole dell’ospitalità diffusa per una quota massima di 200.000 persone.
Se continua così, il limite sarà ampiamente superato.
Quindi, l’Europa si volta dall’altra parte ed i migranti continuano ad arrivare. L’unica scelta possibile è chiudere le frontiere. In che modo? Il Governo ha deciso che in assenza di una svolta, potrebbe non consentire più l’approdo delle navi ONG battenti bandiera estera che, a quel punto, devono per forza dirigersi verso i Paesi presso i quali sono registrate.
Non possiamo permettere che la situazione diventi ingestibile e metta in gioco la sicurezza stessa degli italiani. Inoltre, è inutile andare a prendere questi sfortunati se poi non siamo in grado di ospitarli. Infatti, se i numeri aumentano in modo incontrollato, aumenterà anche la contrarietà dei Comuni che dovrebbero ospitarli.
Ognuno dovrà assumersi la propria responsabilità. Non è più accettabile che alcuni Paesi non collaborino e le navi ONG battenti le loro bandiere vanno in acque internazionali a recuperare persone con l’unico obiettivo di scaricarle nei nostri porti.
Saranno fatte salve le situazione di pericolo, saranno comunque recuperate le persone in pericolo di vita già recuperate dalle navi, saranno forniti i viveri per le navi che trasportano migranti, ma non sarà più consentito loro di portarli nei porti italiani.
Che sia la volta buona per obbligare l’UE a darci una mano?

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