Immigrazione, dati e cose da fare

Feb 07 2017
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Nel 2016 i migranti sbarcati sulle coste italiane sono stati 181.436 con un incremento del 18% circa rispetto al 2015. Tra questi, i minori non accompagnati sono stati 25.772, più 105% rispetto all’anno prima. Le richieste di protezione internazionale sono cresciute parallelamente: 83.970 nel 2015, 123.600 l’anno scorso. Per quanto concerne l’accoglienza, al 31 dicembre, le persone presenti nel sistema di accoglienza erano 175.554. Solo tre anni fa erano 22.118.

Gli stranieri scoperti in posizione irregolare, non lo sono chi sbarca sulle coste, sono stati 41.473 e di questi 18.664 sono stati allontanati o rimpatriati.
I dati sono chiari, come pure le difficoltà. Non ci sono novità sulla riforma del Regolamento Dublino III mentre i programmi comunitari già adottati, come la ricollocazione dei rifugiati, sono di fatto falliti per la persistente opposizione di diversi Paesi (dei 160mila collocamenti prespvisti, ne sono stati fatti solo 5.600.
Il fenomeno difficilmente potrà arrestarsi. L’UE ci proverà attraverso un accordo forte con il Governo di unità nazionale libico, ma le difficoltà non mancano.
Che fare?
Innanzitutto la modifica del Regolamenro di Dublino e l’adesione di più Comuni italiani allo SPRAR possono favorire l’accoglienza diffusa sul territorio di quei rifugiati che resteranno in Italia a seguito delle ricollocazioni in vari Paesi UE.
Penso sia necessario rafforzare ed estendere gli accordi bilaterali con i Paesi del Mediterraneo per fermare le partenze e per favorire le riammissioni dei loro cittadini presenti irregolarmente in Italia.
Bisogna incrementare la cooperazione per favorire la crescita economica di quei Paesi, utile a prevenire i flussi migratori e velocizzare le procedure per l’esame delle domande di asilo istituendo sezioni speciali e dedicate presso i Tribunali.
Serve ridurre il tempo per la durata del procedimento ed eliminare il secondo grado in caso di ricorso. Ciò in quanto già il primo grado è, nei fatti, un secondo livello di valutazione rispetto al procedimento amministrativo avviato appena il rifugiato arriva in Italia e dal quale si desumono già gli elementi per capire se ha diritto o meno a restare nel nostro Paese.
Occorre rendere più celeri i rimpatri e le espulsioni dei non aventi diritto e favorire l’impiego in lavori di pubblica utilità per chi, invece, ha diritto a restare.
Infine, bisogna rendere effettivo il controllo sui contratti stipulati con cooperative ed enti che gestiscono i centri di accoglienza straordinari presenti in molti Comuni anche contro la volontà dei sindaci.
Poche azioni, ma più che necessarie per evitare la confusione che sembra regnare in questo momento.

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