Immigrazione, l’Europa e l’Italia.

Set 21 2016
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A livello europeo con l’Agenda europea sull’immigrazione, adottata dalla Commissione europea il 13 maggio 2015, venne predisposto un piano in dieci punti per affrontare l’emergenza immigrazione. Tra i punti chiave era stato previsto che sarebbero state considerate opzioni per un meccanismo di ricollocazione d’emergenza  nonchè la definizione di un ampio programma volontario europeo pilota sul reinsediamento per le persone bisognose di protezione.
Conseguentemente, nel settembre del 2015 Il Consiglio dei Ministri Interni della Ue, a maggioranza qualificata, approvò il documento sui migranti presentato dalla presidenza della Ue con il quale venne deciso di ricollocare 120mila rifugiati provenienti da Italia e Grecia attraverso la redistribuzione fra i Ventotto Paese UE.
Attualmente, nel mediterraneo opera una missione UE in mare che impegna diversi Paesi in funzione di recupero e ristoro dei migranti
In realtà, oltre le buone intenzioni e le decisioni approvate, nulla si è poi concretizzato lasciando all’Italia tutto il peso dell’immigrazione. 
L’Italia, parallelamente alle politiche migratorie, ha predisposto un sistema di accoglienza che mira ad incentivare gli enti locali affinchè questi realizzino progetti di accoglienza integrata sul territorio: il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR).
Per attivare il sistema, gli enti locali che volontariamente ne fanno richiesta possono utilizzare le risorse finanziarie messe a disposizione dal Ministero dell’Interno attraverso il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo presentando progetti destinati all’accoglienza per i richiedenti asilo, rifugiati e destinatari di protezione sussidiaria.
Questo canale istituzionale è stato attivato in pochissime occasioni e gran parte della collocazione sul territorio nazionale è attualmente “gestita” da associazioni o da privati. 
Per la parte organizzativa, sono state incrementate le commissioni di valutazione delle richieste di asilo. È intuibile, comunque, che non è questo che risolve il tema della permanenza nel Paese. Senza collaborazione di altri partner UE…anche se la richiesta di asilo diventa velocissima – va considerato che l’Italia è uno Stato di diritto – non cambia molto.
Lo sforzo dell’Italia volge anche verso la stabilizzazione delle aree da cui originano le migrazioni. Un tema che l’UE non supporta con convinzione.
Tante sono le proposte per affrontare il tema. Io penso che qualsiasi sia la proposta, essa deve contenere alcuni principi:
1. l’Italia deve gestire il fenomeno dei flussi migratori da Paesi extra UE attraverso politiche che coniugano l’accoglienza e l’integrazione con l’azione di contrasto all’immigrazione irregolare;
2. va resa obbligatoria la ricollocazione dei migranti in tutti i Paesi UE e, attraverso accordi con i Paesi di provenienza, l’accompagnamento in quei luoghi;
3. l’UE sia più decisa sul fronte mediterraneo con due obiettivi principali, la stabilizzazione della Libia e accordi di partneriato economico con i Paesi africani da cui partono i migranti;
4. forte sensibilizzazione nei confronti dei Comuni affinché partecipino al piano di redistribuzione dei migranti, incentivata economicamente, sul territorio nazionale con progetti che prevedano l’impiego dei migranti in lavori utili.
Il fenomeno ha dimensioni tali che solo con gli altri riusciremo ad affrontarlo. Ogni altra ipotesi quale il respingimento, l’accompagnamento, la vigilanza delle coste o altre cose simili, sono propaganda in ragione del fatto che non sono irrealizzabili.

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