Immigrazione: sicurezza e accoglienza

Gen 05 2017
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Il Capo della Polizia con una circolare inviata a tutte le Questure italiane ha chiesto di conferire massimo impulso all’attività di “rintraccio dei cittadini dei Paesi terzi in posizione irregolare, in particolare attraverso una specifica attività di controllo delle diverse forze di polizia”.

In soldoni, l’ordine è quello di individuare i clandestini per poi allontanarli dal Paese attraverso una preventiva pianificazione dei servizi mirati.

Saranno i Comitati provinciali per l’ordine la sicurezza pubblica a “stabilire l’attivazione di piani straordinari di controllo del territorio volti non solo al contrasto dell’immigrazione irregolare ma anche allo sfruttamento della manodopera e alle varie forme di criminalità che attingono dal circuito della clandestinità”.

Non ci sono dubbi che la crescente pressione migratoria e il nuovo scenario internazionale connotato da instabilità e da minacce impongono la massima attenzione per garantire la sicurezza dei cittadini.

Sebbene non vi siano elementi tali per affermare l’equazione immigrazione/terrorismo, appare necessario il controllo di tutti coloro che giungono nel nostro Paese. Una precisazione doverosa: i migranti, economici e non, che approdano sulle nostre coste sono tutti identificati e autorizzati. Solo alla fine dei controlli e delle procedure previsti, è possibile fare una distinzione tra chi ha diritto e chi no.

La circolare potrebbe apparire un cambio di passo rispetto al passato. In realtà, è abbastanza normale che in un Paese si combatta il contrasto dell’immigrazione irregolare ma anche allo sfruttamento della manodopera e alle varie forme di criminalità che, come è noto, attingono dal mondo della clandestinità.

Certo, riattivare i Centri di identificazione ed espulsione potrebbe apparire un ritorno al passato, ma non vi sono dubbi che se non sono coniugate la sicurezza e l’accoglienza, le politiche di integrazione perdono di efficacia perché i cittadini non riscontrano una pari severità ed efficacia in quelle rivolte al contrasto dei fenomeni illegali.

Con questa scelta, inoltre, il segnale all’Unione Europea è chiaro: noi rafforziamo i controlli e l’identificazione dei migranti, aumentiamo i rimpatri per gli irregolari, ma chiediamo maggiore solidarietà ai Paesi più recalcitranti, in primis per rivedere il Trattato di Dublino e poi per attuare il piano di delocalizzazione nei vari Paesi UE di coloro che giungono sulle coste italiane.

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