Inquinamento della falda a Zevio

Feb 27 2019
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Nelle acque di falda a Zevio sono state trovate concentrazioni di sostanze perfluoroalchiliche, i temuti PFAS. Se la causa che le origina è la discarica Cà Bianca, sia sospeso il conferimento dei rifiuti. Interrogazione al Ministro dell’Ambiente.
Finora la presenza di PFAS è stata accertata nelle falde, negli acquedotti e negli alimenti di vaste zone delle province di Vicenza, Padova e Verona, in particolare in numerosi comuni del colognese e della pianura. Come è noto queste sostanze sono presenti anche nel sangue dei residenti nelle zone contaminate con livelli molto alti, spesso notevolmente superiori ai limiti ritenuti di sicurezza.

PFAS a Zevio

Da alcuni mesi si aggiunge certamente anche la zona di Zevio.
Sin dal 2016 ARPAV ha iniziato la ricerca analitica di PFAS nelle acque di falda sottostante la discarica Ca’ Bianca e nel percolato prodotto dalla discarica stessa. I controlli hanno consentito di rilevare nel percolato, che è il liquido che si raccoglie sul fondo della discarica e deriva dal dilavamento della massa dei rifiuti, concentrazioni di PFAS molto elevate (anche superiori a 1 milione di ng/lt), mentre nelle acque di falda è stata riscontrata più volte la presenza di pfas, pur se sotto il valore di soglia stabilito dalla Regione Veneto per le acque potabili, con interessamento esclusivo o prevalente dei pozzi / piezometri “a valle”.
Sull’inquinamento sta indagando la magistratura e secondo la conclusione a cui sono giunti i periti incaricati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Verona, la contaminazione da PFAS delle acque di falda deriverebbe dalla soprastante discarica.

Dati ARPAV

A conferma di una contaminazione costante vi sono le rilevazioni ARPAV del 1 e 2 ottobre 2018 scorso,  dalle quali emerge per la prima volta la presenza, sia nel percolato sia nell’acqua di falda dei piezometri di controllo “a valle” (e non in quelli “a monte”), di uno specifico PFAS in produzione solo dal 2013 (il cC604).
L’area della discarica è in una zona di ricarica degli acquiferi, al confine della fascia delle risorgive, cioè nella delicata zona di passaggio tra acquifero indifferenziato e sistema differenziato multifalda, dove maggiore è il pericolo di inquinamento delle falde acquifere profonde.
Occorre un confronto immediato con la Regione del Veneto per approfondire il contesto segnalato al fine di avviare specifiche ed opportune indagini per verificare se l’origine di queste sostanze è la nominata discarica Cà Bianca.

Sospendere il conferimento

Intanto, però, sulla base del “principio di precauzione” ed in attesa degli interventi da operare, va prevista la sospensione del conferimento di rifiuti e di ogni altra attività di discarica potenzialmente in grado di indurre un ulteriore peggioramento della situazione in atto.
In questi termini ho interrogato il Ministro dell’Ambiente affinché faccia la propria parte a tutela della salute di tutti coloro che vivono nelle zone interessate dall’inquinamento.

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