Internazionalizzazione del marchio Vinitaly. Una scelta difficile.

Apr 06 2016
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L’attenzione del mondo per questa edizione di Vinitaly conferma la necessità di internazionalizzazione del marchio e dell’accompagnamento delle imprese direttamente sui mercati di riferimento da parte di Veronafiere.
Per farlo occorrono risorse significative. Il progetto, che era stato proposto, quello di affidarsi alle competenze della Cassa Depositi e Prestiti, aveva una logica, ma non era condivisibile perché significava cedere definitivamente un parte del prezioso marchio.
Il brand Vinitaly è la risorsa primaria della fiera, difficile scindere il territorio del vino dal futuro del marchio veronese.
Bene ha fatto il Presidente Danese a ripensare quella cessione perenne.
Resta il tema risorse e, sullo sfondo, la trasformazione in S.P.A.
Vedo diverse soluzioni, tutte impegnative. Per sviluppare le vendite e favorire la distribuzione e il marketing all’estero a favore delle imprese del settore vitivinicolo, l’internazionalizzazione può essere perseguita attraverso una società tipica di gestione del marchio oppure con l’acquisto o con l’entrata nel capitale sociale di fiere estere o con l’aumento di capitale da parte dei soci oppure con l’entrata di un nuovo socio nonchè, infine, con la cessione degli immobili ad un fondo.
È una scelta di non poco conto e qui Verona misurerà le proprie capacità strategiche.
Personalmente, ritengo che la società di gestione del marchio sia la soluzione migliore, ma se i soldi non basteranno che succede? Saranno ritarati i progetti all’estero o si sceglie un’altra strada?
Per la trasformazione in S.P.A, il progetto potrebbe essere avviato dalla possibile cessione del 6% che la Banca Popolare di Vicenza detiene in Veronafiere per favorire l’ingresso di un nuovo socio. A questo, poi, si accompagnerebbe l’aumento di capitale. Le risorse ricavate servirebbero per l’internazionalizzazione.
In conclusione, spero solo che si decida in fretta e che il marchio resti in casa.

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