Intervento sui servizi segreti italiani

Il Comitato per la Sicurezza della Repubblica, Organo parlamentare di controllo sui servizi per l’informazione e la sicurezza della Repubblica, ha presentato la Relazione annuale dei propri lavori.

Un documento corposo, ricco di spunti di riflessione e discussione.

A nome del Gruppo ho svolto un intervento in merito, puntando su alcune delle questioni che sono state poste.

Sicurezza energetica

L’invasione dell’Ucraina ha posto drammaticamente il tema della dipendenza nostra e di altri paesi europei dalle forniture provenienti dalla Russia, ovvero da un unico fornitore.

L’UE importa il 90% del proprio consumo di gas, con la Russia che fornisce circa il 45% delle importazioni, a livelli variabili tra gli Stati membri. La Russia rappresenta anche circa il 25% delle importazioni di petrolio e il 45% di quelle di carbone.

Il tema si ripercuote inevitabilmente sul grado di sicurezza energetica, strategico per l’equilibrio delle democrazie, per la crescita economica e per la tutela delle comunità democratiche.

Ridurre questa forma di dipendenza del nostro Paese e dell’Europa ed evitare l’affidamento ad un unico fornitore sono obiettivi primari.

Potrebbe non bastare la neutralità climatica entro il 2050? Allora, è più che doveroso studiare i paesi verso i quali vogliamo rivolgerci affinché gli accordi su asset strategici siano valutati con una certa dose di prospettiva, non soltanto di tipo economico.

In ogni caso, ogni azione – anche quella proposta di promuovere una vera e propria filiera nazionale anche con investimenti della Cassa depositi e prestiti, deve essere integrata corposamente con i nuovi avvenimenti.

Infatti, la sicurezza ener­getica, tassello cruciale per l’indipendenza, andrebbe costruita e sviluppata nell’ambito del REPowerEu, ovvero il piano per rendere l’Europa indipendente dai combustibili fossili russi prima del 2030, a cominciare dal gas. Un piano ambizioso che intende ridurre la domanda dell’UE di gas russo di due terzi entro l’anno.

In quel piano si apre agli aiuti di Stato per fornire sostegno a breve termine alle imprese colpite da prezzi elevati dell’energia e contribuire a ridurre la loro esposizione alla volatilità dei prezzi a medio e lungo termine.

Si apre ad uno stoccaggio diverso dall’attuale e dato che non tutti gli Stati membri dispongono di capacità di stoccaggio sul loro territorio, sarà istituito un meccanismo che assicuri un’equa ripartizione dei costi di sicurezza dell’approvvigionamento.

L’UE vuole diversificare le fonti, spostandosi verso Qatar, USA, Egitto, Africa occidentale, Azerbaigian, Algeria, Norvegia.

L’UE favorirà il mercato europeo dell’idrogeno e sosterrà lo sviluppo di un’infrastruttura integrata per il gas e l’idrogeno, impianti di stoccaggio dell’idrogeno e infrastrutture portuali.

Insomma, uno scenario da valutare perché le nuove alleanze a supporto delle future forniture di energia, memore di quanto accaduto con la Russia, non contengano controindicazioni in futuro.

Potenziamento dell’intelligence economico-finanziaria

Concordo, quindi, con la necessità che il nostro Paese favorisca un’intelligence di carattere economico-finanziario in linea con l’evoluzione dei meccanismi di funzionamento del sistema economico finanziario nazionale e globale e con la sempre più accentuata intercon­nessione e interazione dei mercati e circolazione delle risorse.

Concordo, e non sono convinto che debba essere solo diretto alla protezione degli interessi economico-finanziari, industriali e scientifici nazionali, perché oggi serve anche supportare le scelte politiche di alleanze strategiche.

Quanto ho detto vale anche per il settore agricolo (nella relazione non vi sono cenni). 

Difesa comune europea e cooperazione tra i Servizi di intelligence

Concordo sull’esigenza di costituire una vera difesa comune a livello europeo che funzionerà se il modello di difesa che si vuole costruire sarà in grado di rafforzare il ruolo strategico del nostro continente e la sua capacità di influenzare e guidare le dinamiche geopolitiche e le relazioni internazionali.

In questo quadro, se l’Italia vuole contare, approfittando anche delle eccellenze dell’industria nazio­nale della difesa, occorre aumentare le risorse da investire nel comparto oggi strategico, soprattutto per l’innovazione di tipo tecnologico (esempio carri russi in fila).

Per fare questo, credo non ci siano più dubbi sul fatto che l’Italia debba rispettare il parametro del 2% del PIL che si è impegnato ad investire in sistemi d’arma.

Serve anche l’integrazione – e non solo collaborazione – tra i vari Servizi di intelligence. Nella relazione si legge che “appare impraticabile l’orizzonte di un’intelligence unica europea” e che si intende “puntare maggiormente al maggiore coordinamento nello scambio di analisi, dati e informazioni.”

In realtà, c’era un prima e c’è un dopo. Il 24 febbraio è il discrimine. Quanto abbiamo fatto prima va riconsiderato criticamente e occorre valutare gli scenari che si propongono nell’ottica del nuovo ordine mondiale e delle attuali offese alle democrazie.

Il vertice europeo che si dovrà tenere in merito, volto a rafforzare la capacità operativa militare europea in grado di garantire un ruolo di maggiore rilevanza nel processo decisionale interno alla NATO, serva anche per riflettere il nuovo concetto strategico della NATO e dell’UE.

Siano, quindi, accelerati l’allargamento delle competenze delle istituzioni comunitarie in materia di difesa (avviato nel 2016) con la Strategia globale dell’UE (EUGS) e il Piano d’azione per la difesa europea (EDAP).

Occorre anche potenziare l’intelligence europea in tutti gli scenari pericolosi per prevenire le mosse.

Le infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto socioeconomico, anche in relazione alle risorse del PNRR

Il Comitato propone l’esigenza di una ancora più forte capillarità nella presenza – territoriale e sul web – delle Forze dell’ordine e degli apparati di sicurezza, specialmente in determinate aree, oltre che una loro maggiore specializzazione vista l’e­stensione dei diversi segmenti della realtà produttiva, economica e finan­ziaria che possono suscitare gli appetiti delle associazioni criminali.

In realtà, rispetto alla dimensione sempre più pervasiva assunta dalle compagini criminali, sui territori il dispositivo è sempre lo stesso di anni e anni fa.

Vivo un territorio che sarà stravolto, cambierà il tessuto. eppure, presso la Prefettura c’è il vecchio coordinamento deciso anni fa tra le forze di Polizia ed altri.

Per prevenire forme di penetrazione nel contesto economico e sociale serve molto altro, ovvero integrare quanto già esiste – e che lavora bene – con l’intelligence e con la dislocazione delle sedi della Direzione Distrettuale Antimafia (esperienze, conoscenze…).

Un’altra preoccupazione: dobbiamo valutare bene le ricadute delle diverse modifiche al codice appalti, le corsie preferenziali per il PNRR, la sostanziale riduzione poteri ANAC…non favoriscono il contrasto all’illegalità?

In questo contesto, pertanto, serve, quindi, ripensare il modello e impegnare anche l’intelligence quale elemento caratterizzante ulteriore. Oggi questo non sembra centrale.

L’intelligence militare

Il Reparto informazioni e sicurezza dello Stato maggiore della difesa (RIS) svolge esclusivamente compiti di carattere tecnico militare e di polizia militare, e in particolare ogni attività informativa utile al fine della tutela dei presìdi e delle attività delle Forze armate all’estero. Esso –  pur agendo in stretto collega­mento con l’AISE – non è parte del Sistema di informazione per la sicurezza.

Il RIS fornisce supporto informativo ai contingenti militari, ha importanti collaborazioni internazionali con gli apparati di intelligence militare di altri Paesi NATO, dell’Unione europea e di altri attori esteri nei teatri di prioritario interesse nazionale.

Con tutto quanto accade – la minaccia verso l’Europa, le dipendenze energetiche, le nuove alleanze, il modello di difesa comune – penso sia opportuno riflettere su questo strumento che funziona, è apprezzato, ma che andrebbe maggiormente integrato con altri strumenti – DIS e AISE – per evitare perdite di capacità informativa e operativa a sostengo della nazione e della casa comune europea.

Conclusioni

Il contesto geopolitico impone una riflessione sull’efficacia dei servizi rispetto ai nuovi obiettivi da perseguire.

Le riforme fatte in passato hanno riflettuto condizioni di normalità che in futuro e per diversi anni saranno turbate e che ci obbligano a spostare l’attenzione.

La guerra della Russia e il pericolo per le democrazie europee hanno riposto al centro lo steccato del passato. La forza dell’economia di mercato ha assunto una corposa centralità diventando, di fatto, un nuovo elemento di deterrenza.

Lo sguardo attuale va rivolto, quindi, in direzioni che o sembravano superate o solo regolate dagli anticorpi che nel mercato dovrebbero essere presenti.

E il fatto che non ci sia in merito a questi due temi una riflessione di prospettiva nella relazione di cui stiamo discutendo – c’è solo una doverosa ricognizione su Russia e Cina – ne è la prova. L’ulteriore.

Penso sia opportuno riorientare gli impegni dei nostri servizi di sicurezza, investire in nuovi profili di impegno, così come è stato fatto sul tema cibernetico e, per quanto concerne il Comitato, penso sia necessario che assuma un ruolo di propulsione verso i nuovi orizzonti da attenzionare affinché l’Italia partecipi attivamente al dispositivo di sicurezza dell’Europa.

Qui il video del mio intervento in aula https://vimeo.com/690184694

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