ISIS e dintorni

Nov 15 2015
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Dopo i fatti di Parigi e il giusto clamore che hanno creato, è bene capire prima di qualsiasi mossa. L’origine del vile attentato è chiara: l’intervento militare francese nell’area in cui i miliziani del cosiddetto stato islamico sono impegnati. Diversamente dall’attacco al giornale satirico Charlie Hebdo, questo atto criminale è direttamente riconducibile a quel conflitto. In ogni caso, è bene dirlo, si tratta di un’aggressione anche alla nostra democrazia. E come tale l’Italia deve rispondere, da sola sul versante interno e insieme all’Unione Europea e alla Comunità internazionale in quei territori.

Ma cos’è lo stato islamico? E quali obiettivi si pone? L’origine temporale di quella formazione terroristica va individuata nella frammentazione politica determinatasi a seguito dell’intervento americano in Iraq. Nel Maggio 2003 Paul Bremer, governatore civile dell’Iraq occupato dalle forze americane, sciolse l’esercito iracheno.

Improvvisamente 400.000 soldati furono esclusi da incarichi militari e fu negato loro il trattamento pensionistico. Numerosi ex-militari cominciarono a imbracciare le armi e a combattere contro gli USA e contro il nuovo governo sciita iracheno: Nacquero gruppi di combattimento e di coordinamento  per riconquistare il potere in iraq.

Dopo diversi ani, il 9 aprile 2013, quegli stessi gruppi, dopo essersi ampliati all’interno della Siria hanno adottato il nome di Stato islamico dell’Iraq e del Levante. L’Isis (detto anche Daesh) appare sulla scena nel dicembre 2013. E’ una formazione terroristica in rotta con Al Qaida (ritenuta troppo morbida). L’Organizzazione ha salde radici nell’estremismo sunnita, ha come obiettivi quelli di innescare una guerra civile nei Paesi islamici alimentando l’odio tra le componenti sunnita e sciita, oltre che esercitare violenza contro le altre confessioni religiose. Intollerante e illiberale, intende farsi Stato e utilizza la religione per questa finalità. La forte connotazione ideologica ne rafforza la capacità militare.

Gli obiettivi immediati sono il controllo di un’area a cavallo tra Siria e Iraq abitata dagli arabi sunniti e in prospettiva creare un califfato su tutto il mondo islamico; la gestione delle risorse petrolifere dell’Iraq settentrionale dopo aver occupato le zone siriane anch’esse perché ricche di petrolio. Le zone effettivamente controllate non sono poi così estese e gravitano intorno alle città di Raqqa e di Mosul (vedi foto). La zona di influenza, però, è più vasta. Nonostante la propaganda, il califfato è dunque ben lontano dall’essere una realtà. La missione primaria di Daesh rimane concentrata sulla difesa delle postazioni conquistate. Tra gli obiettivi c’è però l’espansione e la conquista.

In ogni caso, l’Italia non è a rischio zero.

Non c’è da creare allarme né promettere il mondo, escluderei pericoli per l’Italia, ma è bene sapere che anche il nostro Paese è parte della coalizione contro lo Stato Islamico. Oltre a fornire beni di sostegno per fronteggiare la crisi umanitaria, forniamo armi, munizionamento, sistemi d’arma ai combattenti nonché diamo sostegno all’azione militare diretta di altri Paesi.
E’ al momento esclusa ogni funzione di bombardamento. Il ruolo dell’Italia, quindi, è di supporto delle altre componenti militari della coalizione, aree e terrestri.

Finora abbiamo fornito, in particolare ai peshmerga curdi, armamento in linea con le loro capacità, spesso di fabbricazione ex-sovietica (mitragliatrici e blindati in dotazione all’Esercito Italiano, sistemi d’arma controcarro di tipo Folgore). Inoltre, sul campo agiscono un velivolo KC767 per il rifornimento in volo, due velivoli a pilotaggio remoto Predator per il monitoraggio e 110 militari per l’attività di pianificazione nonché quattro Tornado e 135 militari tra equipaggio e personale specialista e di supporto con lo scopo di sorvegliare il territorio, scoprire le formazione armate dell’Isis e informare i Comandi “alleati”. Altri 280 italiani, militari e non sono consiglieri per gli alti comandi delle forze irachene e militari con il compito di addestrare le forze che combattono l’Isis.

Per contrastare il terrorismo abbiamo previsto nuove fattispecie di reato e punizioni penali per chi si arruola per il compimento di atti di violenza, con finalità di terrorismo (i c.d. foreign fighters) e per chiunque organizzi, finanzi o propagandi viaggi finalizzati al compimento di condotte terroristiche.

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