Italia Viva, luci e ombre

Set 21 2019
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Ormai è fatta, Matteo Renzi ha lasciato il Partito Democratico per costruire un soggetto politico diverso, “Italia Viva”.

Come in tutte le scissioni prevalgono l’incomprensibilità e lo stupore. Ancor di più avendo conosciuto la ragione: costituire un soggetto centrista, moderato e liberale alternativo all’estrema destra sovranista (e, ovviamente, all’estrema sinistra).

Siamo nel momento più delicato della sinistra italiana e questa scelta rischia di danneggiare il campo progressista.

Noto, a peggiorare le cose, anche una certa sottovalutazione da parte del gruppo dirigente PD. Non vorrei che fosse vera la voce sulla separazione consensuale. Sarebbe un grave errore politico. In realtà, siamo di fronte ad una scissione pericolosa perché fatta da chi ha un concreto radicamento nel nostro popolo.

I nostri elettori sono disorientati. Anche grazie a Salvini era cresciuta a dismisura la richiesta di unità.

La storia insegna che dopo le scissioni la somma degli addendi è sempre inferiore a ciò che si è disunito.

Ho anche il sospetto che prosegua la ricerca e l’enfasi della personalità attorno alla quale formare un partito (ci metto dentro anche Calenda). Nel nostro caso, per capirci, chiunque può diventare leader del PD, basta convincere la maggioranza di coloro che votano alle primarie. Scegliere di non farlo e creare un altro contenitore, fatti probabilmente dettati anche da una certa consapevolezza che non sarebbe stato più possibile, potrebbe apparire come un semplice esercizio di leadership a prescindere dalle idee.

Ma, tant’è. Adesso bisogna capire cosa fare.

La mia scelta

Resto nel PD che considero il luogo ove far vivere le mie idealità.

Sono ancora convinto che l’incontro tra le culture riformiste – cattoliche e socialiste – sia la soluzione migliore che consente di abbracciare una vasta opportunità di idee. E sono convinto che il riformismo si perseguirà se il PD sarà sempre più forte, come è accaduto nella stagione 2014/2016.

Non mi preoccupa che in una determinata fase storica quello che io penso sia utile per il partito e per l’Italia non sia maggioranza nel partito in cui milito. Non mi preoccupa perché nel PD ci sono tutte le possibilità di competere e di contendere la linea politica e il leader attraverso i democraticissimi congressi, mai obsoleti in democrazia.

In altri partiti non è così, ma nel PD, sì. Pertanto, continuerò a rivolgere la mia azione in questo spazio partitico affinché le mie idee possano prevalere nelle preferenze della comunità politica a cui appartengo.

In conclusione, quindi, anche se ci fosse uno spazio politico (il centro?) oggi non attratto dal mio partito, non penso sia utile crearne uno apposta per rappresentarlo, ma semplicemente lavoro affinché il mio partito cerchi di occuparlo.

Quesiti

Renzi ha indebolito il Governo che ha contribuito in maniera determinante a far nascere.? Ma questo nuovo partito, in futuro, sarà alternativo o alleato del PD? E Renzi, per davvero intende fare un partito centrista? Difficile dirlo adesso, ma si possono tracciare alcuni elementi di fondo e, quindi, le luci e le ombre di questa scelta. Il Partito Democratico cosa dovrebbe fare?

Il Governo

Innanzitutto, non mi colpisce il momento in cui è stata fatta – ovvero poco dopo la nascita del nuovo Governo – nel senso che la riflessione in merito era in corso da tempo e quanto accaduto questa estate ha solo accelerato il processo costitutivo. Anche l’intento di Carlo Calenda di costituire una sua formazione politica ha inciso sui tempi dello strappo.

Dico questo perché sono convinto, per varie ragioni, che Renzi non potrà che sostenere il Governo Conte II. La prima, e forse la più ovvia, è che ha bisogno di tempo per rafforzare la sua idea. Ma non solo per questo. Egli deve impiegare utilmente il tempo a sostegno del Governo per forgiare l’identità programmatica e ideale del suo partito e riuscirà a farlo meglio incidendo sul programma di Governo con le sue proposte e le sue azioni (la domanda, piuttosto, potrebbe essere: ma il Governo dura fino a quando Renzi non percepisce che è tornato molto forte elettoralmente?).

Renzi sa che i due “alleati, PD e M5S, non possono permettersi, come lui, d’altronde, di far saltare il banco e questa convinzione, unita al fatto che è ancora “piccolo”, gli consentirà qualche azione anche forte, di visibilità. La criticità in questi frangenti sarà la competizione che si determinerà tra le parti e la ricerca costante della sintesi.

Peraltro, se per il nuovo sistema elettorale si andrà nella direzione del modello proporzionale, l’identità sarà sempre più rilevante. Da qui, le conseguenti e continue azioni di smarcamento.

In ogni caso, chi ipotizzava fattori di instabilità non ha convinto neanche i mercati i quali continuano a giudicare il quadro nazionale con tranquillità. Basta vedere gli investimenti e lo spread.

Destra, sinistra e centro

Renzi scommette su un quadro politico nuovo nel quale la sua creatura dovrebbe essere soggetto determinante, comunque contro le destre estreme. Crea, quindi, a tavolino uno spazio per tentare di attrarre settori elettorali lasciati sguarniti dalle forze al Governo ergendosi, peraltro, a baluardo (quasi unico) della deriva nazional-sovransista di Salvini.

Riuscirà nella sua ambizione? Potrebbe, per due ragioni: perché in realtà un soggetto centrista (se questo vuole per davvero) non c’è e lo aiuterebbe il fatto che lasciando il PD con quell’intento, nella sostanza lo ha spinto verso sinistra ed in secondo luogo perché giocando nel medesimo recinto del PD potrebbe amplificarne le contraddizioni. In questo secondo caso, ovviamente, se il PD resterà fermo.

Il Partito Democratico è un partito di centrosinistra per la sua naturale collocazione e per la presenza al suo interno di aree culturali e politiche del cattolicesimo liberale e della sinistra democratica. Il fatto che lui sia andato via non tinge subito di rosso il PD, ma la “colorazione di rosso” sarà nel tempo proporzionale alla visibilità e agli spazi politici di proposta che il “centro” presente nel PD avrà e a quanto questo riuscirà a resistere all’attrattività del nuovo soggetto di Renzi, naturalmente più consono alle proprie idealità.

La competizione che scaturirà dalla legittima prospettiva di entrambi, Italia Viva e PD, di rappresentare quello spazio politico potrebbe creare qualche problema? Certo, in particolare perché nel sistema elettorale, probabilmente proporzionale, l’accentuazione dell’identità è la norma.

Intanto, per capirci meglio. Il capo delegazione al governo, per noi è Franceschini, per Italia Viva e Bellanova. Chi è più moderato e chi è più di sinistra?

Quale sistema elettorale?

E’ nelle cose che per “contare” in una situazione in cui le destre estreme sono molto forti e per possibili alleanze anche di carattere diverso, la legge elettorale dovrebbe avere una rilevante (quindi, anche non tutta) impostazione proporzionale.

Nello schema istituzionale che si sta delineando, peraltro con la pluralità di soggetti presenti nel nostro alveo, affinché possano valere le proposizioni di tutti, a me pare che vi sia un interesse particolare verso il proporzionale.

Credo che anche Renzi, aggiungendosi a quelli già convinti in quella direzione, possa optare per il medesimo sistema, perché gli consentirebbe di ambire ad un consenso corposo, maggiormente identitario rispetto alla partecipazione in una coalizione di stampo maggioritario e, anche, di aspirare a superare gli altri competitor/alleati al fine della scelta dell’incarico da Presidente del Consiglio.

Ma, allora, Renzi ha fatto bene?

Secondo me, no, l’ho detto prima elencando le ragioni per le quali resto nel PD e anche lui avrebbe dovuto continuare l’impegno dentro per favorire la sua prospettiva. Aggiungo: ho la netta sensazione che quando si esce prevalga lo sconfittismo o la rassegnazione di non potercela fare, cose sbagliate entrambi.

Nel contempo, guardando al bicchiere mezzo pieno, penso che Italia Viva possa essere utile nella composizione della nostra coalizione. Se avrà consenso sarà sicuramente parte integrante della nostra area culturale e politica. Non la vedo alleata delle destre.

In poche parole, se l’orizzonte della legislatura è lontano non sarebbe del tutto escluso un epilogo vantaggioso per tutto il centrosinistra.

Ovviamente, tutto dipenderà dalla forza che assumerà e poiché credo che non potrà mai arrivare alla maggioranza assoluta, la competizione sarà quella legata a chi arriverà per primo nei consensi.

Il Partito Democratico, pertanto, dovrà agire per creare le condizioni per una coalizione ampia – e Renzi ne sarà parte – e all’interno di essa ottenere il più alto numero di consensi elettorali utili per avere il Presidente del Consiglio (questo vale anche per qualsiasi altro possibile alleato futuro).

Il Partito Democratico

Renzi ha rotto l’unità che tanto ha giovato in questa fase e il PD non ha saputo evitare la scissione. Di fronte ai vari segnali si sono susseguite prese di posizione che alimentavano la convinzione di chi manifestava difficoltà. Non è questione di lana caprina, ma se alimenti la cosa, chi va via poi te lo ricorda, come sta avvenendo. Non dico che sarebbe stato sufficiente, ma non serviva offrire alibi.

Adesso bisogna agire per evitare che il trauma diventi transumanza. Agli elettori poco interessa cosa è stato, ma cosa fai.

Primo: la soluzione non va trovata solo nell’azione di Governo e neanche nell’estensione dell’alleanza con i 5S ovunque, in merito alla quale ho sostanziali dubbi politici, peraltro.

Secondo: va evitato che si crei una polarizzazione tra Salvini/sovranismo e Renzi/liberalismo europeista, perché ci schiaccerebbe nella marginalità.

Terzo: nell’azione di governo noi dobbiamo essere una delle forze a sostegno, non quella sulla quale si scaricano le difficoltà che Italia Viva certamente creerà (sara questo uno degli obiettivi di Renzi).

Normalmente, ognuno deve fare il suo gioco, ma, a maggior ragione, se l’accordo di governo prevede il sistema elettorale marcatamente proporzionale, la nostra sfida deve essere rivolta a tutti, ovunque, affinché prevalgano le nostre idee e la nostra identità (che, dopo il congresso, ancora non mi sono chiare del tutto).

Spero non prevalga l’immobilismo che vedo in questi giorni. Sembra che la prospettiva la indichi solo Renzi. E neanche serve dire che siamo in salute perché siamo riusciti a far nominare/eleggere due dei nostri a ruolo rilevanti, Gentiloni e Sassoli, perché quella è la dimensione del potere, non delle idee.

Per quanto riguarda, invece, la nostra organizzazione, è chiaro che dobbiamo rompere lo schema che favorisce gli impegni ed i progetti di Renzi e di Conte. Potrebbero (attenzione al condizionale) essere futuri alleati dopo le elezioni politiche, ma noi dobbiamo ambire ad essere forza centrale di qualsiasi coalizione di governo (vocazione maggioritaria).

Allora, proviamo a tornare alle origini, quando il PD era stato pensato come contenitore di idee diverse che si misuravano alle primarie con la scelta della leadership. Chiunque può aspirarvi e farlo col suo progetto.

Pertanto, poiché la strada è stretta, ma il tempo ci sarebbe, bisogna aprire le porte e chiamare con noi chi condivide la collocazione europeista, solidale e riformista della società. Siamo tutti nel medesimo campo riformista? Allora, diamo spazio. Tutti potranno esprimere il proprio punto di vista ed avere i margini per agire, a patto che si riconoscano i principi cardine della democrazia: il dovere della maggioranza di governare e l’onere di chi lo fa di fare sintesi di tutti coloro che fanno parte del partito.

Mi auguro che Zingaretti inverta una fase in cui mi pare prevalgano risentimenti, timori ed ansie.

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