Accelerare e semplificare l’Italia

Il Governo ha approvato il Decreto cd. Semplificazioni.

Lo scopo è quello di accelerare quanto più possibile le procedure per la realizzazione delle opere pubbliche e riuscire ad investire i circa 120 miliardi di euro che sono stati impegnati nel tempo e ancora non sono stati spesi.

Il Decreto si occupa anche di velocizzare procedure burocratiche all’interno della Pubblica Amministrazione per rendere l’Italia più semplice e veloce nel risolvere le problematiche.

Uno sforzo titanico, di carattere culturale, ma necessario per affrontare la ripresa.

In questa slide la presentazione dei principi generali del provvedimento.

decreto semplificazioni-

L’incompletezza dei dati sulle opere pubbliche in corso

Spesso sentiamo parlare degli effetti benefici delle opere pubbliche in termini di ricchezza nazionale e della volontà diffusa di semplificare le norme per velocizzare gli appalti.

Ma è solo quello il tema da risolvere? Purtroppo, no.

I dati ufficiali sulle opere pubbliche in corso non consentono una chiara definizione di quanto si è stanziato e speso per queste opere pubbliche e di quanto resterebbe da spendere o da stanziare per portarle a termine.

In un momento in cui riavviare le opere pubbliche è di fondamentale importanza sarebbe utile se migliori informazioni fossero disponibili e pubblicate.

La cosa che mi ha colpito, comunque, è che i dati disponibili suggeriscono che sarebbe possibile imprimere un forte impulso all’economia nazionale anche soltanto completando le opere in corso.

Ogni anno il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) pubblica l’Anagrafe delle opere incompiute, incluso quelle di interesse nazionale. Da Essa risultano 32 opere di interesse nazionale incompiute nel 2018, oltre a 517 di interesse regionale. Queste informazioni, però, sono molto parziali. Basta considerare gli importi di spesa per queste opere: la spesa già sostenuta sarebbe di soli 1,2 miliardi nel 2018 per le opere pubbliche incompiute di interesse nazionale e di 1,6 miliardi per quelle regionali.

Il motivo di questa incompletezza è che il MIT considera incompiute solo le opere i cui lavori risultano interrotti per motivi specifici, quali l’assenza di collaudo, il mancato rispetto dei termini contrattuali o perché ci si è resi conto che i lavori non sono stati eseguiti a regola d’arte.

Di contro, l’ANCE (Associazione Nazionali Costruttori Edili) afferma invece che al 2018 le opere incompiute erano 574, per un totale già investito di 39 miliardi. Sempre secondo l’ANCE nel 2019 c’erano 749 opere incompiute per un totale investito di 62 miliardi.

C’è una terza fonte: il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Questi mette a disposizione un sistema di monitoraggio delle opere pubbliche tramite la Banca dati delle Amministrazioni Pubbliche, da cui è possibile analizzare le opere pubbliche in corso. Questa banca dati è molto ampia ed è probabilmente la migliore a disposizione. Ciononostante, presenta diversi problemi:

  • i dati provengono da varie fonti ministeriali e istituzionali diverse e non sono quindi sempre raccolti con criteri omogenei, né con verifiche sistematiche;
  • non è individuabile chiaramente quali opere siano effettivamente in corso. Ad esempio, è possibile che alcune opere pubbliche mostrino un codice unico di progetto (CUP) attivo anche se si tratta di opere già completate;
  • non è possibile comprendere quali opere siano bloccate per problemi burocratici, in quale fase di completamento si trovino e se ci siano stati ritardi nei pagamenti. Infatti, per molte opere non sono presenti informazioni fondamentali come lo stato di avanzamento dell’opera, la data di inizio lavori, la data di conclusione prevista e così via. In effetti, le principali informazioni riguardano quanto è stato stanziato per le opere e quanto dovrebbe essere stanziato per il loro completamento, non la spesa effettivamente effettuata.

Sebbene i dati forniti dal MEF siano incompleti, il loro ordine di grandezza suggerisce che una spinta notevole all’economia potrebbe derivare dal completamento di queste opere.

Al primo gennaio 2020, le opere in corso erano 11.569, localizzate per il 32 per cento al Nord, per il 31 per cento sulle Isole, per il 28 per cento al Sud e per il 9 per cento al Centro . Chiaramente, il numero elevatissimo rispetto a quello considerato dalle altre banche dati suggerisce che la banca dati del MEF includa anche opere di piccola dimensione.

Il valore totale di queste opere è pari a 200,8 miliardi di euro, di cui 103,8 sono finanziamenti già stanziati. Le regioni per le quali è stato stanziato di più sono quelle del Nord (49 miliardi), seguite da quelle del Sud (25 miliardi), delle Isole (16,9 miliardi) e del Centro (12,9 miliardi).

L’immigrazione non è sparita col covid

Temo che la ripresa degli sbarchi dopo il periodo di lockdown stia cogliendo impreparata l’Europa, ancora alla ricerca di una strategia comune.

Complice la bella stagione, in cui statisticamente il numero di partenze aumenta, e il lockdown che in molti paesi emergenti ha significato più precarietà e minori prospettive di crescita, i flussi irregolari rischiano di intensificarsi.

In tantissimi sono spinti da una situazione economica che ha provocato il collasso del turismo. Puntano all’Europa, dopo aver perso il posto di lavoro. In questo scenario si inserisce la Libia, e il rischio di un esodo più volte annunciato durante il conflitto tra l’esercito di Fayez al Serraj e del generale Khalifa Haftar.

Secondo gli esperti l’instabilità economica prolungata e la persistente mancanza di opportunità in alcune economie africane potrebbero innescare un’altra ondata di migrazione irregolare verso l’Ue nel medio termine. Non si tratta quindi solo di ipotizzare l’arrivo di quanti non sono riusciti a muoversi durante il blocco, ma di nuovi flussi causati dal virus.
Negli ultimi mesi, inoltre, col blocco aereo e i controlli alle frontiere, le rotte terrestri e marittime dei migranti irregolari si sono rafforzate.

Colpisce, infatti che gli ingressi non avvengono soltanto via mare. Anzi, seguendo la rotta dei Balcani dove i migranti vengono fatti passare di nascosto, in modalità molto rischiose sui treni o all’interno di veicoli adibiti al trasporto delle merci, gli ingressi si sarebbero intensificati anche nelle regioni del Nord Italia.

Per trovare un compromesso per una strategia comune di gestione dei flussi, i paesi in prima linea, hanno presentato una proposta di piano che prevede la redistribuzione obbligatoria dei migranti che sbarcano a seguito di operazioni Sar (Search and rescue); l’adozione di un sistema comune per i rimpatri; linee guida per l’attività di ricerca e soccorso in mare da parte delle imbarcazioni private; il superamento del criterio di responsabilità del paese di primo ingresso, per il quale restano in vigore soltanto le procedure di pre-screening per i necessari accertamenti sanitari e di sicurezza; l’adozione di un sistema di asilo che tuteli i diritti prevenendo gli abusi; il rafforzamento delle politiche di collaborazione con i paesi terzi, in particolare con quelli del Nord Africa e del Medio Oriente.

Una proposta che, intanto, trova la resistenza del blocco di Visegrad.

La partita in Europa sarà lunga, e richiederà negoziati e inevitabili compromessi. Allo stato attuale il rischio è che il dossier migranti si sovrapponga a quello per il Recovery Fund, il piano per il rilancio dell’economia europea.

Un intreccio che potrebbe rivelarsi molto difficile, considerato che il blocco di Visegrad e i “frugali” del Nord Europa, potrebbero fare fronte comune, prendendo in ostaggio entrambe le proposte per ottenere più concessioni possibili.

Per questo è probabile un rinvio della proposta della Commissione Europea sui migranti a dopo l’approvazione del Recovery Fund.

Ma una volta superate le questioni economiche, il capitolo migrazioni sarà il prossimo in agenda.

Che succede a Roma?

In questi giorni è sempre più palpabile il tentativo di modificare gli assetti del governo e creare le condizioni perché sia favorito un esecutivo di natura diversa.

Dico questo in ragione del fatto che si sono verificati diversi elementi che mirano ad amplificare le difficoltà presenti nel M5S al fine di destabilizzarne la forza parlamentare.

Mi spiego.

Siamo in una fase delicata dell’azione di governo e abbiamo davanti a noi mesi difficili a causa anche dell’epidemia che abbiamo affrontato.

Non solo le decisioni prese per far fronte alle emergenze hanno ulteriormente indebitato l’Italia, ma l’ingente provvista del Recovery Fund sta ponendo di fronte a tutti l’interrogativo principe di come utilizzare quei fondi e con quali priorità.

Queste decisioni, di norma, creano importanti differenze.

In questi margini si inseriscono gli elementi ai quali facevo riferimento all’inizio.

Il primo è certamente la pressione sull’utilizzo del Fondo Salva Stati, il MES. Questo è un prestito senza alcuna condizione se non quella di utilizzarlo per il sistema sanitario, ma è il pretesto per tanti, anche dentro il M5S, per rilanciare idee e progetti che erano all’origine dei grillini. Chiaramente, le differenze tra la componente più governativa e quella più movimentista stanno lasciando il segno.

Il secondo elemento è l’insistenza sui sondaggi che darebbero il Presidente Conte gradito agli italiani tanto che se facesse il capo del M5S questi raggiungerebbe percentuali molto elevate. La presenza di Conte modificherebbe gli assetti interni al M5S, con strascichi importanti.

Il terzo, che conferma il “fumus” dei primi due è certamente il falso documento che dimostrerebbe che il Venezuela avrebbe finanziato il M5S. Non è casuale l’associazione tra il potere di Maduro ed i grillini che nel momento più difficile non lo hanno mai abbandonato nelle loro azioni di politica estera.

Si tratta di tre temi che uniti tra loro dimostrano l’attenzione verso la disgregazione del M5S e da lì favorire un nuovo assetto di Governo con altri partner e con un altro Presidente del Consiglio.

Nel 2012 un’operazione simile riuscì e arrivò Monti. Allora, la cosa fu aiutata molto dalle difficoltà economiche, oggi dalla presunta incapacità del Governo di favorire la ripartenza, pur avendo soldi a disposizione e dalle diffidenze che si stanno spalmando in giro a piene mani.

Sostegno contro la disoccupazione (SURE)

Dal primo giugno è in vigore il fondo SURE, ovvero il sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in un’emergenza.

Il Fondo è stato proposto dalla Commissione europea ed approvato dal Consiglio europeo.

Il fondo è parte integrante del progetto di istituire tre reti di sicurezza: per emittenti sovrani tramite il Meccanismo europeo di stabilità; per imprese private tramite risorse della Banca Europea degli Investimenti; per la tutela dell’occupazione, facendo ricorso, appunto, al SURE.

Il SURE è volto a tutelare i lavoratori e i posti di lavoro messi a rischio dall’epidemia di COVID19, mediante la creazione di uno strumento temporaneo, ad integrazione delle misure già decise dall’Italia, con risorse aggiuntive per il finanziamento di regimi di riduzione dell’orario lavorativo o di misure analoghe, miranti a ridurre l’incidenza della disoccupazione e della perdita di reddito dei lavoratori dipendenti e autonomi.

I regimi di riduzione dell’orario lavorativo sono definiti dalla Commissione europea come programmi che, in determinate circostanze, consentono alle aziende in difficoltà economiche di ridurre temporaneamente l’orario di lavoro dei loro dipendenti, ai quali viene erogato un sostegno pubblico al reddito per le ore non lavorate.

Regimi analoghi di reddito sostitutivo si applicano ai lavoratori autonomi.

L’assistenza finanziaria europea può essere richiesta dall’Italia la cui spesa pubblica – effettiva ed eventualmente anche programmata – abbia subìto “un aumento repentino e severo” a decorrere dal 1° febbraio 2020 a causa dell’adozione delle misure restrittive che hanno causato la riduzione dell’orario lavorativo per far fronte agli effetti socioeconomici delle circostanze eccezionali causate dalla pandemia di Covid-19.

In pratica, si tratta dell’erogazione di prestiti, a rate. I prestiti sarebbero garantiti da tutti gli Stati membri, in relazione alla spesa pubblica volta a sostenere i regimi di riduzione

delle garanzie prestate dagli altri Stati membri (nei limiti delle medesime).

L’Europa conferma, così, di agire concretamente per risolvere i problemi causati dalle misure prese contro il virus.

Rilancio “Italia 2020/2022”

Un lavoro dettato dalla frenata dell’economia causata dal coronavirus.

Si tratta di un documento che mira a stilare l’agenda per affrontare alcuni ritardi storici del Paese. Finora, il Governo è intervenuto con sostegni economici senza precedenti a cittadini e imprese colpiti dalla crisi, anche se alcune lentezze nell’erogazione di fondi non hanno permesso di raggiungere tempestivamente tutte le persone e le imprese in difficoltà.

Adesso, occorre programmare il futuro. Non sarà facile, sebbene le risorse ci siano. I fondi europei, in parte a fondo perduto, sono un buon viatico, ma i soldi non possono risolvere tutto.

Serve un’idea di Paese, un piano industriale che decida in quale direzione investire per rinnovare a creare nuovo sviluppo.

Il piano Colao è una base di partenza. Adesso tocca alla politica che, anche attraverso gli Stati Generali, deve valutare tutte le proposte e decidere.

Alcuni dei cardini del documento:

Rinnovo contratti a tempo determinato a fine 2020

Il clima di incertezza dell’economia è la ragione principale per cui la maggior parte dei contratti a termine potrebbe non essere prorogata. Assieme ai limiti legali per il loro rinnovo a fine anno. Per cui propone “di salvaguardare quanto più possibile l’occupazione di questi lavoratori”. E come? Si tratta di “allentare, in via temporanea, questi vincoli almeno per i contratti a termine in corso la cui scadenza sopraggiungerà entro il 2020”.

Tra l’altro “si potrebbe ipotizzare inoltre, per i contratti in scadenza entro il 31 dicembre 2020, la possibilità di una ulteriore proroga degli stessi anche se e stato già raggiunto il numero di proroghe massimo consentito”. Quindi, si legge ancora nel documento della task force “tutto quanto qui previsto per i contratti a termine dovrebbe essere esteso anche ai contratti di somministrazione a tempo determinato”.

Lavoro, riqualificazione dei disoccupati

Incentivare la riqualificazione dei lavoratori e dei disoccupati attraverso fondi specializzati. In particolare, si indicano come soluzione possibili “incentivi alle imprese (ad esempio defiscalizzazione di spese di formazione, riduzione del cuneo), incentivi ai lavoratori, utilizzo di programmi formativi di qualità e un sistema di valutazione della qualità dei programmi di formazione”.

Reddito di emergenza per donne vittime di violenza

Un “contributo di libertà” pubblico tipo reddito di Emergenza e/o Cittadinanza che garantisca loro un supporto iniziale, da destinare a spese di sussistenza, alloggio, mobilio, salute, educazione e socializzazione dei figli, corsi professionali, vita autonoma” per le donne vittima di violenza.

Eliminare ostacoli “locali” alle infrastrutture strategiche

Altro tema centrale nella strategia delle “Iniziative per il rilancio” riguarda il rapporto tra infrastrutture e ambiente. In particolare, serve identificare le infrastrutture “di interesse strategico” e creare un presidio di esecuzione che garantisca la eliminare possibili ostacoli alla loro realizzazione anche attraverso “leggi o protocolli nazionali di realizzazione non opponibili da enti locali”. La pianificazione degli interventi dovrebbe avvenire attraverso una unità di presidio presso la Presidenza del Consiglio.

Le misure anti-burocrazia

Sempre per accelerare la ripresa, la task foce individua alcun riforme per semplificare il rapporto con quella che viene definita la ‘burocrazia difensiva’: per esempio, legando la responsabilità dei dirigenti pubblici ai soli risultati della gestione, e prevedere per l’eventuale “danno erariale un premio assicurativo pagato dall’amministrazione”.  Altre misure “anti-burocrazia” sono previste nell’ampliamento degli ambiti di autocertificazione e dei meccanismi di silenzio assenso, accompagnato da certezza dei tempi e da maggiori controlli.

Fermare il consumo del suolo e di aree verdi

Un piano di investimento per “aumentare e preservare le aree verdi, il territorio e gli ecosistemi nazionali” e allo stesso tempo “contrastare il consumo di suolo e il conseguente dissesto idrogeologico”. Così il piano prevede anche l’obiettivo di favorire l’attivazione di progetti di economia circolare. Il piano indica anche la necessità di Incentivare il rinnovo del parco mezzi del Trasporto Pubblico Locale con mezzi a basso impatto ambientale.

Famiglia, più asili nido e e assegno unico per i figli

Tra le proposte del Piano dedicato alla “famiglia” si segnalano due proposte. La prima riguarda gli asili nido: si propone di raggiungere “in 3 anni il 60% dei bambini ed eliminando le differenze territoriali tra Centro, Nord e Mezzogiorno”. Attualmente la disponibilità di posti nei nidi non supera il 25% del totale ed è fortemente sperequata sul territorio: in particolare, nelle regioni meridionali i posti disponibili coprono solo il 10%. Si chiede inoltre un’organizzazione dei servizi “con orari flessibili e aperture anche nei giorni festivi in modo da garantirne la dovuta flessibilità nell’utilizzo”.
Per andare incontro alle famiglie, la task force individua un provvedimento che porta a razionalizzare “il sistema dei trasferimenti monetari alle famiglie in direzione di misure che accompagnino la crescita dei bambini fino alla maggiore età, attraverso l’introduzione di un assegno unico variabile in base al reddito familiare che assorba le detrazioni fiscali per i figli a carico, l’assegno al nucleo familiare, il bonus bebè, l’assegno al terzo figlio”.

Questo il piano completo.

RAPPORTO FINALE COMITATO DI ESPERTI IN-MATERIA ECONOMICA E SOCIALE

 

Europa, chi non vuole, può anche andare via!

La Commissione Europea ha proposto un Recovery fund da 750 miliardi.

All’Italia andrebbero circa 172 miliardi, di cui oltre 81 miliardi di contributi a fondo perduto e circa 91 di prestiti. Una cifra impressionante.

Un segnale importante che ha tolto ossigeno ai tanti sovranisti che sbraitano contro l’UE. Tra questi anche i nostri Lega e Fratelli d’Italia che in Parlamento europeo hanno sempre votato insieme agli avversari dell’Italia affinché non venisse portato avanti questo imponente aiuto economico.

La proposta fatta dalla Commissione Europea rappresenta il punto fermo attorno al quale si avvieranno le negoziazioni.

Adesso comincia il confronto tra gli Stati fino alla decisione definitiva del Consiglio Europeo.

E qui sono tornati alla carica i paesi cosiddetti “frugali” (gli egoisti). Dopo aver perso la prima battaglia, quella contro la proposta della Commissione Europea che, secondo loro, non doveva neanche formularla, adesso si sono riposizionati sulla fase successiva, quella della decisione finale.

Questa testardaggine e ottusità va affrontata con decisione e risolutezza. Alcuni dei paesi che sono contrari rappresentano una minima parte del bilancio europeo. Altri hanno regimi fiscali molto lievi, tanto che creano azioni di dumping all’interno stesso dell’UE. Altri ancora hanno economie sussidiate fortemente dai fondi europei.

Ebbene, è giunto il momento di dirlo con chiarezza: se certi paesi continuano a negare il principio di solidarietà tra Stati, l’Unione non è un tabù, possono anche andarsene. E se ciò non avvenisse, nulla toglie che l’azione da fare è quella di omogeneizzare il più possibile i diversi regimi fiscali in modo da eliminare una strana competizione ad accaparrarsi capitali a discapito di altri, nonché di rivedere il sistema di ripartizione dei fondi europei.

Fare di tutto contro le tensioni sociali

La crisi sanitaria che abbiamo attraversato può incidere sull’emotività degli italiani trasformando le preoccupazioni in tensioni e rabbia? Credo di si.

Secondo me l’epidemia da un lato ha fatto emergere pulsioni negative per la coesione sociale e dall’altro ha ingigantito quelle già esistenti e stratificate nel tempo.

I segnali non mancano.

Nonostante i provvedimenti del Governo per impegni economici mai visti prima d’ora, tendenti a comprendere tutte le difficoltà derivanti dalla chiusura di tutte le attività produttive e di lavoro, le criticità sono state evidenti.

La complessità burocratica ha rallentato l’erogazione dell’indennità per le partite IVA, l’ostracismo bancario ha complicato l’erogazione dei prestiti garantiti dallo Stato, l’insufficienza delle Regioni ha rallentato l’elargizione della cassa integrazione in deroga e abbiamo scoperto che vi sono professionalità lavorative che non sono state sostenute dalle scelte fatte per l’indefinitezza della loro posizione.

Ne aggiungo una che mi ha colpito molto: i professionisti che si occupano di lavoro e di economia hanno dimostrato evidenti limiti nella consulenza a favore dei propri assistiti. Tanti consulenti del lavoro e commercialisti hanno suggerito azioni che si sono rivelate sbagliate e fuorvianti inducendo i loro clienti in convinzioni che erano sbagliate.

Non tratto qui i “malati” cronici, ovvero quelli che nel tempo abbiamo conosciuto come “i soliti” della protesta, quelli dei 600 euro con conti correnti e immobili cospicui, quelli che dichiarano redditi molto bassi, che rilasciano scontrini e fatture col contagocce, che agiscono per evidenti motivi politici e di parte, che caratterialmente vedono sempre il bicchiere mezzo vuoto.

Non accuso nessuno, ma sento il dovere di dire una cosa che ognuno di noi ha certamente verificato in diverse occasioni. Chi non conosce una situazione del genere?

Guardo, invece, ai tanti che sono fatti di altra pasta, ai quali le difficoltà hanno rivelato la criticità della loro posizione economica e sociale.

Secondo gli analisti per quest’anno il PIL in Italia cadrebbe del 9,0 per cento e gli effetti sul mondo del lavoro consisterebbero nella riduzione del volume di lavoro prestato nelle posizioni lavorative per circa il 10%.

Una situazione del genere, crea timori per il futuro e incertezze che si riverberano sulle prospettive di ognuno e che, quindi, potrebbero sfociare in tensioni e rabbia.

Per questa ragione, è nostro dovere avviare ogni azione economica e sociale per impedire che gli italiani scivolino in condizioni difficili e, pertanto, ogni investimento che serve deve essere fatto. Punto, senza alcuna titubanza.

Non dico, fidatevi. Posso dire, però, che faremo di tutto per dare una mano a tutti.

Dico, anche, di non credere alla propaganda di coloro che sfruttano i momenti di difficoltà per speculare il consenso. Quelli sono i peggiori. Anche dopo.

Le linee guida per la sicurezza dei bambini e degli adolescenti

Queste sono le linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini ed adolescenti.

Tre sono gli ambiti principali:

  1. riapertura regolamentata di parchi e di giardini pubblici per la loro possibile frequentazione da parte di bambini, anche di età inferiore ai 3 anni, e di adolescenti con genitori o adulti;
  2. attività organizzate per i bambini di età superiore ai 3 anni e gli adolescenti, con la presenza di operatori addetti alla loro conduzione, nel contesto di parchi e giardini o luoghi similari (fattorie didattiche, ecc.);
  3. attività ludico-ricreative – centri estivi – per i bambini d’età superiore ai 3 anni e gli adolescenti con la presenza di operatori addetti alla loro conduzione utilizzando le potenzialità di accoglienza di spazi per l’infanzia e delle scuole o altri ambienti similari (ludoteche, centri per famiglie, oratori, ecc.).
linee-guida-centri-estivi_2344

Decreto Rilancio, tante novità

Il Decreto rilancio comporta un investimento complessivo di 155 miliardi totali, di cui 55 di extra-deficit.

La prima buona notizia è l’abolizione definitiva delle clausole di salvaguardia che avrebbero fatto aumentare dal primo gennaio 2021 l’Iva e le accise. Sono le clausole di salvaguardia che aveva imposto il Governo con Salvini vicepremier.

Tra le misure è confermata la sospensione delle cartelle esattoriali e degli accertamenti fiscali mentre per le seguenti scadenze fiscali il pagamento slitta al 16 settembre:

  • IVA,
  • ritenute d’acconto,
  • contributi previdenziali,
  • contributi Inail,
  • atti di accertamento,
  • cartelle esattoriali e gli avvisi bonari,
  • rate della rottamazione-ter e del saldo e stralcio. Il loro versamento potrà avvenire sia in un’unica soluzione che in quattro rate di pari importo.

Per le imprese fino a 250 milioni di fatturato abolizione del saldo dell’Irap dovuto a giugno per il 2019 e della prima rata, pari al 40% del totale, dell’acconto 2020

Sbloccati 12 miliardi per saldare i debiti della Pubblica Amministrazione.

Tra le misure per aiutare le imprese nel periodo di ripartenza ci sono indennizzi a fondo perduto per le aziende con fatturato fino a 5 milioni di euro che ad aprile abbiano subito un calo di almeno i 2/3 degli introiti rispetto al mese di aprile 2019.

Le piccole imprese ed i lavoratori autonomi che hanno subito una riduzione del proprio fatturato di almeno il 50% potranno usufruire di un credito d’imposta fino al 60% per gli affitti. Tale vincolo non è previsto, invece, per le imprese del settore turistico-ricettive, che ne beneficiano in ogni caso.

Bar e ristoranti con i tavoli all’aperto sono esenti dal pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico. Inoltre, è previsto un credito del 60% fino ad un massimo di 80mila euro per le spese sostenute per gli adempimenti legati al distanziamento sociale che saranno posti in essere. I Comuni saranno ristorati per le minori entrate. Il credito d’imposta è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese.

Per la Sanità, sarà rafforzata la risposta pubblica con 3,2 miliardi di euro per rafforzare il personale sanitario e aumentare i posti letto in terapia intensiva. Si tratta di una cifra che normalmente veniva elargita al comparto in tre anni.

E’ stata prevista la detrazione al 110% per chi effettua lavori antisismici o di risparmio energetico. In pratica, la paga lo Stato.

Introdotto il bonus per le vacanze fino a un massimo di 500 euro per famiglia. Possono richiedere l’incentivo i nuclei con Isee fino a 40mila euro. La somma può essere spesa per l’80% per pagare la struttura ricettiva e per il 20% come detrazione dell’imposta sul reddito.

Abolizione rata IMU per strutture alberghiere ed extra alberghiere, nonché ristoro ai Comuni per i mancati introiti.

Rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni. Agevolazioni fiscali per imprese di medie dimensioni (società per azioni o società a responsabilità limitata che non operano nel settore bancario, finanziario o assicurativo e aventi sede legale in Italia, e i loro soci). E’ prevista la riduzione dell’aliquota dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e dell’ imposta sul reddito delle società (beneficiari: imprese con reddito d’impresa tra 5-50 mln di euro)

Tra le misure per i lavoratori sono stati stanziati 15 miliardi di euro per rifinanziare gli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione e la Naspi (A sostegno di chi percepisce l’indennità di disoccupazione, la misura dedicata alla Naspi all’interno del decreto Rilancio prevede la proroga dell’assegno per due mesi per chi ha l’indennità in scadenza).

I licenziamenti restano bloccati per altri tre mesi. In pratica, si aggiungono alla già decisa sospensione dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo per due mesi a decorrere dal 23 febbraio 2020, portando il totale a cinque mesi.

Sono stati stanziati 6 miliardi di euro per rifinanziare l’indennità di 600 euro per gli autonomi che potrà arrivare fino a 1000 euro nel caso in cui si dimostrasse di aver registrato perdite superiori al 33% rispetto al fatturato dello stesso periodo nel 2019.

E’ stato introdotto un bonus per colf e badanti. A loro sostegno, che hanno visto diminuire drasticamente il proprio lavoro a causa delle misure di lockdown e distanziamento sociale, il nuovo decreto prevede l’estensione del bonus fino a 500 euro.

E’ stato prorogato anche il bonus baby sitter (l’importo del voucher raddoppia arrivando a 1.200 euro. Inoltre, il bonus potrà essere usato per pagare i centri estivi: la novità è stata inserita per supportare i genitori, visto che le scuole rimarranno chiuse e in questa fase è ancora opportuno non appoggiarsi all’aiuto dei nonni. L’importo del voucher aumenta per chi lavora nella sanità o nelle Forze dell’Ordine: per queste categorie il bonus arriva a 2.000 euro). Sono stati estesi i congedi parentali (il congedo parentale retribuito al 50% per i genitori con figli di età non superiore ai 12 anni, sino al 31 luglio, per un massimo di 30 giorni, siano essi continuativi o frazionati) e i permessi legge 104 (ulteriori complessive dodici giornate usufruibili nei mesi di maggio e giugno 2020)

Smart working per i genitori. Fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID–19, i genitori lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di anni 14, a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o che non vi sia genitore non lavoratore, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile anche in assenza degli accordi individuali.

La cassa integrazione, anche in deroga, è stata prorogata per altre nove settimane e l’INPS anticiperà il 40% della CIG in deroga entro 15 giorni. Nel dettaglio, la cassa integrazione viene prorogata di ulteriori 5 settimane, per chi abbia già fruito delle nove precedenti, nel periodo che va dal 23 febbraio al 31 agosto 2020. È possibile altresì richiedere ulteriori quattro settimane per il periodo che va dal 1° settembre al 31 ottobre 2020. Le ultime quattro settimane sono previste quindi solo in caso di necessità e proroga della sospensione o riduzione dell’attività a partire dal 1° settembre fino al 31 ottobre. La distinzione (quattordici più quattro) non è prevista per il comparto del turismo. Infatti, per i datori di lavoro dei settori turismo, fiere e congressi e spettacolo, è possibile usufruire delle predette quattro settimane anche per periodi precedenti al 1° settembre.

Autorizzando l’INPS a pagare direttamente la cassa integrazione in deroga ci sarà una notevole riduzione delle tempistiche. Mentre oggi ci vogliono dai quattro ai cinque mesi, infatti, con il pagamento effettuato dall’Istituto senza l’autorizzazione delle Regioni si dovrebbe passare ad un massimo di 60 giorni.

Ma c’è una parte della cassa integrazione che arriverà dopo soli 14 giorni. L’INPS, infatti, anticiperà subito il 40% mentre per il resto bisognerà attendere i dati da parte delle aziende. Questa novità si applica anche per gli altri due ammortizzatori sociali finanziati dal decreto Cura Italia (5 miliardi) e rifinanziati dal decreto Rilancio (15 miliardi), ovvero la Cassa integrazione ordinaria e l’assegno ordinario erogato Fondo di integrazione salariale. La novità non porterà comunque cambiamenti per coloro che hanno già fatto domanda per la cassa integrazione in deroga. Infatti, vale per il futuro.

Il reddito di emergenza. E’ stato previsto un sostegno economico per le famiglie che non ne percepiscono già alcuno e possono dimostrare di avere un ISEE inferiore al tetto di 15.000 euro. La durata del reddito di emergenza è di due mesi e l’importo del sostegno va da un minimo di 400 euro a un massimo di 800 euro.

Il nuovo decreto prevede una riduzione delle bollette elettriche (gli oneri di sistema) per le imprese in riferimento ai mesi di maggio, giugno e luglio 2020.

Aiuti statali agli stipendi. Sono previste sovvenzioni per le aziende con il fine di sostenere il pagamento degli stipendi delle dipendenti, per una durata massima 12 mesi a partire dall’avvio della domanda. L’obiettivo è vietare i licenziamenti anche nei prossimi mesi. La condizione posta dal decreto è che i lavoratori continuino effettivamente a lavorare in maniera continuativa; la sovvenzione può arrivare fino a un massimo dell’80% dello stipendio lordo.

Bonus lavoratori stagionali. Previsto un bonus dell’ammontare di 600 euro ad aprile e di 1.000 euro a maggio per i lavoratori stagionali, il cui rapporto di lavoro è cessato involontariamente tra il 1° gennaio e il 17 marzo 2020

Regolarizzazione e permesso di soggiorno temporaneo per lavoratori stranieri. I datori di lavoro possono presentare istanza e concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri già presenti sul territorio nazionale al fine di far emergere la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, ancora in corso. Inoltre, i cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, possono richiederne uno temporaneo.

Bonus biciclette e monopattini elettrici. Il decreto Rilancio prevede un fondo di 120 milioni di euro dedicati al finanziamento di un bonus da 500 euro per chi acquista biciclette, monopattini elettrici o altri mezzi di mobilità sostenibile, incentivando così il minor uso dei mezzi pubblici. Il buono spesa sarà disponibile solo per i cittadini resistenti in un comune con popolazione di oltre 50mila abitanti. L’importo del bonus non può superare il 60% della spesa sostenuta per l’acquisto ed è valido fino al 31 dicembre 2020.

Rimborsi per i titolari di abbonamenti del trasporto ferroviario e trasporto pubblico locale. Viene introdotto il rimborso dei costi sostenuti per l’acquisto di abbonamenti di viaggio per servizi ferroviari e di trasporto pubblico dai viaggiatori pendolari. Possono accedere alla richiesta di ristoro i possessori di un abbonamento ferroviario o di trasporto pubblico locale in corso di validità durante il periodo interessato dalle misure governative e non hanno potuto utilizzare, del tutto o in parte, il titolo di viaggio. Il rimborso può avvenire mediante l’emissione di un voucher o il prolungamento della durata dell’abbonamento.

Fondazioni Lirico Sinfoniche. La ripartizione per il 2020 e il 2021 sarà sulla base della media dei punteggi assegnati per il triennio 2017-2019, mentre per il 2022 i criteri di ripartizione verranno adeguati tenendo conto dell’attività svolta a fronte dell’emergenza Covid-19, delle esigenze di tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli. Nel 2020 il Fus potrà essere utilizzato anche per integrare gli strumenti di sostegno al reddito dei lavoratori.

Teatro e spettacolo dal vivo. Nel 2020 verrà erogato un anticipo dell’80% del contributo ricevuto nel 2019. Il restante 20% verrà erogato in base alle attività svolte a causa dell’emergenza Covid-19, della tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli. L’erogazione dei contributi nel 2021 avverrà in deroga alla durata triennale della programmazione sulla base delle attività effettivamente svolte e rendicontate nel 2020. Nel 2020 il Fus potrà essere utilizzato anche per integrare gli strumenti di sostegno al reddito dei lavoratori.

Lavoratori dello spettacolo. Prorogata per i mesi di aprile e maggio l’indennità di 600€ prevista per il mese di marzo per i lavoratori dello spettacolo con 30 giornate lavorative nel 2019 e con reddito fino a 50.000 €. Ad aprile e maggio indennità di 600€ anche per i lavoratori dello spettacolo con 7 giornate lavorative nel 2019 e con reddito fino a 35.000 euro.

Per la parte sanitaria, le novità sono rilevanti. Viene ridisegnata l’assistenza territoriale.

L’intero investimento sulla sanità è pari a 3,25 miliardi di euro. Il potenziamento della sanità territoriale ridisegna il Servizio sanitario nazionale dopo la prima fase dell’emergenza coronavirus.

Per il territorio l’investimento complessivo è pari a 1 miliardo e 256 milioni di euro e finanzierà assistenza domiciliare, rete territoriale e Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), monitoraggio domiciliare, strutture territoriali di isolamento, attività di infermieri di famiglia e assistenti sociali.

Assistenza domiciliare

Questi 1,325 miliardi serviranno per far crescere sul territorio, con personale dedicato, le azioni terapeutiche e assistenziali domiciliari.

Rete territoriale e Usca

In tutte le Regioni e le Province autonome verrà potenziata l’attività di sorveglianza attiva a cura dei Dipartimenti di prevenzione, in collaborazione con i medici di Medicina generale e i pediatri di libera scelta. Viene disposto l’incremento dei controlli nelle residenze sanitarie assistite (Rsa), anche attraverso la collaborazione di medici specialisti.

L’infermiere di quartiere

E’ previsto il rafforzamento dei servizi infermieristici territoriali, per potenziare l’assistenza domiciliare integrata ai pazienti in isolamento domiciliare e ai malati cronici, disabili, persone con disturbi mentali o in situazioni di fragilità. Con questo obiettivo viene introdotta la figura dell’infermiere di quartiere, 9.600 nuovi infermieri, 8 ogni 50mila abitanti.

Monitoraggio domiciliare

Per una maggiore sorveglianza sanitaria domiciliare sarà potenziato il monitoraggio, anche attraverso l’uso di App di telefonia mobile. Tutto ciò permetterà di coordinare al meglio i servizi d’assistenza necessari ai pazienti, che riceveranno in dotazione anche i saturimetri per misurare i livelli di ossigenazione, e di individuare subito un eventuale peggioramento clinico di un assistito a domicilio o in una residenza alberghiera, mettendo in moto una tempestiva ospedalizzazione. A questo scopo saranno attivate centrali operative regionali, dotate di apposito personale e di apparecchiature per il telemonitoraggio e la telemedicina.

Assistenti sociali

Per la valutazione complessiva dei bisogni dei pazienti e l’integrazione con i servizi socio-sanitari, le Unità speciali di continuità assistenziale saranno integrate dalla figura degli assistenti sociali regolarmente iscritti all’Albo professionale.

Strutture territoriali di isolamento

Laddove per applicare le misure di isolamento domiciliare e di quarantena, o per ospitare pazienti dimessi dagli ospedali, sia necessario disporre temporaneamente di immobili alternativi al domicilio privato, Regioni e Province autonome potranno stipulare contratti d’affitto con strutture alberghiere o di tipologia analoga.

Riorganizzare la rete ospedaliera

E’ il secondo pilastro del ‘Rilancio Salute’, sostenuto nel Dl Rilancio da un investimento complessivo pari a 1 miliardo e 467 milioni. Priorità: garantire un’assistenza pronta e adeguata ai pazienti più gravi che necessitano cure intensive. Filo conduttore delle misure previste: la creazione, il mantenimento o l’implementazione di percorsi rigorosamente distinti per pazienti Covid o non Covid.

Terapie intensive e ospedali mobili

Vengono consolidati stabilmente 3.500 posti in più in Terapia intensiva. Si passa da un numero di 5.179 (pre-emergenza) a 8.679, con un incremento del 70 per ento. A questi si aggiunge la predisposizione alla Terapia intensiva, con la sola implementazione di ventilazione meccanica e monitoraggio, di 2.112 posti letto di terapia semintensiva. Inoltre si aggiungono 300 posti letto di terapia intensiva suddivisi in 4 strutture movimentabili, pronte per essere allestite in breve tempo nelle zone ad accresciuto fabbisogno. Questo porta la disponibilità di terapie intensive a 11.091 posti letto speciali, +115 per cento rispetto alla disponibilità in pre-emergenza.

Terapie semintensive

Si incrementano stabilmente su tutto il territorio nazionale anche 4.225 posti letto di terapia semintensiva, di cui il 50 per cento prontamente convertibile: potranno essere trasformati immediatamente in vere e proprie postazioni di rianimazione con la sola integrazione di apparecchiature di ventilazione e monitoraggio.

Pronto soccorso

Tutti i pronto soccorso e Dea saranno ristrutturati e riorganizzati, prevedendo la separazione delle strutture (Covid e no Covid), l’acquisto di attrezzature, la creazione di percorsi distinti per i malati Covid-19 e di aree di permanenza per i pazienti in attesa di diagnosi.

Covid-Ambulance

Saranno acquistati mezzi di soccorso ad alto biocontenimento, da utilizzare per trasferimenti di pazienti Covid-19, per dimissioni protette o per trasporti interospedalieri. Prevista anche la dotazione di personale dedicato con medico, infermiere e autista-barelliere.

Nuove assunzioni, incentivi, formazione.

Riguarda il personale il terzo capitolo dell’operazione “Rilancio salute”. Gli interventi previsti dal Dl Rilancio per supportare i professionisti del Servizio sanitario nazionale dopo la fase più acuta della crisi coronavirus. Un investimento complessivo pari a 526 milioni di euro così ripartiti.

Incentivi al personale

E’ previsto l’incremento delle risorse per straordinari del personale ospedaliero, indennità contrattuali, produttività e risultato.

Formazione

E’ previsto un incremento di 4.200 borse di specializzazione in area medica. In particolare, saranno aumentate le borse in Anestesia e rianimazione, Medicina d’urgenza, Pneumologia, Malattie infettive e loro specialità equipollenti