Bollette più care: mercato e ambiente

Il prezzo della produzione e della distribuzione dell’energia elettrica è formato dal prezzo delle materie prime e da quello dei permessi.

L’attuale aumento del costo dell’energia è la conseguenza dell’ aumento del costo del gas naturale – da gennaio il prezzo è salito da 16 a 75 euro/MW – causato da diversi fattori: la ripresa economica, l’inverno particolarmente freddo nel Nord Europa e la forte domanda di gas da parte della Cina. Gli incrementi, quindi, sono frutto di tensioni sui mercati delle materie prime.

Inoltre, il costo dei permessi di emissione della CO2 è salito da circa 30 euro/tonnellata di CO2 a 60 euro.

Ovviamente, i rincari si sono trasferiti sui prezzi dell’energia elettrica e del riscaldamento che per l’80 per cento sono legati agli aumenti del gas naturale (il restante 20 per cento è legato al rincaro dei permessi di emissione), ovvero sui consumatori finali.

Normalmente, i prezzi delle materie prime sono fortemente influenzati dalla domanda che c’è sui mercati. Questa è cresciuta molto negli ultimi mesi in ragione della ripresa economica in atto. Ma il prezzo è anche condizionato dalle riserve disponibili. Ebbene, per il gas naturale le riserve disponibili si sono ridotte di molto, sia perché l’inverno è stato più lungo e ha richiesto più consumi, sia perché la Russia, che è il principale esportatore, ha rallentato le forniture verso l’Europa e le ha aumentate verso la Cina.

Quindi, mentre per il gas naturale l’aumento è stato dettato dal mercato, per il prezzo dei permessi di emissione della CO2 l’aumento è una conseguenza voluta. Infatti, la tassazione della CO2 è il principale mezzo per contrastare il riscaldamento globale. Aumentando i prezzi della CO2 e quindi dell’energia, si mira a ridurre i consumi di energia e riorientare le scelte di consumo e investimento verso le fonti rinnovabili.

Ciò significa che mentre il peso della ripresa economica e dalla scarsità del gas naturale potrebbe essere transitorio, i prezzi delle emissioni di CO2 resteranno comunque più elevati rispetto al passato.

Nel breve periodo, pertanto, è necessario intervenire per calmierare i prezzi, ma serve una certa cautela. Infatti, quando la ripresa economica si asseterà e la scarsità di gas sarà recuperata, i costi dell’energia potranno comunque restare più alti di adesso per via delle scelte da fare sui permessi per le emissioni in ragione del fatto che il contrasto al riscaldamento globale passa attraverso gli aumenti dei prezzi dell’energia dovute anche ai permessi.

Qui sorge il tema del peso dei prezzi delle bollette sulle famiglie a basso reddito a causa del minor reddito disponibile. Se non si risolve questo nodo, sarà difficile favorire le politiche per il cambiamento climatico, perché le pagherebbero i più poveri.

Ecco perché la scelta del Governo è stata quella di ridurre il peso del fisco sulla bolletta in ragione del criterio ISEE. Chi meno ha, meno paga e la cosa curiosa è che i soldi che serviranno per “abbassare” le bollette deriveranno proprio dal gettito generato dai permessi di emissione della CO2. Ad oggi, l’Italia ha già incassato circa 2,6 miliardi di euro, ovvero più del  doppio rispetto agli ultimi anni.

Processo Civile e Penale

Abbiamo approvato la riforma del processo civile e di quello penale.

Le nuove disposizioni sono riconducibili a una serie di diverse finalità, tra le quali è preminente l’esigenza di accelerare il processo penale anche attraverso una sua deflazione e la sua digitalizzazione.

Le misure sono rivolte al potenziamento delle garanzie difensive e della tutela della vittima del reato. Una innovativa disciplina concerne la ragionevole durata del giudizio di impugnazione, del quale è prevista l’improcedibilità in caso di eccessiva durata.

Qui troverai una scheda dettagliataSCHEDA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
sulle principali novità

Covid, le regole per i lavoratori

Per il periodo 15 ottobre 2021-31 dicembre 20211 è stato disposto l’obbligo di possesso – e di esibizione su richiesta – di un certificato verde COVID-19 (in corso di validità) ai fini dell’accesso ai luoghi di lavoro – in cui si svolga l’attività del medesimo soggetto – sia nel settore lavorativo pubblico sia nel settore lavorativo privato.

L’obbligo vale per tutti  i dipendenti pubblici e gli altri soggetti che svolgano, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato presso le amministrazioni pubbliche, anche sulla base di contratti esterni ed i lavoratori (ivi compresi i suddetti soggetti in formazione o volontari) operanti nel settore privato

Le disposizioni per il settore pubblico e per quello privato sono in larghissima parte identiche; una delle differenze riguarda  la possibilità, prevista per le imprese private aventi meno di quindici dipendenti, nel rispetto di determinati limiti e condizioni, di sostituire provvisoriamente i lavoratori che non possono svolgere la prestazione in quanto inadempienti all’obbligo di possesso – o di esibizione su richiesta – di un certificato verde COVID-19.

Sia nel settore lavorativo pubblico sia in quello privato viene prevista l’esenzione dalla condizione suddetta (ai fini dell’accesso ai luoghi di lavoro) del possesso del certificato verde COVID-19 per i soggetti per i quali un’idonea certificazione medica attesti una controindicazione relativa alla vaccinazione contro il COVID-19.

Per l’ipotesi di accesso nei luoghi di lavoro in mancanza delle condizioni summenzionate e per l’inadempimento dei due obblighi suddetti a carico del datore di lavoro sono previste sanzioni amministrative pecuniarie.

Saranno i datori di lavoro, pubblici e privati, a definire – entro il 15 ottobre 2021 – le modalità operative per l’organizzazione delle verifiche – anche a campione – del rispetto della condizione di accesso summenzionata nonché l’obbligo di svolgimento delle medesime verifiche. Le sanzioni saranno comminate dal Prefetto che riceverà la comunicazione da parte dei datori di lavoro.

Nei casi in cui un lavoratore (non esente) comunichi di non essere in possesso della certificazione verde COVID-19 o risulti privo della medesima certificazione al momento dell’accesso al luogo di lavoro, l’interessato sarà dichiarato assente ingiustificato fino alla presentazione della suddetta certificazione e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, con la conseguente sospensione della retribuzione o degli altri compensi o emolumenti previsti.

Viene comunque escluso che le suddette assenze diano luogo a conseguenze disciplinari – mentre l’ipotesi di accesso al luogo di lavoro in mancanza delle condizioni in esame può dar luogo a sanzioni disciplinari, secondo i relativi regimi – e viene fatto salvo – per i casi di assenze medesime – il diritto alla conservazione del rapporto di lavoro.

Per le imprese private con meno di quindici dipendenti, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata, il datore di lavoro può sospendere il lavoratore – a prescindere dalla successiva generazione di un certificato verde COVID-19 e fermi restando, in ogni caso, l’esclusione di sanzioni disciplinari e il diritto alla conservazione del posto di lavoro – per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque per un periodo non superiore a dieci giorni, rinnovabili per una sola volta, e non oltre il suddetto termine del 31 dicembre 2021.

Programma innovativo della qualità dell’abitare

Ho presentato una proposta di legge sul tema del diritto alla casa ed in particolare nel comparto dell’edilizia sociale pubblica a favore delle persone e delle famiglie meno abbienti. Ne ho parlato qui https://www.vincenzodarienzo.it/ridurre-il-disagio-abitativo-dei-nuclei-familiari-svantaggiati/

Con questa nota, elenco il programma sulle politiche abitative finanziato dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza.

L’intervento è gestito dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili ed è finalizzato alla realizzazione di nuove strutture di edilizia residenziale pubblica, per ridurre le difficoltà abitative, con particolare riferimento al patrimonio pubblico esistente, e alla riqualificazione delle aree degradate, puntando principalmente sull’innovazione verde e sulla sostenibilità.

Risorse disponibili

2,8 miliardi di euro in prestiti, così distribuiti.

Quanto alla prima linea di intervento:

  • 100 nel 2022
  • 200 nel 2023
  • 300 nel 2024
  • 300 nel 2025
  • 500 nel 2026

Quanto alla seconda linea di intervento:

  • 200 nel 2022
  • 100 nel 2023
  • 300 nel 2024
  • 400 nel 2025
  • 400 nel 2026

L’investimento si articola in due linee di interventi, da realizzare senza consumo di nuovo suolo:

  • riqualificazione e aumento dell’housing sociale,
  • ristrutturazione e rigenerazione della qualità urbana,
  • miglioramento dell’accessibilità e della sicurezza,
  • mitigazione della carenza abitativa e aumento della qualità ambientale migliorando la resilienza ai cambiamenti climatici anche mediante interventi che hanno un impatto sull’addensamento urbano; utilizzo di modelli e strumenti innovativi per la gestione, l’inclusione e il benessere urbano nonché di processi partecipativi;
  • interventi sull’edilizia residenziale pubblica.

La selezione delle proposte di finanziamento avverrà attraverso indicatori volti a valutare l’impatto ambientale, sociale, culturale, urbano-territoriale, economico-finanziario e tecnologico-processuale dei progetti.

Entro il primo trimestre del 2022 (traguardo) devono essere firmate le convenzioni per la riqualificazione e l’incremento dell’edilizia sociale da parte di almeno 15 regioni e province autonome (compresi comuni e/o città metropolitane situati in tali territori).

Entro il primo trimestre del 2026 (obiettivo) deve essere assicurato un sostegno a 10.000 unità abitative (in termini sia di costruzione che di riqualificazione), con interventi che coprano almeno 800.000 metri quadrati di spazi pubblici.

Fondo complementare PNRR

Le risorse del Piano nazionale per gli investimenti complementari, da destinare al programma “Sicuro, verde e sociale”, per interventi di riqualificazione edilizia residenziale pubblica, sono pari a 2 miliardi di euro per gli anni dal 2021 al 2026, secondo le seguenti modalità:

  • 200 milioni per l’anno 2021;
  • 400 milioni per l’anno 2022;
  • 350 milioni per ciascuno degli anni dal 2023 al 2026.

Le risorse sono destinate al finanziamento di un Programma di interventi di riqualificazione della edilizia residenziale pubblica, al fine di favorire l’incremento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica di proprietà di Regioni, Comuni, ex Istituti autonomi case popolari, e degli enti di edilizia residenziale pubblica aventi le stesse finalità degli ex Istituti autonomi case popolari.

Nello specifico, il Programma di interventi di riqualificazione della edilizia residenziale pubblica deve finanziare la realizzazione di:

  • interventi diretti alla verifica e alla valutazione della sicurezza sismica e statica di edifici di edilizia residenziale pubblica e realizzazione di progetti di miglioramento o di adeguamento sismico;
  • interventi di efficientamento energetico di alloggi, ovvero di edifici di edilizia residenziale pubblica, ivi comprese le relative progettazioni;
  • interventi di razionalizzazione degli spazi di edilizia residenziale pubblica, ivi compresi gli interventi di frazionamento e ridimensionamento degli alloggi, se eseguiti congiuntamente ad uno degli interventi di cui ai due punti precedenti;
  • interventi di riqualificazione degli spazi pubblici se eseguiti congiuntamente ad uno degli interventi di cui alle lettere a) e b), ivi compresi i progetti di miglioramento e valorizzazione delle aree verdi, dell’ambito urbano di pertinenza degli immobili oggetto di intervento;
  • operazioni di acquisto di immobili, da destinare alla sistemazione temporanea degli assegnatari degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, oggetto degli interventi di cui ai primi due punti. La condizione prevista in tal caso è che gli immobili da acquistare siano in possesso di caratteristiche energetiche e antisismiche almeno pari a quelle indicate come requisito minimo da raggiungere per gli immobili oggetto degli interventi di cui alle previsioni dei primi due punti. Per tali può essere destinato un importo non superiore al dieci per cento del totale delle risorse;
  • locazione di alloggi da destinare temporaneamente agli assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica, oggetto degli interventi di cui alle lettere a) e b);
  • interventi di ristrutturazione e riqualificazione di alloggi e immobili già destinati a edilizia residenziale pubblica;
  • interventi finalizzati al riutilizzo, al completamento o alla riconversione a edilizia residenziale sociale di immobili pubblici e privati in disuso, sfitti o abbandonati, liberi da qualunque vincolo.

Da ricordare anche:

  • l’housing temporaneo, con la messa a disposizione fino a 24 mesi, da parte dei Comuni (singoli o associati), di appartamenti per singoli/piccoli gruppi/famiglie, preferibilmente attraverso la ristrutturazione e il rinnovo degli immobili di proprietà dello Stato. I progetti devono essere accompagnati da programmi a favore dello sviluppo e dell’autosufficienza attraverso lo sviluppo della crescita personale e aiutarli a raggiungere un maggiore grado di autonomia.

All’intervento sono stati destinati 177,5 milioni.

Il periodo di attuazione è stimato dal 2022 al 2026.

Nel primo trimestre del 2022, il piano operativo relativo ai progetti di Housing First (e stazioni di posta) dovrà definire i requisiti dei progetti che possono essere presentati dagli enti locali nonché degli inviti a presentare proposte.

Nel primo trimestre del 2026, almeno 25.000 persone che vivono in condizioni di grave deprivazione materiale dovranno ricevere un alloggio temporaneo, per almeno 6 mesi, grazie ai progetti di Housing First (e stazioni di posta).

  • la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie(0,30 miliardi). La misura prevede la riqualificazione e valorizzazione di almeno 200 beni confiscati alla criminalità organizzata per il potenziamento del social housing, la rigenerazione urbana e il rafforzamento dei servizi pubblici di prossimità, il potenziamento dei servizi socio-culturali a favore delle giovani e l’aumento delle opportunità di lavoro.
  • i Piani Urbani Integratiper il superamento degli insediamenti abusivi per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, con risorse per 200 milioni di euro.
  • per quanto concerne il Superbonus 110%, come disciplinato dall’articolo 119 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, i soggetti destinatari delle risorse sono i condomini e le persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arte o professione; gli istituti autonomi case popolari (IACP); le cooperative di abitazione a proprietà indivisa; le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionali e regionali; nonché le associazioni e società sportive dilettantistiche iscritte nell’apposito registro. L’estensione del Superbonus al 110% agli IACP ha un ruolo di contrasto alle diseguaglianze di genere posto che la carenza abitativa si riflette differentemente su uomini e donne per via del diverso ruolo familiare loro attribuito e del fatto che la maggior parte delle famiglie monoparentali sono affidate a donne.
  • agli investimenti si affiancano le semplificazioniin materia di edilizia e urbanistica e di interventi per la rigenerazione urbana allo scopo di accelerare l’efficientamento energetico e la rigenerazione urbana, rimuovendo gli ostacoli burocratici all’utilizzo del Superbonus 110%.
  • con la legge di bilancio 2020 (L. 160/2019) è stato previsto l’adozione di un Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare, finalizzato alla riduzione del disagio abitativo con particolare riferimento alle periferie in un’ottica di sostenibilità e densificazione e senza consumo di nuovo suolo, mediante l’istituzione di un apposito fondo con una dotazione complessiva in termini di competenza e cassa pari a 853,81 milioni euro per gli anni 2020-2033 (art. 1, commi 437-444). Con il decreto interministeriale 16 settembre 2020 sono state pubblicate le procedure per la presentazione delle proposte, dei criteri per la valutazione e delle modalità di erogazione dei finanziamenti per l’attuazione del Programma. Nel mese di febbraio 2021, è stata, inoltre, presentata al Parlamento la prima Relazione annuale che descrive lo stato di avanzamento del citato Programma (allegata). I soggetti destinatari, in prima battuta, delle risorse previste per gli investimenti afferenti al settore rigenerazione urbana e housing sociale sono gli enti territoriali (regioni, province autonome, città metropolitane e comuni) e, indirettamente, l’intera cittadinanza.

l’art. 5 del D.L. 32/2019 che ha introdotto modifiche al D.P.R. 380/2001 (Testo unico in materia edilizia) volte a favorire la rigenerazione urbana e la riqualificazione del patrimonio edilizio e delle aree urbane degradate. Successivamente, ulteriori modifiche al testo unico dell’edilizia sono state dall’art. 10 del D.L. 76/2020 (cd. decreto semplificazioni). Il comma 1 reca una serie di modifiche al DPR. 380/2001 finalizzate a semplificare le procedure edilizie e assicurare il recupero e la qualificazione del patrimonio edilizio esistente e lo sviluppo

La sicurezza delle persone

Il Governo ha adottato importanti misure per la sicurezza delle attività scolastiche, universitarie, sociali, in materia di trasporti e per lo svolgimento di eventi pubblici.

Per lo svolgimento in sicurezza delle attività dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività scolastiche e universitarie nell’anno scolastico e nell’anno accademico 2021/2022, è stato deciso che:

  • le attività dei servizi educativi per l’infanzia e delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado si svolgono in presenza. Sono possibili deroghe all’attività in presenza, fino al 31 dicembre 2021 (attuale termine dello stato di emergenza), solo in zona rossa o arancione e in circostanze eccezionali;
  • le attività delle università sono svolte prioritariamente in presenza;
  • fino al 31 dicembre 2021, il personale scolastico e universitario, nonché gli studenti universitari, devono essere in possesso della certificazione verde COVID-19 ed esibirla. Il mancato rispetto di tali previsioni da parte del personale scolastico e universitario è considerato assenza ingiustificata e determina la sospensione del rapporto di lavoro e della retribuzione a decorrere dal quinto giorno di assenza;
  • il Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e il contrasto dell’emergenza COVID-19 predispone e attua un piano di screening della popolazione scolastica.

Tutti i soggetti che intendano accedere a determinati mezzi di trasporto devono munirsi della certificazione verde COVID-19, c.d. green pass. I mezzi sono i seguenti:

  1. aeromobili adibiti a servizi commerciali di trasporto di persone;
  2. navi e traghetti adibiti a servizi di trasporto interregionale, a esclusione di quelli impiegati per i collegamenti marittimi nello Stretto di Messina;
  3. treni impiegati nei servizi di trasporto ferroviario passeggeri di tipo Intercity, Intercity Notte e Alta Velocità. Sono pertanto esclusi i servizi ferroviari diversi da quelli citati, a cominciare da quelli urbani;
  4. autobus adibiti a servizi di trasporto di persone, a offerta indifferenziata, effettuati su strada in modo continuativo o periodico su un percorso che collega più di due regioni;
  5. autobus adibiti a servizi di noleggio con conducente.

Per quanto concerne il distanziamento interpersonale degli spettatori che intendono assistere agli eventi e alle competizioni sportivi e di capienza degli spazi destinati al pubblico. è stata aumentata (dal 25%) al 35% la capienza massima autorizzata per gli spettacoli aperti al pubblico svolti in zona bianca al chiuso con un numero di spettatori superiore a 2.500.

Come è sempre stato, non è facile individuare le misure meno invasive per i cittadini.

Ce ne rendiamo conto anche personalmente, ma siamo consapevoli che esse hanno  una solida motivazione scientifica.

La lezione afgana

Quanto avvenuto in Afghanistan fa riflettere.

Capisco il desiderio di affrontare gli errori commessi, il quesito se la democrazia è esportabile, cosa non ha funzionato in questi ultimi 20 anni.

Tutte domande che, seppur importanti, guardano al passato.

Con questa nota mi concentro sul futuro, sperando che i diritti che sono stati inoculati negli anni nella società possano far germogliare qualcosa di buono nelle giovani generazioni di quel paese.

Da quanto accaduto, traggo tre considerazioni.

La prima. Gli Stati Uniti d’America non sono né saranno più quell’alleato che abbiamo conosciuto dalla seconda guerra mondiale.

Da anni gli americani si stanno ritirando dagli scenari più turbolenti del mondo. L’abbiamo già visto nel mediterraneo, in particolare con la Libia.

Gli USA hanno deciso di concentrarsi su altri versanti, soprattutto interni ed il loro essere sempre pronti a garantire un certo ordine mondiale, è venuto sostanzialmente meno, lasciando spazi importanti a Russia e Cina.

Questa constatazione mi porta alla seconda considerazione.

L’Europa, pur essendo una potenza economica mondiale, non ha come prospettiva strategica quella di influenzare le dinamiche mondiali, se non con la propria moneta, l’Euro.

Non possiamo più essere solo gli alleati degli USA, quelli che coprono le parti mancanti delle missioni di pace. È necessario che cresciamo come potenza influente, con una politica estera e di sicurezza comune.

In accordo con la NATO, che va ridisegnata con nuove prospettive, l’Europa (anche solo chi ci sta) non ha altra scelta che quella di creare un dispositivo militare e di cooperazione per porsi come partner nei contesti del mondo che la coinvolgono direttamente.

E su questo passo alla terza convinzione, che riguarda l’Italia.

Quali sono i nostri interessi geopolitici? Cosa si ripercuote su di noi?

Certamente tutto quello che accade nel nord Africa e nel mediterraneo.

L’Afghanistan è lontano, dobbiamo impegnarci per i diritti di tutti, in primis donne e bambini, ma quello che accade vicino casa nostra, in particolare l’instabilità politica dei vicini, per noi è motivo di insicurezza, oltre che di flussi migratori.

Ebbene, è in quest’area che dobbiamo costruire la nostra influenza.

Insieme con l’Europa è il momento di ripensare il futuro strategico e agire per garantire la stabilità che fa bene alla nostra qualità della vita.

Ddl Zan, le principali obiezioni

Sul tema ho già scritto qualcosa, in particolare sulle parole avverse che vengono dette contro l’approvazione del testo.

Con questa nota, invece, approfondirò le questioni che vengono spesso ripetute: la maternità surrogata, l’identità di genere, la libertà delle opinioni e la scuola.

Già il titolo del provvedimento dovrebbe convincere – “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità – ma tant’è.

Maternità surrogata

E’ completamente falso che la proposta di legge contenga o favorisca la maternità surrogata.

La legge (19 febbraio 2004, n. 40), dispone che: “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”.

La Corte Costituzionale con sentenza n. 272 del 2017 ha chiarito come “la maternità surrogata, offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane”.

Infine, la Consulta, con la recente sentenza n. 33 del 2021 ha ribadito prioritariamente la posizione già assunta nella precedente pronuncia del 2017 per la quale il divieto penalmente sanzionato di surrogazione di maternità è un principio di ordine pubblico posto a tutela di valori fondamentali. Nella sentenza si legge, inoltre, che: “A tale prospettiva si affianca l’ulteriore considerazione che gli accordi di maternità surrogata comportano un rischio di sfruttamento della vulnerabilità di donne che versino in situazioni sociali ed economiche disagiate; situazioni che, ove sussistenti, condizionerebbero pesantemente la loro decisione di affrontare il percorso di una gravidanza nell’esclusivo interesse dei terzi, ai quali il bambino dovrà essere consegnato subito dopo la nascita.”.

Non credo ci sia altro da aggiungere in merito. In pratica, il divieto di surrogazione di maternità quale principio inderogabile di ordine pubblico posto a tutela della dignità della donna è inderogabile.

L’identità di genere

 L’identità di genere ed il sesso sono due cose differenti.

Il procedimento di rettificazione di attribuzione di sesso in Italia è disciplinato dalla legge 14 aprile 1982, n. 164 e si svolge in via giudiziale con rito ordinario di cognizione. Il procedimento di rettificazione come chiarito da costante giurisprudenza di merito e di legittimità richiede che “la serietà ed univocità del percorso scelto e la compiutezza dell’approdo finale sia accertata, ove necessario, mediante rigorosi accertamenti tecnici in sede giudiziale” – Corte di Cassazione sezione I, 20 luglio 2015, n.15138;

La Corte Costituzionale chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale dell’articolo1, comma 1, della citata legge 164 del 1982 ha, con sentenza interpretativa di rigetto n. 221 del 21 ottobre 2015, dichiarato la questione di illegittimità non fondata. Quanto al merito, la Corte ha riconosciuto “il riconoscimento del diritto all’identità di genere quale elemento costitutivo del diritto all’identità personale, rientrante a pieno titolo nell’ambito dei diritti fondamentali della persona (art. 2 Cost. e art. 8 CEDU)”, ma chiarito come “La rettificazione si fa in forza di sentenza passata in giudicato che attribuisca ad una persona sesso diverso da quello enunciato nell’atto di nascita a seguito di intervenute modificazioni dei suoi caratteri sessuali”, dunque a seguito di un rigoroso accertamento giudiziale delle modalità attraverso le quali il cambiamento è avvenuto.

Chiamata nuovamente a pronunciarsi nel 2017, con l’ordinanza n. 187 e la sentenza n. 180, la Corte ha respinto nuovamente la questione di legittimità costituzionale sollevata in merito alla legittimità del citato articolo 1, della legge 164 del 1982 e nel ribadire “il diritto   al   riconoscimento dell’identità di genere” ha, inoltre “escluso che il solo elemento volontaristico possa rivestire prioritario o esclusivo rilievo ai fini dell’accertamento della transizione.”;

Da ciò discende che non potrà mai essere il semplice elemento volontaristico a determinare la rettificazione di attribuzione di sesso di sesso, ma un percorso di accertamento rigoroso svolto in sede giudiziale nel quale sia accertato il percorso medico e il vissuto consolidato nel tempo dalla persona richiedente.

La libertà di espressione

Il disegno di legge Zan dispone che sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.

Si introduce, così, il reato di opinione che impedirebbe la libera manifestazione del pensiero a quanti si facciano portatori di una cultura o opinioni differenti?

Assolutamente, no. Infatti, già in sede applicativa della legge Mancino-Reale riguardo i crimini di odio fondati su motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, la giurisprudenza di merito e di legittimità ha costantemente limitato la rilevanza penale alle sole condotte che costituiscano incitazioni all’odio. È sempre stata esclusa, invece, la sanzionabilità di generiche espressioni di antipatia, insofferenza o rifiuto che, quantunque in contrasto con i valori di tolleranza, non sono sufficientemente gravi da far presumere successive condotte discriminatorie o violente.

Inoltre, la  Corte costituzionale, con la sentenza del 23 aprile 1970, n. 65, ha sancito che è rilevante penalmente non “la manifestazione di pensiero pura e semplice, bensì quella che per le sue modalità integri comportamento concretamente idoneo a provocare la commissione di delitti”.

Quindi. È fuorviante l’accusa del reato di opinione.

La scuola

Il disegno di legge prevede che, in occasione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, le scuole, nel rispetto del piano triennale dell’offerta formativa e del patto educativo di corresponsabilità, provvedono all’organizzazione di cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione, nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione.

L’accusa è che si vogliono indottrinare i bambini sulle teorie gender.

Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità, mentre il patto di corresponsabilità prevede che le famiglie hanno il diritto, ma anche il dovere, di conoscere i contenuti del piano dell’offerta formativa per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto con l’istituzione scolastica, rendendo così i genitori parte integrante e importante del processo educativo.

Già oggi ci sono le linee guida del Ministero dell’istruzione che indicano le modalità cui le scuole si devono attenere nella lotta contro tutte le discriminazioni e le forme d’odio e il disegno di legge in esame non si pone in contrasto con esse né rappresenta un loro “superamento”, ma è in linea con quanto già previsto.

L’intento è quello di trasmettere la conoscenza e la consapevolezza riguardo i diritti e i doveri della persona costituzionalmente garantiti e che riguardando la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni.

Il commissariamento delle opere pubbliche

Nei primi sei mesi di quest’anno abbiamo nominato diversi commissari straordinari per la realizzazione di 100 rilevanti opere pubbliche finanziate con che RCA 96 miliardi di euro.

I commissariamenti devono servire ad accelerare molte procedure burocratiche, a volte causa di incredibili ritardi.

Benché la decisione di intraprendere questa strada sia stata assunta dal Governo Conte I, le nomine sono state fatte dal Governo Draghi, anche in considerazione che la rapidità di esecuzione delle opere interessate è quanto mai necessaria per la ripresa economica post Covid, nonché con i tempi previsti dalle norme europee per l’utilizzo dei fondi del piano NextGenerationEU.

La maggior parte delle opere commissariate sono infrastrutture ferroviarie e i commissariamenti non fanno necessariamente riferimento alla completa realizzazione dell’opera, ma solo alla parte effettivamente sottoposta a commissariamento medesimo.

A copertura dei costi previsti sono disponibili solo una parte, circa i 45% è quella mancante sarà finanziata sia attraverso risorse nazionali che attraverso risorse europee del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Quest’ultime saranno in particolare destinate a quelle opere il cui completamento è previsto entro il 2026, così da rispettare i vincoli temporali di impiego delle risorse imposti dall’Unione Europea.

I commissari godono di ampi poteri speciali, tanto sul lato della progettazione delle opere quanto su quello della loro realizzazione. Per quanto riguarda la progettazione, l’approvazione di un progetto da parte dei commissari sostituisce, infatti, qualsiasi autorizzazione, parere, visto o nulla osta previsti dalla legge, ad eccezione di quelli richiesti per la tutela dell’ambiente e per la tutela dei beni culturali e paesaggistici (per i quali è comunque prevista una disciplina semplificata).

Per quanto concerne l’esecuzione, i commissari possono, laddove agiscano come stazioni appaltanti, operare in deroga alle leggi sui contratti pubblici, ad eccezione di alcune specifiche disposizioni che devono invece essere rispettate.

Per capire meglio la portata delle accelerazioni volute, questi poteri sono di fatto simili a quelli che vennero concessi al sindaco di Genova nominato commissario straordinario per la ricostruzione del ponte Morandi. Come è noto queii poteri speciali hanno permesso la ricostruzione dell’opera in tempi eccezionalmente brevi, non superiori ai 2 anni.

La speranza è che i commissariamenti attuali funzionino come allora.

Dopodiché, visto che si ritiene che le procedure ordinarie non garantiscano quella velocità che servirebbe nella realizzazione di opere importanti, bisognerà interrogarsi di come adeguarle.

Green pass, va usato se…

Nonostante la gravità della pandemia il Governo italiano non ha imposto l’obbligatorietà della vaccinazione, se non per alcune categorie, in particolare per i sanitari ed i parasanitari.
Io concordo con questa scelta e concordo con il fatto che i sanitari che non vogliono vaccinarsi devono essere sospesi dal servizio.
Troppo pericoloso lasciarli in quei luoghi di cura e di assistenza con persone fragili che rischiano la vita in caso di contagio.
Con la vaccinazione che prosegue, si è aperto il dibattito sulla valenza e sull’uso del cd. Green pass, il certificato che attesta l’effettuata vaccinazione.
Un documento che consentirà al possessore di muoversi più liberamente, ma che potrebbe essere usato anche per favorire la vaccinazione.
Io penso che il Governo debba agire con il Green pass per indurre gli italiani a vaccinarsi sempre di più.
Mi spiego.
Statisticamente oggi è possibile calcolare quando sarà raggiunta l’immunità di gregge. Nel caso si dovesse comprendere che ci vorrà ancora tanto tempo e le varianti del virus provocano una recrudescenza dei contagi, io sarei per usare il green pass come leva per accelerare le vaccinazioni, ovvero imporrei alcune restrizioni per coloro che non ne sono in possesso per ragioni diverse da quelle sanitarie.
La Francia ha fatto questo. Ha limitato gli spostamenti dei non vaccinati ed ha ottenuto il risultato che sono aumentate significativamente le prenotazioni per il vaccino.
Non è una punizione, ma un corretto uso di uno strumento basato su dati oggettivi quale quello dei contagi e dell’immunità di gregge.
Inutile sottolineare che una scelta simile andrebbe a favore innanzitutto di coloro che non si sono vaccinati per scelta. Sono i primi a rischiare, come dimostrano i dati dei ricoveri ospedalieri, ma rischiano anche di rendere vani gli sforzi ed i sacrifici che stiamo facendo.

 

DDL Zan, perché approvarlo così

Sul disegno di legge che introduce maggiori tutele contro l’omofobia, ovvero protegge anche l’incolumità delle persone introducendo nuovi diritti, il Partito Democratico non deve indietreggiare di un millimetro.

Non è un’affemazione che non tiene conto della complessità della situazione, in particolare quella riferita alle rilevanti difficoltà di approvarlo in Senato a causa dei numeri risicati di cui disponiamo, ma è l’unico obiettivo per sgombrare il campo dalle ipocrisie delle destre che avversano ideologicamente questo diritto.

Esse non hanno alcuna intenzione di mediare, come diversamente dichiarano, perché rappresentano un blocco culturale che non accetta che le persone omosessuali abbiano una vera cittadinanza. Uno schieramento sociale che va ben oltre l’Italia e che lega le destre estreme di diversi paesi europei che si uniscono e si consolidano anche attraverso l’avversione ai diritti in questione.

Le prove non mancano. Oggi lo avversano, ma il testo è stato modificato alla Camera dei Deputati anche con loro proposte, Poi, basta leggere i loro proclami, i loro slogan, leggere le loro proposte – negano addirittura l’identità di genere – e vedere i loro comportamenti – hanno fatto di tutto per impedire l’approdo in aula ed il confronto in commissione – per comprendere meglio di cosa abbiamo di fronte. Peccato che Italia Viva sia ambigua su questo punto.

Al contrario, le tutele ed i diritti sono parte integrante del nostro essere, il nostro profilo identitaria ed ideologico, perché solo con i diritti si proteggono le persone, soprattutto i più deboli.

Di fronte a questa sfida tra due modi di essere, non possiamo affrontare il confronto paventando modifiche. Seppur legittime e correttamente poste, nella cornice che ho delineato rischiano di essere accomunate al benaltrismo delle destre e di offrire il fianco ad uno schieramento che ha solo l’obiettivo di affossare la legge, non di modificarla.

C’è di più. Se si intende contrastare questa destra ed impedirne la saldatura ideale, proporre modifiche all’introduzione del diritto ad esprimere liberamente il proprio orientamento sessuale, prepara il terreno per confondere le responsabilità ed i ruoli tra chi vuole più tutele e chi proprio non ci pensa (e se potesse, ne toglierebbe).

In altre parole, se la proposta di legge viene modificata nel voto segreto – fatto innipotesi possibile in ragione dei numeri in campo – può essere che l’elettore non creda nella bontà della posizione del Pd visto che alcuni proponevano modifiche al testo? E perché mai dovremmo fare questo regalo agli altri?

Tenere ferma la posizione chiarisce le responsabilità se nel voto segreto dovessero esserci sorprese negative.

In conclusione, siamo in una fase in cui la posizione più razionale, più chiara e più credibile è quella di approvare il ddl Zan così com’è.