La violenza contro le donne è un crimine.

Il 25 novembre scorso è stata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Per comprendere meglio questo grave fenomeno sociale che affligge il nostro Paese, per restare dentro i confini nazionali, credo sia utile rendere noti due dati che sono significativi e che vanno oltre gli omicidi, dei quali si parla, che sono stati 133 nel 2018, 111 nel 2019 e 91 nei primi dieci mesi del 2020.

Partiamo dall’accesso ai Pronto Soccorso degli ospedali. Il 24 novembre 2017 sono state adottate le linee guida nazionali rivolte alle aziende sanitarie e ospedaliere per garantire un intervento adeguato e integrato nel trattamento delle conseguenze fisiche e psicologiche che la violenza maschile produce sulla salute della donna.

Le linee guida delineano un percorso per le donne che subiscono violenza, a partire dal triage ospedaliero fino al loro accompagnamento o orientamento, se consenzienti, ai servizi pubblici e privati dedicati.

Il Ministero della salute, utilizzando i dati degli accessi al Pronto Soccorso, ha effettuato un monitoraggio a livello nazionale degli accessi delle donne vittime di violenza per gli anni 2017 – 2019. Ebbene, sono state 19.166 le donne vittime di questi episodi di violenza e di queste il 34% sono state accompagnate con l’intervento del 118.

Il secondo dato importante riguarda le chiamate al numero verde 1522 nel periodo compreso tra marzo e ottobre 2020. Il numero verde è promosso e gestito dal Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio.

I dati provenienti dalle chiamate al 1522, messi a confronto con lo stesso periodo degli anni precedenti, forniscono indicazioni utili all’evoluzione del fenomeno nel corso del lockdown.

Ebbene, il numero delle chiamate valide sia telefoniche sia via chat nel periodo compreso tra marzo e ottobre 2020 è notevolmente cresciuto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+71,7%), passando da 13.424 a 23.071. La crescita delle richieste di aiuto tramite chat è triplicata passando da 829 a 3.347 messaggi.

Nel periodo considerato, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le telefonate  sono cresciute del 107%. Crescono anche le chiamate per avere informazioni sui Centri Anti Violenza (+65,7%).

Come leggere i vari provvedimenti.

Questa nota è per consentire la lettura agevole dei vari provvedimenti che si susseguono in questa fase per fronteggiare l’emergenza dettata dalla diffusione del Covid-19.

Cosa abbiamo fatto dal 14 ottobre

Per affrontare le ripercussioni economiche della seconda ondata dei contagi, finora sono stati approvati tre decreti cd “ristori”. I primi due sono stati finanziati in extradeficit, l’ultimo, grazie al mini–boom del Pil nel terzo trimestre 2020, è stato finanziato con soldi presenti in cassa.

Tutti e tre i decreti hanno previsto misure di sostengo per le imprese e i lavoratori.

Il terzo decreto ristori, invece, porta con sé anche le novità dei 400 milioni di euro da devolvere ai Comuni per gli aiuti alimentari e dei 100 milioni al commissario all’emergenza per l’acquisto di farmaci per curare i pazienti positivi al Covid.

Voluto fortemente dal Partito Democratico il fondo per gli aiuti sarà suddiviso tra i Comuni con le stesse modalità della scorsa primavera e servirà per erogare buoni-spesa a famiglie e persone in stato di difficoltà.

Ad oggi, i tre decreti varati finanziano completamente i contributi automatici a fondo perduto per le attività economiche delle Regioni che via via si sono “colorate” di arancione e di rosso, oltre ad ampliare la platea degli aventi diritto.

Infatti, l’Agenzia delle Entrate continua ad inviare i bonifici automatici a fondo perduto per tutti coloro che l’hanno già ricevuto a maggio scorso, per le medesime ragioni.

Cosa sarà fatto adesso.

Vi sarà un quarto decreto ristori e anche questo sarà finanziato in extradeficit con uno scostamento di bilancio pari a 8 miliardi di euro che sarà votato giovedì prossimo.

E speriamo che sia l’ultimo.

In ogni caso, questi ulteriori 8 miliardi servono per misure che, in continuità con quelle precedenti, consentiranno di estendere gli interventi previsti a favore degli operatori economici, per il sostegno dei settori produttivi e per il sostegno dei cittadini, anche attraverso un utilizzo adeguato della leva fiscale.

Il quarto decreto Ristori dovrebbe prevedere anche il rinvio delle scadenze fiscali di novembre e dicembre, ovvero il rinvio del secondo acconto Irpef, Irap e Ires del 30 novembre, dei contributi previdenziali e ritenute fiscali del 16 dicembre e dell’Iva il 27 dicembre per tutte le imprese che abbiano perso nel primo semestre almeno il 33% del fatturato e che fatturino fino a 50 milioni di euro.

Perché così tanti provvedimenti (tre/quattro decreti ristori e scostamenti di bilancio).

La  cronologia di questi atti seguono passo passo l’evoluzione dei Dpcm sulle chiusure. Man mano che le Regioni passano ai “colori” più aspri – rosso e arancione – il Governo stanzia le risorse per le attività economiche ed i lavoratori interessati.

Quindi, ad esempio, con il terzo decreto ristori si finanziano le regioni passate dal giallo all’arancione o al rosso.

Come stanno i conti pubblici

Nonostante gli importanti scostamenti di bilancio, grazie al buon andamento delle entrate il deficit previsto per quest’anno sarà del 10,8% del Pil. Il limite consentito dall’UE, ora sospeso, sarebbe del 3%.

Il deficit del 10,8% è basso perché ci sono state maggiori entrate, minori uscite per la cassa integrazione e una ripresa più forte nel terzo trimestre.

Adesso, invece, stiamo scontando un rallentamento dell’economia.

Cosa faremo dall’anno prossimo

Da gennaio, in base all’evoluzione di contagi, si provvederà a irrobustire i ristori del prossimo anno, modulati proporzionalmente alla situazione dell’economia. Quindi, potrà servire un quinto decreto che avrà bisogno di nuovo deficit e un altro scostamento di bilancio.

Intanto, la legge di bilancio 2021

Il Parlamento entro il 31 dicembre prossimo deve votare la legge di bilancio per l’anno prossimo.

I finanziamenti (extradeficit) che saranno reperiti sul mercato per il quarto decreto ristori sostituiranno una parte dei 3,8 miliardi di euro previsti nel fondo anti-Covid della legge di bilancio 2021. Questo permetterebbe di liberare le risorse in questione e di riconvertirle per altre esigenze.

Infine, per il prossimo anno resta da sciogliere il nodo del Recovery fund, al momento bloccato dai veti di Polonia e Ungheria.

 

Le destre collaborano? NO!

In questi giorni leggo le dichiarazioni dei leader delle destre italiane, Salvini e Meloni in primis, disponibili a dare una mano nella condizione di emergenza in cui siamo.

Non nascondo lo stupore e la pena che provo per loro.

Fino ad oggi hanno sempre negato il loro voto sui provvedimenti economici più importanti, in particolare quelli serviti per pagare la cassa integrazione e i tanti bonus e ristori finora elargiti alle attività economiche italiane.

Si, questo va detto con chiarezza: le destre non hanno mai votato a favore degli scostamenti di bilancio che hanno permesso i finanziamenti di quelle importantissime misure.

Mi spiego meglio.

Sin dal primo decreto Rilancio (maggio 2020) i soldi necessari sono stati acquisiti sul mercato dei titoli (debito pubblico). Quel decreto finanziava la cassa integrazione ai milioni di lavoratori fermi a causa del lockdown nonché i tanti bonus e indennità per professionisti ed attività economiche.

Per fare l’operazione era necessario sforare il rapporto deficit/PIL fissato dalla Legge di Bilancio per il 2020. Per farlo, serviva l’autorizzazione del Parlamento con voto qualificato, ovvero con la maggioranza più uno dei componenti di Camera (316+1) e Senato 8161+1).

Ebbene, in quell’occasione le destre non votarono il provvedimento lasciando alla maggioranza l’onere.

Ciò è accaduto in altre due occasioni simili, quando lo scostamento di bilancio era necessario per finanziare il decreto Agosto (Agosto 2020) e poi il decreto Ristoti 1 (ottobre 2020).

In totale, grazie ai tre scostamenti autorizzati dal parlamento, sono stati chiesti sul mercato 100 miliardi di euro per pagare cassa integrazione e indennità varie. Ciò è stato possibile sempre e solo grazie al voto della maggioranza di Governo. Le destre non hanno mai votato.

Per equazione, posso tranquillamente affermare che senza di noi milioni di italiani non avrebbero ricevuto nulla.

In Europa, tutto uguale.

Gli amici politici nazionalisti di Salvini e Meloni (Ungheria e Polonia) pongono il veto sul Recovery fund che prevede per l’Italia 208 miliardi di euro di finanziamenti.

Se non arriveranno quei finanziamenti, i prossimi provvedimenti non potranno essere coperti economicamente. Ergo, le destre europee impediscono all’Italia di sostenere lavoratori e imprese.

E questi signori parlano di collaborazione?

La matematica non è un’opinione

Con il Decreto Rilancio, nel mese di maggio scorso furono decisi contributi a fondo perduto per le attività economiche sospese durante il lockdown.

I soggetti economici interessati erano imprese e lavoratori autonomi con un ammontare di ricavi per il 2019, non superiori a 5 milioni di euro.

La condizione essenziale per poter essere ammessi al beneficio era il calo del fatturato e dei corrispettivi di aprile 2020 per un importo superiore ai 2/3 dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi di aprile 2019.

Sulla differenza, quindi, tra i due dati, si applicava una percentuale per stabilire l’ammontare del contributo, ovvero:

  • 20% per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro nel 2019;
  • 15% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 400.000 euro e fino a 1 milione di euro nel 2019;
  • 10% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 1 milione di euro e fino a 5 milioni di euro nel 2019.

In ogni caso, l’ammontare del contributo era riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche, 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Faccio un esempio: se un bar o un ristorante nel mese di aprile 2019 avevano fatturato 6.000 euro, il beneficio spettava se il fatturato nel mese di aprile 2020 non superava i 2.000 euro (i 2/3 di 6.000 è 4.000 euro).

Il contributo a fondo perduto sarebbe stato, quindi, di 800 euro, ovvero 2.000 che era l’importo minimo per le attività.

Nel caso di un professionista, sarebbe stato di 1.000 euro, importo minimo per questa categoria.

I contributi erogati sono stati notevoli in quanto il riferimento aprile 2020 era sostanzialmente pari a zero a causa del fatto che in quel mese era stato chiuso tutto.

Eppure, in diversi hanno lamentato di non aver ricevuto nulla. Ma è vero? Non credo, onestamente. Infatti, questo caso poteva capitare se la differenza tra aprile 2019 e aprile 2020 non avesse superato i 2/3. Poiché ad aprile 2020 per quelle attività economiche il fatturato era pari a zero significherebbe che ad aprile 2019 era stato dichiarato zero, fatto improbabile.

Diversa è la considerazione concernente i contributi che sono stati erogati. La stragrandissima maggioranza di bar e ristoranti e dei lavoratori autonomi (con fatturato inferiore ai 400 mila euro nel 2019), ha ricevuto 1.000 o 2.000 euro.

Cosa significa?

Poiché ad aprile 2020 hanno incassato zero perché non erano in attività, si è preso per buono che ad aprile 2019 avessero incassato rispettivamente 10.000 euro e 5.000 euro.

Se così fosse stato per davvero, tutte le attività interessate avrebbero dovuto dichiarare nel 2019 almeno 120mila euro e 60mila euro. Poiché ciò non è stato, lascio a chi legge le considerazioni conseguenti.

Con il Decreto Ristori, il contributo è stato raddoppiato per i ristoranti (200%) e moltiplicato per una volta e mezzo per i bar (150%). In pratica, si è presupposto che ad aprile 2019 hanno dichiarato rispettivamente 20.000 euro e 15.000 euro.

Va detto che questa volta i soggetti interessati possono anche esercitare le attività, al massimo con asporto nelle zone arancioni e rosse.

Lo scopo di questa nota è quella di fornire chiavi di lettura per interpretare le tante informazioni di cui siamo inondati e, come si può notare, non sempre corrispondenti alla verità.

Quanto risparmia l’Italia con i prestiti decisi dall’UE?

La Commissione Europea ha effettuato le sue prime emissioni di titoli per conto dell’Unione Europea per il finanziamento del programma SURE ovvero il programma di finanziamento dell’occupazione (e della cassa integrazione). Lo SURE ammonta a 87,9 miliardi, di cui 27,4 miliardi destinati all’Italia.

È possibile, quindi, calcolare quanto risparmierà l’Italia prendendo a prestito dall’Unione Europea questi finanziamenti ai tassi previsti rispetto ai tassi normalmente praticati sul mercato.

Per finanziare lo SURE, la Commissione Europea ha, per ora, collocato “social bond” per 17 miliardi di cui 10 miliardi con scadenza a 10 anni al tasso del -0,238 per cento e 7 miliardi con scadenza a 20 anni al tasso dello 0,131 per cento.

Questi tassi verranno, quindi, applicati anche ai prestiti che la Commissione Europea farà all’Italia. In soldoni, significa che per ogni 1.000 euro presi a prestito, l’Italia dovrà restituire dopo 10 anni solo 976 euro. Invece, per il prestito ventennale dovrà restituire 1.026 euro.

Il risparmio per l’Italia va calcolato facendo la differenza tra questi tassi e quelli che attualmente l’Italia paga emettendo direttamente BTP sui mercati finanziari. Per questi ultimi, i tassi di interesse sui BTP decennali sono attualmente di circa 0,76 per cento; quelli sul BTP ventennali sono di circa 1,35 per cento.

Dunque, se anche in futuro permarranno questi tassi di interesse in modo da poterli applicare all’intero importo dei finanziamenti SURE all’Italia (27,4 miliardi) e se i prestiti saranno distinti per il 60 per cento decennali e il restante 40 ventennali, il risparmio per l’Italia sarebbe di circa 4,36 miliardi.

Questo per i prestiti SURE. Il ragionamento vale anche per i prestiti del Next Generation EU (Recovery fund).

Il Next Generation EU prevede un ammontare di prestiti pari a 127,6 miliardi, erogati tra il 2021 e il 2026. Se venissero applicati gli stessi tassi del finanziamento SURE e restasse invariata la proporzione di prestiti a 10 e 20 anni, il risparmio relativo a tali prestiti sarebbe pari a 20,3 miliardi.

Il totale dei risparmi per gli interessi dai programmi SURE e NGEU è quindi di 24,66 miliardi rispetto a quanto l’Italia avrebbe speso se avesse collocato i propri titoli di debito autonomamente sui mercati finanziari.

Il risparmio sarebbe anche superiore se il confronto venisse fatto rispetto alle emissioni riservate alle famiglie italiane che, normalmente, avvengono a tassi più elevati di quelli di mercato.

L’intervento da parte dell’Unione Europea con i programmi SURE e NGEU ha certamente facilitato il calo dei tassi di interesse rispetto quello che sarebbe accaduto nel caso fosse stata l’Italia ad emettere direttamente i BTP da collocare sul mercato.

C’è da tenere conto anche del fatto che i risparmi potranno essere superiori in quanto, come è noto, da tempo i titoli di debito italiani (come di altri paesi UE) vengono acquistati dalla BCE tramite la Banca d’Italia che avvengono, di fatto, a costo zero per lo Stato italiano, visto che gli interessi che quest’ultimo paga alla Banca d’Italia vengono poi restituiti allo Stato stesso attraverso la distribuzione di profitti della Banca d’Italia (che vanno quasi interamente allo Stato).

Evito, per il momento, di applicare lo stesso ragionamento ai prestiti del MES, ma è chiaro che anche qui il risparmio sarebbe consistente.

Che brutta bestia la burocrazia

Procedono troppo a rilento le procedure burocratiche per la regolarizzazione di migliaia di stranieri che da anni lavorano in Italia in settori fondamentali e che sono titolari di un  permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, non rinnovato o convertito in altro titolo di soggiorno. Il “rinnovo” sarebbe per sei mesi decorrenti dalla data di presentazione dell’istanza. Il pericolo è che qualcuno – lavoratore e datore di lavoro – possa essere denunciato “ingiustamente”.

Da maggio scorso sono state fissate le modalità di presentazione delle domande per l’avvio dei procedimenti di regolarizzazione dei rapporti di lavoro nei settori economici e produttivi dell’agricoltura, dell’assistenza alla persona (badanti) e del lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare (colf). Le domande dovevano essere presentate entro il 15 luglio.

Lo scopo è quello di rilasciare un regolare permesso di soggiorno per lavoro a tantissimi lavoratori stranieri che ne sono privi sebbene siano in possesso di un’occupazione stabile, anche da anni. In questo modo potranno essere regolarizzati migliaia di contratti di lavoro oggi irregolari e, quindi, evitato il grave rischio che coloro, anziani e datori di lavoro agricoli che li impiegano, possano essere denunciati.

Se ricordate, tante volte si è detto che questi lavoratori avevano paura di uscire da casa per evitare di essere fermati, controllati e, quindi, non solo denunciati, ma anche espulsi dall’Italia con la ripercussione di lasciare da soli gli anziani che accudivano. Ovviamente, la denuncia colpirebbe anche la persona che li impiega. Un doppio danno.

I controlli sono molto rigidi. Innanzitutto, le istanze di emersione potevano essere presentate solo da coloro che risultavano presenti in Italia prima dell’8 Marzo 2020 e che non si fossero allontanati dopo tale data (rilievi fotodattiloscopici, attestazioni costituite da documentazione di data certa provenienti da organismi pubblici).

In secondo luogo, il datore di lavoro, oltre alla durata del contratto di lavoro, doveva dimostrare di possedere la capacità economica per poter assumere il lavoratore.

Le domande dovevano essere presentate allo Sportello unico per l’immigrazione -direttamente dai datori di lavoro o, nel caso lo avessero fatto gli stranieri interessati, presso le Questure o per posta – che, a sua volta, doveva acquisire un parere sia dalla Questura circa l’insussistenza di motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza, sia dall’Ispettorato territoriale del lavoro circa la conformità del rapporto di lavoro, la congruità del reddito o del fatturato del datore di lavoro e delle condizioni di lavoro applicate.

Acquisiti i pareri favorevoli, lo Sportello unico convoca il datore  di lavoro e il lavoratore  per l’esibizione della documentazione necessaria e per la sottoscrizione del contratto di soggiorno.

Dal portale del Ministero dell’Interno risultano alla data del 15 Agosto 2020 circa 207.542 domande per la regolarizzazione dei rapporti di lavoro di cui 176.848 sono richieste riguardanti il lavoro domestico e di assistenza alla persona (85% del totale delle domande).

Un dato curioso: per quanto riguarda le richieste di permesso di soggiorno temporaneo presentate agli sportelli postali, Verona è la prima in Italia con 675 domande. Seguono Cuneo (466), Cosenza (423), Milano (406) e così via.

Il problema è che i pareri stanno affluendo molto lentamente e questo sta pregiudicando i tempi di definizione delle singole pratiche e, conseguentemente, la regolarizzazione del rapporto di lavoro e degli stranieri.

Per questa ragione, il gruppo del Partito democratico del Senato ha depositato un’interrogazione ai ministri dell’Interno, del Lavoro, dell’Agricoltura e dell’Economia affinché predispongano tutte le azioni necessarie per agevolare le procedure burocratiche di sblocco delle domande rimaste ancora insolute.

La questione va risolta con urgenza per evitare i rischi che qualche datore di lavoro possa essere denunciato per l’impiego di persone che non hanno il permesso di soggiorno, pur lavorando da anni con loro come colf, badanti o in agricoltura.

Comincio a provare addirittura pena

Un minuto dopo che sono state attribuite le zone di rischio per ciascuna regione italiana, è cominciato il coro assordante di alcuni presidenti di regione che hanno lamentato la loro collocazione.

Alcuni di loro dovrebbero stare zitti, e penso alla Lombardia e al Piemonte, ma hanno avuto anche la faccia tosta di alzare la voce.

Per capire quanto sia assurda la posizione di chi ha protestato, occorre fare un passo indietro.

Il 30 aprile scorso, dopo un lungo confronto tra il Governo, il Comitato tecnico Scientifico e le Regioni furono fissati 21 parametri in base ai quali adeguare le misure di contrasto alla diffusione dei contagi.

Si tratta di parametri molto complessi che sviluppano esclusivamente i dati che quotidianamente le regioni rilevano sul proprio territorio e comunicano, sempre giornalmente, al Ministero della Salute che li analizza secondo un processo ben definito.

E’ proprio dall’analisi di queste informazioni che le regioni forniscono che emergono gli eventuali profili di rischio o meno.

A suo tempo, appunto ad aprile, furono creati per affrontare i mesi futuri che sono stati tranquilli a partire da giugno e adesso più cruenti.

Dal 4 giugno, con la cosiddetta seconda fase, a decidere in merito alle azioni di contrasto sono le regioni e non più il Governo come era stato fino a quel momento.

Quindi, il meccanismo messo in piedi era: le Regioni comunicavano i dati, il Ministero della Salute li analizzava e sulla base delle risultanze, più o meno positive, le Regioni agivano. E’ sempre sulla base di questo meccanismo che sono state prese le decisioni di riaprire piano piano tutte le attività in estate. Non si tratta di un sistema che da i voti, ma uno strumento con regole rigide ben definite che fa capire il quadro attuale e la sua evoluzione.

Fino a metà ottobre.

Infatti, con il primo DPCM omogeneo per tutta Italia, è emerso il problema: quanto fatto dalle Regioni fino a quel momento, più l’apertura delle scuole, l’arrivo di temperature più rigide ed il pieno funzionamento delle attività avevano avuto l’effetto di una virulenta ripresa del virus.

Da qui la decisione attuale: una linea uguale per tutti (il divieto di movimento dalle 22 alle 6) e azioni mirate sui territori in capo alle Regioni sulla base delle risultanze dei dati comunicati.

Apriti cielo. Quello che andava bene finora, adesso non lo è più.

Ma io dico: ma se il virus è presente, si capisce che le cose peggiorano, i dati li comunichi tu, finora hai sempre fatto così, ma perché ti lamenti se sei in zona rossa o arancione?

E’ una cosa assurda. Peraltro, l’attribuzione del rischio per zone è variabile. Infatti, settimanalmente i dati possono migliorare o peggiorare e speriamo che tutto il Paese passi da rosso-arancione-giallo a verde.

Perché tanti DPCM ravvicinati? In tre punti la spiegazione 

Nelle ultime tre settimane il Presidente Conte ha firmato due Decreti con disposizioni restrittive per contrastare la diffusione dei contagi. Un altro lo firmerà domani.

La domanda è lecita: perché tre Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri a distanza di una settimana circa l’uno dall’altro e non assumere la decisione più drastica sin dall’inizio?

Dal momento della recrudescenza dei contagi, i Decreti sono stati emanati il 18 ottobre, il 24 ottobre ed il nuovo sarà lunedì 2 novembre.

E’ necessario, quindi, comprendere in che modo si assume questa particolare decisione.

Sin dall’estate scorsa è stato predisposto un documento, dal titolo “Prevenzione e risposta a COVID-19” (concluso, poi, a settembre) nel quale sono descritti gli scenari possibili e le azioni conseguenti da assumere.

Per fare un esempio concreto, la fase 3, quella in cui siamo, prevede che occorrono azioni (locali/provinciali/regionali) per l’aumento delle distanze sociali, possibili obblighi anche su base locale sull’utilizzo di mascherine anche all’aperto, zone rosse con restrizioni temporanee con riapertura possibile valutando incidenza e Rt, interruzione di attività sociali/culturali/sportive a maggior rischio assembramento, valutazione di interruzione di alcune attività produttive con particolari situazioni di rischio, possibili restrizioni della mobilità interregionale ed intraregionale”.

Quindi, un primo dato è che le scelte del Presidente del Consiglio sono già state individuate nel documento “Prevenzione e risposta a COVID-19”. A questo link troverai il documento completo (http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_5373_16_file.pdf).

Ogni settimana, di norma il venerdì, il Comitato Tecnico Scientifico analizza ed elabora i risultati provenienti dai tamponi effettuati e dal sistema sanitario nazionale. Questi dati vengono scientificamente valutati e proiettati in linea potenziale per il futuro.

Nelle ultime tre settimane, i dati sempre in forte aumento dei contagiati e dei ricoverati (quindi, le criticità del sistema sanitario), la loro diffusione territoriale e le gravi difficoltà di tracciare i contatti dei contagiati scoperti, sono stati sempre valutati dal Comitato che, a sua volta, ha inoltrato al Governo le proprie conclusioni affinché si prendessero le decisioni del caso.

Quindi, il secondo dato è che le scelte del Presidente del Consiglio sono prese sulla base di evidenze scientifiche.

Detto questo, veniamo al perché dei DPCM a ripetizione.

Le scelte di contrasto al virus sono normalmente proiettate nei successivi 10/14 giorni. Pertanto, per valutare i risultati delle decisioni prese con il DPCM 18 ottobre si sarebbe dovuto aspettare almeno fino al 28 e per quello del 24 ottobre fino al 7 novembre prossimo.

In realtà, e questo è il terzo dato, i DPCM si sono susseguiti a distanza inferiore a causa della velocissima e diffusissima espansione dei contagi notevolmente superiori ad ogni previsione tanto che non è stato assolutamente possibile attendere gli esiti delle scelte precedentemente assunte.

Una situazione allarmante alla quale non si riesce a far fronte e che ci sta portando dritti allo scenario 4, il peggiore, quello in cui è previsto anche il lockdown totale.

Con il DPCM di domani si cercherà ancora di arginare il virus che corre più che velocemente, tanto che in tutta Europa le scelte assunte si somigliano e tutte sacrificano la mobilità delle persone e l’esercizio delle attività economiche.

Decreto “Ristoro”. Le decisioni prese.

Il Governo ha stanziato 5,4 miliardi di euro e ne potranno beneficiare ristoranti, partite Iva, gestori di palestre e piscine, discoteche, lavoratori stagionali, termali e dello spettacolo.

Contributi a fondo perduto

I contributi a fondo perduto sono per tutte le aziende che, a causa dell’ultimo Dpcm, sono costrette a chiudere o a ridurre l’orario, ma anche a taxi e noleggi con conducente, indirettamente colpiti. Si parte dai ristori già erogati ai sensi del decreto Rilancio (Maggio 2020), ma questa volta gli importi saranno quasi sempre più alti.

I contributi a fondo perduto sono per circa 460 mila imprese e saranno accreditati a partire dal 15 novembre con erogazione automatica sul conto corrente per chi li ha già ricevuti in precedenza.

I beneficiari sono suddivisi per categorie e, in base all’attività, il contributo varia dal 100% al 400%, fino ad un massimo di 150.000 euro di contributo.

La novità è che possono fare domanda anche le imprese che non ne hanno usufruito nei mesi precedenti e le imprese che fatturano oltre 5 milioni di euro all’anno, con un ristoro pari al 10% da calcolare sulla perdita di fatturato (in passato, escluse).

Il contributo è sempre rapportato alle perdite di fatturato rilevate dalle differenze tra i ricavi di aprile 2020 e di aprile 2019.

I contributi a fondo perduto sono previsti nella misura del:

  • 100% per tassisti e noleggiatori;
  • 150% per gelaterie, pasticcerie e bar senza cucina, aziende agricole e strutture alberghiere;
  • 200% per ristoranti, catering, piscine, palestre, teatri e cinema;
  • 400% per discoteche, sale da ballo e simili.

Quindi, i nuovi aiuti saranno, in base al codice Ateco dell’attività, pari al 100%, al 150% o al 200% rispetto all’aiuto già previsto dal decreto Rilancio, che a sua volta era pari al 20%, 15% o 10% (a seconda della grandezza dell’azienda) della perdita subìta.[1]

Esempi:

Attività con ricavi e compensi inferiori a 400mila euro Ricavi aprile 2019 Ricavi aprile 2020 (e perdite) Contributo DL Rilancio (Maggio)

 

Contributo DL Ristoro

(% di oggi x20% di maggio)

Bar, pasticcerie 15.000 3.000 (-12.000) 2.400 (20%) 3.600 (150%)
Ristoranti 20.000 5.000 (-15.000) 3.000 (20%) 6.000 (200%)
Palestre, piscine 40.000 10.000 (-30.000) 6.000 (20%) 12.000 (200%)
Discoteche 100.000 20.000 (-80.000) 16.000 (20%) 48.000 (400%)

 

  1. Le cifre sono indicate – per comodità – per consentire il risultato superiore ai 2.000 euro a fondo perduto, importo minimo del contributo comunque da erogare nel caso in cui la differenza aprile 2020/aprile 2019 generasse un contributo inferiore.

Per i ristori ci sarà un doppio binario: per chi lo ha già avuto l’indennizzo sarà automatico e arriverà con bonifico sul conto corrente da parte dell’Agenzia delle entrate entro il 15 novembre. Potranno presentare la domanda anche le attività che non hanno usufruito dei precedenti contributi. L’Agenzia riaprirà il canale per le istanze e il ristoro arriverà entro la metà di dicembre.

Rata IMU cancellata

In arrivo la cancellazione dellaseconda rata dell’IMU, da pagare entro il 16 dicembre 2020. Questa dovrebbe essere eliminata per tutti i soggetti economici colpiti dal DPCM 25 ottobre: ristoratori, gestori di cinema, teatri, palestre, piscine e altre attività per le quali è imposta la chiusura totale o anticipata alle 18.00.

Credito d’imposta per affitti commerciali

Il credito d’imposta sugli affitti commerciali al 60% riguarda i mesi diottobre, novembre e dicembre. La misura viene allargata alle imprese con ricavi superiori a 5 milioni di euro annui, a patto che abbiano subito un calo di fatturato di almeno il 50%.
Il credito sarà cedibile al proprietario dell’immobile locato.

Proroga cassa integrazione

Tra le novità principali del nuovo decreto c’è la proroga della Cig per altre 6 settimane, un intervento che, da solo, richiede 1,6 miliardi di euro. La proroga riguarda il periodo compreso tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021 e possono beneficiarne le imprese che hanno esaurito le settimane precedenti.

È prevista un’aliquota contributiva addizionale differenziata sulla base della riduzione di fatturato.  Per le imprese che hanno avuto una riduzione di fatturato oltre il 20% la Cig è gratuita, stessa cosa per i datori che hanno avviato l’attività dopo il 1° gennaio 2019.

Bonus lavoratori spettacolo, turismo, stagionali e termali

Confermata l’indennità di 1.000 euro per i lavoratori dello spettacolo (intermitenti e autonomi), stagionali e del turismo. Per queste categorie il decreto prevede anche la proroga della cassa integrazione.

È riconosciuta un’ulteriore indennità destinata a tutti i lavoratori del settore sportivo che avevano già ricevuto le indennità previste dai decreti “Cura Italia” (decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18) e “Rilancio” (decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34). L’importo è aumentato da 600 a 800 euro.

Reddito di emergenza

Per coloro che ne hanno già beneficiato nei mesi passati, il dl Ristori conferma il reddito di emergenza per altre due mensilità. Il valore del beneficio può arrivare anche a 800 euro (attualmente in media 560 euro per circa 300mila famiglie).

Esonero contributi previdenziali

A sostegno dell’imprenditoria, il dl Ristori prevede lo stop ai versamenti previdenziali per le imprese che hanno sospeso o ridotto l’attività a causa del Covid-19, tranne quelle del settore agricolo (per le quali sono previste altre misure). L’esonero contributivo dura 4 mesi al massimo ed è fruibile entro e non oltre maggio 2021.
Il quantum dell’esonero viene calcolato sulla base della perdita di fatturato:

  • fino al 50% per le imprese che hanno avuto una riduzione inferiore al 20%;
  • fino al 100% per le imprese con riduzione pari o superiore al 20%.

Filiera agricola, della pesca e dell’acquacoltura

Previsto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali per tutta la filiera agricola, della pesca e dell’acquacoltura. La misura riguarda i contributi dovuti per il mese di novembre. Tale beneficio è riconosciuto anche a imprenditori agricoli, coltivatori diretti, mezzadri e coloni.

Stanziati 100 milioni di euro per sostenere tutta la filiera e la concessione di contributi a fondo perduto per gli imprenditori che hanno avviato l’attività dopo il 1° gennaio 2019 e a chi ha avuto un calo di fatturato superiore al 25% rispetto a novembre dello scorso anno.

Settore sportivo: le indennità previste

Tra i settori maggiormente colpiti c’è quello sportivo, soprattutto dilettantistico. Il dl Ristori riconosce un’indennità ulteriore per coloro che lavorano con lo sport ed hanno già ricevuto le indennità di 600 euro stabilite dal Cura Italia e poi dal dl Rilancio. L’importo del beneficio è aumentato a 800 euro.

Inoltre viene istituito un apposito Fondo con 50 milioni di euro da destinare alle società sportive dilettantistiche danneggiate dalla riduzione o chiusura totale delle attività.

Pacchetto Giustizia

Non da ultimo, il nuovo decreto si occupa anche del comparto Giustizia, con diversi articoli dedicati alle misure di prevenzione nei tribunali. Tra le novità ci sono l’implementazione del deposito di atti e documenti via PEC, l’accesso agli atti da remoto e la possibilità di procedere a divorzio e separazione senza comparizione delle parti.

Computer studenti

Al provvedimento sono state agganciate anche altre misure, come gli 85 milioni per acquistare computer per gli studenti.

Fondi di sostegno per alcuni dei settori più colpiti

È stanziato complessivamente 1 miliardo per il sostegno nei confronti di alcuni settori colpiti:

  • 400 milioni per agenzie di viaggio e tour operator;
  • 100 milioni per editoria, fiere e congressi;
  • 100 milioni di euro per il sostegno al settore alberghiero e termale;
  • 400 milioni di euro per il sostegno all’export e alle fiere internazionali.
  • 100 milioni di euro per la filiera agricola.

 Sostegno allo sport dilettantistico

Per far fronte alle difficoltà delle associazioni e società sportive dilettantistiche viene istituito un apposito Fondo le cui risorse verranno assegnate al Dipartimento per lo sport.

Il Fondo viene finanziato per 50 milioni di euro per il 2020 per l’adozione di misure di sostegno e ripresa delle associazioni e società sportive dilettantistiche che hanno cessato o ridotto la propria attività, tenendo conto del servizio di interesse generale che queste associazioni svolgono, soprattutto per le comunità locali e i giovani.

Salute e sicurezza

È previsto un insieme di interventi per rafforzare ulteriormente la risposta sanitaria del nostro Paese nei confronti dell’emergenza Coronavirus. Tra questi:

  • lo stanziamento dei fondi necessari per la somministrazione di 2 milioni di tamponi rapidi presso i medici di famiglia;
  • l’istituzione presso il Ministero della salute del Servizio nazionale di risposta telefonica per la sorveglianza sanitaria e le attività di contact tracing.

Ecco nel dettaglio a quali tipologie di attività di applicheranno i diversi coefficienti di incremento. In ogni caso, successivi decreti del ministro dello Sviluppo economico di concerto con quello dell’economia potrannoaggiungere ulteriori codici relativi a settori “direttamente pregiudicati dalle misure restrittive introdotte dai decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri”.

CODICI ATECO INTERESSATI E % DI CONTRIBUTO:

493210 Trasporto con taxi 100%
493220 Trasporto mediante noleggio di autovetture da rimesse con conducente 100%
561011 Ristorazione con somministrazione 200%
561012 Attività di ristorazione connesse alle aziende agricole 200%
561030 Gelaterie e pasticcerie 150%
561041 Gelaterie e pasticcerie ambulanti 150%
561042 Ristorazione ambulante 200%
562100 Catering per eventi, banqueting 200%
563000 Bar e altri esercizi simili senza cucina 150%
591400 Attività di proiezione cinematografica 200%
823000 Organizzazione di convegni e fiere 200%
900400 Gestione di teatri, sale da concerto e altre strutture artistiche 200%
931110 Gestione di stadi 200%
931120 Gestione di piscine 200%
931130 Gestione di impianti sportivi polivalenti 200%
931190 Gestione di altri impianti sportivi nca 200%
931200 Attività di club sportivi 200%
931300 Gestione di palestre 200%
931910 Enti e organizzazioni sportive, promozione di eventi sportivi 200%
931999 Altre attività sportive nca 200%
932100 Parchi di divertimento e parchi tematici 200%
932910 Discoteche, sale da ballo night-club e simili 400%
932930 Sale giochi e biliardi 200%
932990 Altre attività di intrattenimento e di divertimento nca 200%
960410 Servizi di centri per il benessere fisico (esclusi gli stabilimenti termali) 200%
960420 Stabilimenti termali 200%
960905 Organizzazione di feste e cerimonie 200%
551000 Alberghi 150%
552010 Villaggi turistici 150%
552020 Ostelli della gioventù 150%
552030 Rifugi di montagna 150%
552040 Colonie marine e montane 150%
552051 Affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence 150%
552052 Attività di alloggio connesse alle aziende agricole 150%
553000 Aree di campeggio e aree attrezzate per camper e roulotte 150%
559020 Alloggi per studenti e lavoratori con servizi accessori di tipo alberghiero 150%
493901 Gestioni di funicolari, ski-lift e seggiovie se non facenti parte dei sistemi di transito urbano o sub-urbano 200%
773994 Noleggio di strutture ed attrezzature per manifestazioni e spettacoli: impianti luce ed audio senza operatore, palchi, stand ed addobbi luminosi 200%
799011 Servizi di biglietteria per eventi teatrali, sportivi ed altri eventi ricreativi e d’intrattenimento 200%
799019 Altri servizi di prenotazione e altre attività di assistenza turistica non svolte dalle agenzie di viaggio nca 200%
900101 Attività nel campo della recitazione 200%
900109 Altre rappresentazioni artistiche 200%
900201 Noleggio con operatore di strutture ed attrezzature per manifestazioni e spettacoli 200%
900209 Altre attività di supporto alle rappresentazioni artistiche 200%
920009 Altre attività connesse con le lotterie e le scommesse (comprende le sale bingo) 200%
949920 Attività di organizzazioni che perseguono fini culturali, ricreativi e la coltivazione di hobby 200%
949990 Attività di altre organizzazioni associative nca 200%

[1] Decreto Rilancio (Maggio 2020): l’ammontare del contributo si calcola applicando una diversa percentuale alla differenza tra l’importo del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’analogo importo del mese di aprile 2019.

Le percentuali previste erano le seguenti:

  • 20%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono inferiori o pari a 400.000 euro
  • 15%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia precedente ma non l’importo di 1.000.000 euro
  • 10%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia precedente ma non l’importo di 5.000.000 euro.

Il contributo era comunque riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

 

Il nemico è il virus, non le attività economiche

Le ultime decisioni prese dal Governo hanno l’obiettivo di ridurre il più possibile la mobilità delle persone e, quindi, gli assembramenti.

Il quadro generale è a tutti noto.

Siamo di fronte ad un’importante ripresa dei contagi, alle prime (avanzate) sofferenze del sistema sanitario, all’ormai impossibilità di tracciare tutti i contagiati.

Il quadro è aggravato dal fatto che ovunque in Europa la situazione è molto critica e la mobilità tra Paesi non è stata (ne sarà) limitata.

Un altro dato importante: l’indagine epidemiologica ufficialmente avviata dal Governo e svolta all’inizio dell’estate ha certificato che in Italia i contagiati erano stati circa 1,4 milioni. Eppure, i dati ufficiali dei contagiati (decessi compresi) al 28 giungo scorso erano solo 240.310.

È altamente probabile che oggi sia nuovamente così, tant’è che quasi il 55% dei positivi sono asintomatici e tali restano. Ne vengono scoperti di più perché si fanno in media 160mila tamponi al giorno. Fino a giugno in media erano solo più o meno 30mila.

Un ulteriore dato sono le terapie intensive. È vero che ne sono state predisposte qualche migliaio in più rispetto alla primavera, ma è da tenere conto che mediamente il 75% di esse viene occupato da pazienti non covid, quindi, i numeri sono di molto inferiori, tant’è che l’asticella per l’allarme è fissata al 30% del loro riempimento (ad esempio, in Veneto siamo in fascia 3, ovvero tra 151/250 pazienti in terapia intensiva. La fascia massima è la 5 con 400 pazienti in terapia intensiva su 1.016 posti disponibili (fonte: piano di sanità pubblica della Regione Veneto) superata la quale le restrizioni saranno al massimo livello).

Inoltre, dato non indifferente, sono importanti i calcoli statistici degli epidemiologi che presuppongono in prospettiva numeri significativi di contagiati, ricoverati e decessi (ad esempio, avevano previsto anche 16mila contagi a fine ottobre, ma siano ben oltre i 20mila).

A questi livelli, è impossibile il tracciamento

Mi spiego meglio in numeri: per ogni contagiato le ASL dovrebbero rintracciare 10/15 persone per il conseguente isolamento fiduciario.

Posto che servono almeno 15 minuti per ognuno, occorrono 3,75 ore (su 15) per ciascun contagiato. Moltiplicato per 2mila (più o meno i contagiati quotidiano più in Veneto), fanno 7.500 ore al dì.

Impegno insostenibile.

Rispetto a tutto questo, ed è ragionevolmente impossibile qualsiasi ragionamento “localistico” in virtù del quale si pensa che un territorio stia meglio di altri.

Come pure è poco realistico sostenere che ci sono attività che per lo stretto rispetto delle regole (non ho dubbi in merito), non favoriscono i contagi.

Il tema centrale attorno al quale ruotano le valutazioni scientifiche non sono i territori o le singole attività economiche, bensì la mobilità e gli assembramenti.

Faccio un esempio: dalle 18,00, che per la maggior parte è il termine dell’attività lavorativa, si mobilitano svariati milioni di italiani.

La “chiusura” mira a colpire proprio quella mobilità.

Quindi, la causa dei contagi non sono quelle attività, ma ciò che la loro presenza determina, ovvero la mobilità di milioni persone.

La differenza tra le 18,00 e le 23,00 (nessuno era contrario alla chiusura, la differenza era solo sull’orario), sta nei numeri. Chiudere alle 18,00 consente di ridurre la mobilità di diversi milioni in più rispetto alle 23,00, senza compromettere la maggioranza delle attività lavorative, scolastiche e personali che si svolgono prima delle 18. Questo è il punto.

Ovviamente c’è un pesante effetto collaterale su tutte le attività che si sviluppano in quella fascia oraria e dovranno essere prontamente risarcite.

Nel frattempo, rispetto ad alcune obiezioni che sono state giustamente poste, per contenere al massimo i tempi di questa chiusura si sta agendo anche su altri fronti. Per i trasporti sono stati cospicuamente finanziati servizi aggiuntivi (attuati in ritardo a causa della scarsa reattività delle regioni, ma adesso sta funzionando).

Per la scuola è stata fatta una scelta di natura pedagogica.

Mentre per le scuole superiori la didattica a distanza deve essere almeno del 75% (anche qui nessun contrario, la differenza era solo sulle percentuali) – con il beneficio di ridurre i pendolari –  “materne, elementari e medie” si svolgono in presenza perché si è ragionevolmente valutato il beneficio per i bambini delle relazioni sociali che la scuola ha sulla loro formazione (nessuno aveva proposto di chiuderle) ed in più non gravano sui trasporti.