La cittadinanza in Italia e nell’Unione Europea

La proposta di legge sullo ius scholae ha riacceso il dibattito sulla cittadinanza ai figli di genitori stranieri.

 La proposta di legge attualmente in discussione in Parlamento permetterebbe ai figli di genitori stranieri nati in Italia o che vi hanno fatto ingresso entro il dodicesimo anno di età di richiedere la cittadinanza italiana, a patto di aver completato un ciclo scolastico di almeno cinque anni e di aver risieduto legalmente e senza interruzioni in Italia.

Non mi sembra una violenza per nessuno riconoscere coloro che sono nati qui o che hanno scelto l’Italia er vivere, sin da piccoli.

D’altronde, oggi per ottenere la cittadinanza il percorso è molto più tortuoso.

Attualmente, la cittadinanza italiana può essere acquisita nei seguenti modi:

  • Alla nascita, se almeno un genitore è italiano (c.d. ius sanguinis).
  • Al raggiungimento dei 18 anni, se entrambi i genitori sono stranieri.
  • Richiesta a seguito di matrimonio: il coniuge straniero di cittadino italiano può ottenere la cittadinanza quando, dopo il matrimonio, risieda legalmente da almeno due anni Italia. Bisogna, invece, attendere almeno tre anni dalla data del matrimonio se residente all’estero, qualora non sia intervenuto lo scioglimento, l’annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.
  • Per naturalizzazionedopo dieci anni di residenza legale in Italia (media UE 6,8 anni), ridotti a cinque anni per coloro ai quali è stato riconosciuto lo status di apolide o di rifugiato e a quattro anni per i cittadini di paesi appartenenti all’Unione Europea (media UE 6,2 anni). In questo caso sono richieste altre condizioni minori quali il certificato di attestazione della lingua italiana, il pagamento di contributi amministrativi, la dimostrazione di avere redditi sufficienti al sostentamento e non avere precedenti penali.

Come funziona negli altri stati dell’UE?

Per la concessione della cittadinanza ai minorenni figli di stranieri, la situazione nei vari paesi dell’UE si può categorizzare come segue:

  • Ius soli: nessun paese membro dell’Unione Europea prevede lo ius soli che lega la cittadinanza al luogo di nascita, approccio invece seguito dalla maggior parte degli stati del continente americano (83 per cento dei paesi inclusi gli USA, Canada, Brasile e Messico);
  • Ius soli “temperato”: Belgio, Germania, Irlanda e Portogallo prevedono una forma di ius soli “temperato” che consente di acquisire la cittadinanza alla nascita se i genitori, seppur stranieri, abbiano risieduto nel paese per un certo periodo di tempo;
  • Doppio ius soli: in Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna è prevista la cittadinanza alla nascita se almeno uno dei genitori è nato nel paese in questione;
  • Doppio ius soli “temperato”: solo la Grecia applica questo principio. Si richiede, oltre alla nascita di almeno uno dei due genitori nel paese in questione, la residenza permanente.
  • Ius scholae: dei rimanenti 18 paesi dell’UE nessuno lo prevede. L’Italia, di conseguenza, potrebbe essere di fatto il primo paese europeo a introdurlo.

Io credo che lo Ius scholae sia una norma di civiltà.

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