La farsa dell’autonomia veneta

Feb 16 2019
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Sono convinto che se la Lega non avesse ideologizzato il referendum e il percorso verso l’autonomia differenziata, oggi saremmo in condizioni normali e discuteremmo serenamente.

Lo dico con la forza di chi ha consentito questo, ovvero da chi ha sostenuto il Governo Prodi che apportò la modifica della Costituzione che da la copertura all’autonomia e da chi ha sostenuto il Governo Gentiloni che ha firmato il primo atto vero che ha avviato la discussione attuale.

Quindi, non ho nessuna contrarietà pregiudiziale.

La modifica costituzionale fatta dal centrosinistra nel 2001 è chiara: “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.”

Gli elementi attuali in campo sono chiari. Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, le prima due con un referendum, l’Emilia con una semplice richiesta scritta, hanno chiesto al Governo di ottenere l’autonomia differenziata, ovvero una maggiore “indipendenza” nel governo gestionale di materie in parte assoggettate a legislazione concorrente[1] ed in parte trattate in esclusiva dallo Stato.

Emerge un primo elemento: in Veneto abbiamo pagato per un referendum che serviva a nulla, perché l’autonomia poteva essere chiesta anche solo per iscritto, come ha fatto l’Emilia e come stanno facendo in tanti altri in questi giorni.

Lombardia e Veneto chiedono di poter gestire 23 materie, l’Emilia solo 16.

Vediamo i vari profili di merito:

E’ la “secessione dei ricchi”? nella prima fase, NO. Ciò in quanto la maggiore autonomia riconosciuta non produrrà significativi cambiamenti nella distribuzione delle risorse tra Nord e Sud del Paese in ragione del fatto che le tre Regioni riceveranno finanziamenti per gestire le “nuove competenze” sulla base dei costi storici sostenuti fino a quel momento, ovvero riceveranno per le nuove attività di competenza la stessa cifra spesa dallo Stato negli anni precedenti.

Emerge la seconda bufala leghista. Zaia ha sempre promesso che avrebbe chiesto i 9/10 delle tasse che i veneti pagano e di riportare in Veneto tutto il residuo fiscale, ovvero la differenza tra quanto pagato e quanto ricevuto dallo stato.

Il costo storico non è niente altro che la quota sempre ricevuta, con buona pace del residuo che lo Stato comunque si tratterrà.

Le Regioni, però, dovranno assumere personale aggiuntivo, visto che gli statali rimarranno statali e non saranno licenziati, ovviamente. Personale che rimarrà in capo alle regioni.

Il conto della serva finale, quindi, è che le “neo-regioni autonome” dovranno spendere di più con gli stessi soldi a disposizione. Tradotto: per finanziarsi dovranno aumentare le tasse regionali.

I leghisti ripetono che solo in un secondo momento – tra cinque anni – saranno utilizzati i costi standard, ovvero sarà stabilito il costo di un determinato prodotto o servizio e, conseguentemente, dallo Stato saranno trasferite maggiori risorse.

E’ una balla, perché prefigurano un fatto che non esisterà mai: i servizi legati alla capacità economica del luogo in cui si risiede.

Salvini ripete che «chi spende meglio avrà servizi più efficienti, risparmierà e avrà così i soldi per dare di più ai cittadini». Credo non abbia capito che il costo storico è lo stesso che lo Stato spende adesso in quelle Regioni.

Della Lega, in ogni caso, non mi fido.

Dietro la loro propaganda raffazzonata c’è la vecchia idea di secessione.

Per bloccarli, quindi, bisogna stabilire i livelli essenziali delle prestazioni per evitare che sulla base della residenza, anche se nello stesso Stato, ci siano servizi diversi.

Poi c’è la questione dell’approvazione finale da parte del parlamento. Il Governo vorrebbe che il Parlamento ratificasse senza alcuna modifica gli accordi con le Regioni.

Una cosa abnorme. Escludere il popolo italiano dall’esame dell’autonomia da riconoscere ad alcune Regioni è eversivo e dimostra il tratto autoritario di questo Governo.

 

[1] Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato. Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato

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