La Fondazione Cariverona è matrigna?

Ott 12 2019
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Dopo la decisione di sfrattare numerose persone anziane da un immobile in centro (qui l’articolo https://www.vincenzodarienzo.it/la-fondazione-cariverona-eviti-sfratto-persone-anziane/), con l’ultima scelta, quella di licenziare una dipendente, la Fondazione  continua a mostrare un volto truce che non conoscevamo e che è contrario ai principi che la regolano.

A luglio una lavoratrice cinquantaduenne, senza aver avuto alcuna avvisaglia, riceve la formale comunicazione di apertura di un procedimento per licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo: la soppressione del posto di lavoro deciso dalla Fondazione medesima.

Ogni tentativo di conciliazione è stato vano nonostante il Contratto collettivo nazionale del Credito preveda adeguate procedure di confronto e numerosi strumenti collettivi per gestire non solo esuberi ma anche riorganizzazioni aziendali.

A solo titolo di esempio, per comprendere l’assurdità della decisione, la Fondazione Cariverona ha circa 40 dipendenti. La riduzione del costo soppresso non raggiunge neanche il 2% del totale. Una bazzecola, soprattutto con riguardo all’ammontare dei “compensi e rimborsi per gli oneri statutari” pagati nel 2018, pari a € 1.532.560, aumentati del 5,36% rispetto all’anno precedente.

Spero che i soldi “risparmiati” per la dipendente licenziata non servano per riconoscere premi alla dirigenza e ai vertici, per i quali è molto probabile che siano di una crescente rilevanza.

Le modalità di gestione attuate dalla Fondazione Cariverona costituiscono un pericoloso precedente tra le aziende che applicano il contratto del credito, in quanto accettando la logica della soppressione del posto di lavoro potremmo nel futuro assistere a licenziamenti di lavoratori/trici solo perché adibiti a filiali che saranno chiuse, invece di trovare soluzioni di mobilità territoriale e professionale che, in altri casi, hanno trovato diffusa applicazione.

E meno male che lo scopo della Fondazione è: “la Fondazione ispira la sua attività al bene comune e persegue esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico”.

Certo, la Fondazione ha un ruolo rilevante nella nostra economia locale, ma questo non può condizionarci di fronte a temi e problemi che poi si scaricano sulla comunità, come quello dello sfratto degli anziani e il licenziamento dei dipendenti.

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