La Fondazione Cariverona eviti lo sfratto di persone anziane

Nov 07 2018
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La Fondazione Cariverona intende “sfrattare” decine di anziani da un immobile di via Libera per spostarli presso la ex Caserma Principe Eugenio in Santa Toscana. Chiedo al Presidente Mazzucco di rivedere la sua decisione.

Pochi giorni fa, come di consueto, la Fondazione Cariverona ha reso noto il proprio impegno storico a favore del territorio con risorse certe per finanziare progetti e interventi di carattere sociale.

Fondi di sostegno per scuola, sociale e progetti per il territorio di cui non ce n’è mai abbastanza, ovviamente, ma che sono più che utili per gli interventi finanziati. Una vocazione che la Fondazione bancaria ha sempre avuto a lustro di una sensibilità che ha arricchito il nostro territorio.

Sociale? Si, ma

E, però, in quella sede è stata detta una frase che mi ha incuriosito e preoccupato. Letteralmente, nel corso della conferenza stampa per presentare il documento di programmazione annuale per il 2019, è stato rappresentato che: «Dobbiamo continuare nell’opera di diversificazione e messa a reddito del nostro patrimonio, risolvendo gli snodi relativi al patrimonio immobiliare».

In questi giorni ai residenti di via Libera, una decina di anziani che vi abitano da anni, è stato comunicato che dovranno andarsene ed è stata loro offerta una sistemazione nella ex Caserma Principe Eugenio in Santa Toscana.

L’immobile in questione è carente sotto tutti i punti di vista ed assolutamente non confortevole, tanto che le persone interessate hanno espresso la propria contrarietà e chiesto un incontro alla presidenza.

Negato l’incontro

Stupisce, a questo proposito, peraltro, che nonostante le richieste scritte e presentate da almeno dieci giorni, nessuno abbia aderito alla richiesta di organizzare il più banale degli incontri.

Nell’immobile di via Libera c’è anche un centro anziani, credo sia l’unico del centro storico. Chiuso quello, in tanti dovrebbero spostarsi per trascorrere il proprio tempo libero a S. Zeno. E’ facile che qualcuno non esca più di casa, con i conseguenti problemi che questo comporta.

Attenzione, non si tratta di difendere inquilini che si dovrebbero spostare dal centro storico verso un’altra località, ma di affrontare un disagio che quella decisione sta comportando a persone che, per la loro età, rischiano di finire in un dramma, essendo legati da anni alla casa in cui abitano.

Noto una certa insensibilità che stride con la vocazione sociale della Fondazione che, con questo provvedimento, rischia di trasformarsi in “intermediario immobiliare senza scrupoli.”

Intervenga il Comune

Auspico che ci sia la possibilità di riesaminare la scelta ed invito il Comune di Verona a farsi carico della vicenda affinché sia avviato un percorso partecipato di condivisione e tutela delle persone più deboli, quali sono gli anziani in discorso.

 

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