400 milioni per generi alimentari e di prima necessità

Il Governo ha destinato 400 milioni di euro per l’acquisto di generi alimentari e beni di prima necessità per le famiglie in difficoltà a causa delle decisioni per contrastare la diffusione del virus.

I soldi sono stati assegnati ai Comuni.

Se la cifra non sarà sufficiente, ne saranno destinati alti. Nessuno dovrà restare indietro o senza aiuti.

 

Ordinanza Protezione Civile 658

Università di Verona, come superare i problemi?

Fino al 15 marzo prossimo sono sospese le lezioni di tutti i livelli di istruzione. Una scelta doverosa perché la diffusione del contagio è il nemico da battere.

Il sacrificio che si sta chiedendo alle famiglie italiane è notevole, ma è l’unico modo per cercare di arginare il virus.

Per ovviare al blocco delle lezioni, a livello universitario era stato pensato di effettuarle comunque attraverso video appositamente registrati in modo che gli studenti potessero proseguire nel piano di studi.

Una decisione intelligente che, peraltro, apre scenari anche per il futuro, approfittando dell’intelligenza artificiale e dell’innovazione tecnologica.

Personalmente, quindi, ho esultato quando è stato detto che le lezioni sarebbero state svolte con modalità telematiche. Certo, ciò non favorisce il confronto tra studenti e insegnanti, ma almeno consente di proseguire il programma.

Nella difficoltà del momento, però, purtroppo sta emergendo anche una certa fragilità del sistema universitario.

Infatti, con stupore apprendo che non è proprio come dicono, ovvero che a fronte dell’apprezzato intento non stia corrispondendo la piena fattibilità. Ho raccolto diversi spunti critici da numerose famiglie veronesi.

E’ il momento di correre tutti nella medesima direzione. Quindi, quali sono gli ostacoli che stanno condizionando le lezioni in via telematica? In che modo possiamo dare una mano?  Capisco che non è facile organizzare un dispositivo simile che coinvolge migliaia di universitari, ma avendo a cuore il sistema dobbiamo concorrere alla piena e concreta efficienza del medesimo.

Questa occasione di proseguire nel verso della versatilità dell’insegnamento, a maggior ragione con le tecnologie a disposizione, non può cogliere impreparato un luogo della scienza, qual è il sistema universitario.

Si faccia ogni sforzo organizzativo, anche in ragione del prolungamento temporale della sospensione delle lezioni, per garantire la continuità dell’insegnamento a beneficio di chi studia e dell’organizzazione che può rischiare un ingolfamento con le problematiche che questo comporterebbe.

Auspico, quindi, che Verona metta a disposizione le proprie capacità per superare ogni difficoltà e favorire l’esercizio dell’insegnamento.

La Lega ammazza il Parco della Lessinia

Il Parco Regionale della Lessinia, istituito nel 1990, si estende per oltre 10.000 ettari ed è vissuto da una varietà di presenze  naturalistiche, storiche e archeologiche di inestimabile valore.

L’istituzione del parco è servita per tutelare un territorio unico per il suo genere nel quale trovano rifugio cervi, caprioli, camosci alpini, marmotte, volpi, donnole, faine, lepri, scoiattoli e ghiri oltre a numerosi specie di avifauna selvatica come l’aquila reale, il falco pellegrino, il gallo cedrone, il fagiano di monte, la civetta capogrosso, il picchio nero e il merlo acquaiolo. Sono presenti, inoltre, anche l’istrice e il lupo.

Insomma, un’opportunità naturalistica di valore a pochi passi da casa nostra che riesce a coniugare la salvaguardia dei luoghi con la curiosità dei visitatori.

Ebbene, la notizia è che la Lega di Salvini vuole ridurre i confini del Parco portandolo da 10.333 a 8.211 ettari.

La rilevante parte tagliata sarebbe declassata ad area contigua e, pertanto, sarebbe possibile la caccia.

L’eliminazione delle tutele e dei vincoli previsti attualmente sarebbe funzionale ai cacciatori, ragione per la quale si vuole ridurre il parco.

Io aggiungerei anche la possibilità di insediare nuovo cemento, coltivazioni intensive ed ogni altro sfruttamento del territorio per fini di lucro.

Dopo 30 anni dalla sua istituzione, il parco vive il momento più delicato a causa di una certa mentalità sviluppista che assoggetta alla bramosia umana – quella di cacciare, pensate – ogni cosa.

Esattamente il contrario di quanto nel mondo sta avanzando, ovvero una nuova visione della natura da affrontare con rispetto per contrastare i cambiamenti climatici che tanti danni e sofferenze stanno portando con loro.

A cosa potremmo attribuire la proposta leghista? Alla prossima campagna elettorale per le elezioni regionali. Fare un favore ad una categoria, nel caso i cacciatori, porterebbe consenso.

La proposta danneggia in primis proprio i cacciatori e poi anche i Comuni che insistono nel Parco. Entrambi rischiano di osteggiare un sentire comune che sta avanzando e che viene stimolato soprattutto dai giovani.

Per avere un voto in più massacrano un Parco che è un gioiello dimostrando un cinismo tipico di politiche che non dovrebbero esistere.

Ma questa è la Lega.

Libia, gli interessi italiani e la soluzione (italiana)

L’Italia non può che avere un ruolo nella vicenda libica. Sul piano strategico, è fuori dubbio che per noi è essenziale in termini di sicurezza, flussi migratori ed energetici.

La maggior parte dei nostri interessi sono in Tripolitania, governata da Al Serraj con un governo riconosciuto dalle Nazioni Unite.

Le cose si sono complicate recentemente. A fronte della guerra tra i due regnanti, dall’altra parte della barricata, in Cirenaica, c’è Haftar, sono entrati in gioco paesi prima non coinvolti: Russia e Turchia.

L’8 gennaio scorso, i Presidenti Erdogan e Putin si sono incontrati in Turchia. Di fronte agli Stati Uniti in ritirata, all’Europa che non trovava una posizione unitaria ed alle (mal celate) richieste dei due contendenti, hanno stipulato un patto tra potenze per allargare la loro sfera di influenza sul paese a pochi chilometri dalle nostre coste.

Per impedire una soluzione simile, approfittando dell’immobilismo europeo, l’unica era agire da soli, anche militarmente. Ovviamente, non era pensabile che l’Italia decidesse una iniziativa in armi e neppure attività simili a quelle poste in essere da altri attori internazionali. Da qui, il vuoto che ha provocato l’azione russo/turca e l’attivismo diplomatico di Italia e Germania per salvare il salvabile.

La crisi libica, quindi, ha reso evidente la crisi del metodo multilaterale per la soluzione delle controversie e, soprattutto, ha reso palese come l’Unione Europea è incapace di un’iniziativa coerente.

Presi in contropiede dai quei due paesi, Russia e Turchia, poco inclini a ragionamenti di sistema e, soprattutto, governati con metodi più sbrigativi, l’Europa adesso può solo contrastare la logica di potenza con la promozione degli interessi nazionali in termini di collaborazione con tutte le parti in causa. Un’azione, quindi, di risulta.

Serve, pertanto, un accordo tra Potenze, insomma, senza investire speranze nelle Nazioni Unite e nei loro metodi rivelatisi, alla prova dei fatti, sterili e inconcludenti, nella consapevolezza, però, che non possiamo fidarci neanche di chi – paesi europei e non – soffiavano sul fuoco da fuori dei confini libici e poi si sono nascosti al momento giusto.

Primo, perché non hanno agito per fermare quanto è accaduto; secondo, perché hanno dimostrato palese inaffidabilità.

Ovviamente, le cose si devono fare per gradi. Il primo è senz’altro quello emerso dalla Conferenza di Berlino: immediato cessate fuoco permanente, embargo sulle armi ed avvio di un processo politico per arrivare a un governo unico.

Serve poi, per garantire un cessate il fuoco duraturo, una forza internazionale (a guida italiana?) che assicuri le operazioni di pace ed il monitoraggio sulle armi in entrata in Libia.

Queste erano le proposte dell’Italia e questo è stato deciso.

Primi passi per creare una cornice legale nella quale la diplomazia italiana può fare la sua parte senza alcuna prova di forza e difendere gli interessi nazionali.

Finanziamenti statali, Sboarina ha toccato il “Fondo”.

La ridefinizione dei criteri per la ripartizione del Fondo di solidarietà comunale, il fondo alimentato con una quota dell’imposta municipale propria (IMU), di spettanza dei comuni, che ha portato ad una decurtazione delle somme previste per il Comune di Verona ed altri Comuni veronesi, ha scatenato la protesta del sindaco.

Con fare sconnesso, Sboarina ha subito accusato il Governo manifestando apertamente una doppia morale (ma no?).

Infatti, per il Comune di Verona si parla di circa 2,2 milioni in meno. Una cifra importante, ovviamente, ma quando nel settembre 2018 il leghista Salvini tolse 18 milioni di euro già assegnati a Verona, soldi che avrebbero alimentato lavori già previsti per oltre 30 milioni, lo stesso Sboarina si nascose ben bene pur di non criticare il suo alleato.

Due pesi e due misure che chiuderebbero subito qualsiasi discorso, perché Sboarina ha dimostrato che a lui interessa la propaganda e non la città, ma una spiegazione comunque si impone. Non al sindaco, bensì ai veronesi.

In pratica, nel novembre scorso la Conferenza Stato/Città ha rideterminato i criteri di assegnazione del Fondo (che copre la differenza tra le capacità fiscali e i fabbisogni standard) per tutti i Comuni italiani che è costituito da due componenti: quella tradizionale, destinata al riequilibrio delle risorse storiche, e quella ristorativa, ovvero quella che viene ripartita tra i comuni sulla base del gettito effettivo IMU e TASI.

Con la legge di bilancio 2018 – Governo Gentiloni – l’applicazione dei criteri di riparto di tipo perequativo dei soldi del Fondo venne fissata al 45% per il 2018 e al 60% per il 2019.

A dicembre 2018 – Governo con la Lega – le percentuali previste vennero ridotte e per il 2019 la ripartizione, che doveva essere del 60%, fu abbassata al 45% ovvero alla stessa quota del 2018. Quindi, meno soldi rispetto a quelli che avrebbero dovuto ricevere.

Anche in questa occasione, Sboarina si è ben guardato dal lamentarsi, sempre per la medesima ragione di non infastidire l’alleato leghista.

Poiché a Dicembre scorso IMU e TASI sono state accorpate, è stata decisa una metodologia per la neutralizzazione della componente rifiuti, anche attraverso l’esclusione di questa componente dai fabbisogni e dalle capacità fiscali standard dei Comuni.

Questa rimodulazione ha comportato una riduzione dei fondi ripartiti per il 2019 rispetto al 2018.

La cosa comunque non era voluta ed, infatti, poiché con la Legge di Bilancio 2020 il Governo ha aumentato il Fondo di solidarietà per 100 milioni, nella prossima ripartizione una quota di questa provvista sarà destinata a coprire le riduzioni del 2019.

Il Governo ha assunto questo impegno. Non mi risulta che Sboarina lo stia dicendo in giro. Lui ha scelto la propaganda e non i fatti, come i suoi alleati leghisti.

Governo Conte II. E adesso?

Pur non nascondendo le difficoltà, è nelle cose che è stato formato un Governo ancorato all’Europa, all’alleanza con i Paesi storicamente vicini, che ha individuato nelle Istituzioni europee un interlocutore per la soluzione di tanti nodi e non un nemico da abbattere per tentare di spostare l’asse in altre direzioni (Russia), se non addirittura favorire l’uscita dell’Italia dalla moneta unica.

La minaccia sovranista, già numericamente sconfitta alle elezioni europee di giugno, resta confinata in alcuni Stati, compreso l’Italia.

La crisi del sistema bipolare

Il Governo Conte II, come quello precedente Conte I, probabilmente non sarebbe stato possibile se il sistema istituzionale avesse avuto una stabilità dettata da regole in grado di disciplinare le contese politiche e, quindi, il consenso elettorale.

In realtà, siamo nel pieno di una crisi cronica di questo sistema imperniato su base bipolare. Negli anni recenti la nostra democrazia è stata impostata per favorire un confronto tra due coalizioni/schieramenti ma, in realtà, oggi vi sono tre poli attrattivi: gli storici centrodestra e centrosinistra ed il M5S.

Ciò ha causato, non solo nel 2018, ma a partire dal 2013, alleanze di governo spurie e comunque non omogenee programmaticamente. Ricordo che i governi del centrosinistra fino al 2018 erano sostenuti in maniera determinante da gruppi parlamentari i cui membri erano stati candidati in coalizioni avversarie.

Inoltre, ad aggravare il quadro, va detto che la recente esperienza, con le modalità che abbiamo visto, è stata un vero e proprio allarme sulle criticità che il sistema ha mostrato e sui possibili esiti infausti di queste debolezze.

Le prospettive

Archiviati i fallimenti del governo che nasce per contratto e che si fonda sul populismo demagogico, portato a casa il rientro in un alveo istituzionalmente corretto delle azioni e delle relazioni, abbiamo di fronte alcune sfide che vanno oltre gli impegni da sostenere per governare bene e dare stabilità all’Italia.

Tre questioni.

Il nazionalismo sovranista. Il fatto che Salvini sia stato ridimensionato non elimina quel virus che ha iniettato nella nostra società. Sull’idea che da soli stiamo bene, che bisogna chiudere le frontiere, evitare alcune relazioni internazionali, imporre dazi – elementi favoriti dalla crisi economica e dalla paura di perdere qualche conquista ottenuta – è stata sollecitata la nostalgia di una parte rilevante degli italiani.

Noi dobbiamo dimostrare che le soluzioni delle destre estreme (Salvini/Meloni) ci hanno isolato in Europa, hanno messo in crisi i conti pubblici, ci hanno fatto pagare interessi enormi sul debito pubblico e non hanno raggiunto il miglior risultato.  Dobbiamo dimostrarlo con le nostre azioni (e con l’aiuto dell’Europa). Invertire la convinzione degli italiani che quelle ricette fossero giuste è uno dei nostri primi doveri.

L’Europa. Siamo tornati interlocutori affidabili dell’Europa e questo ha avuto un primo effetto rilevantissimo: Paolo Gentiloni Commissario agli Affari Economici, una delle deleghe più importanti.

Posso ragionevolmente pensare che a Bruxelles abbiano capito il pericolo che abbiamo corso e che con noi correvano anche gli altri.

Arginare i nazionalismi è possibile solo con politiche condivise che trovano soluzioni sovranazionali, come ad esempio quelle sull’immigrazione. Inoltre, favorire la crescita con la revisione del patto di stabilità e mettere in campo investimenti che producono PIL e lavoro significa affrontare di petto le criticità di cui si alimentano quelli come Salvini e Meloni.

La legge elettorale. Mi viene difficile – anche nel caso che il Governo facesse bene e magari venisse confermato in qualche elezione intermedia –pensare che si possa semplificare il quadro restituendo al sistema un rinnovato assetto bipolare.

E’ molto probabile, invece, che potrebbero permanere i tre schieramenti di oggi. Se questo sarà, è verosimile che la soluzione possa essere un sistema elettorale che obblighi i partiti, successivamente al voto, a coalizzarsi per formare un Governo.

E’ una scelta che comporta dei rischi, ovviamente, ma potrebbero essere inferiori rispetto a quelli che abbiamo corso.

Naturalmente, il prossimo Capo dello Stato rifletterà questi percorsi nonché le scelte conseguenti. Anzi, considerato che il mandato del Presidente Mattarella scadrà nel 2022, del nuovo assetto istituzionale che la maggioranza che sostiene il Governo Conte II dovrà dare all’Italia, ne sarà garante per almeno due elezioni politiche.

 

Commissione Ecomafie, missione PFAS

Nell’ambito della missione svolta in Veneto dalla Commissione d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e, quindi, nel corso delle audizioni presso la Prefettura di Venezia, tra gli altri obiettivi, abbiamo lungamente affrontato il tema PFAS.

Con la Regione Veneto, abbiamo chiarito a che punto è la bonifica dei luoghi nella zona della Miteni. Nel dettaglio, ad esempio, a che punto sono i lavori per contenere la falda ed evitare che vada a toccare aree e terreni inquinati, mediante il ricorso a pozzi di emungimento e, quindi, se la barriera idraulica, implementata di altri pozzi, entrerà in funzione in questo mese come era stato previsto.

Ci è stato garantito che sarà così.

Il problema è che nella zona l’inquinamento da PFAS è ancora alto e non è chiaro se il rafforzamento della barriera comporterà i risultati attesi e, quindi, se serviranno altri e ulteriori interventi.

Il C6O4

Abbiamo approfondito la pericolosa presenza del composto C6O4, trattato dalla Miteni solo dal 2014, a seguito di apposita autorizzazione della Regione. Resta il nodo di come sia stato possibile autorizzare questo trattamento quando era noto da almeno un anno che i PFAS erano già attenzionati per la loro possibile pericolosità.

Con l’audizione del curatore fallimentare di Miteni, abbiamo verificato le azioni ancora da intraprendere. La società indiana che ha rilevato tutto, preleverà gli impianti esistenti e li sposterà altrove. In quel momento sarà finalmente possibile provvedere anche alla bonifica dei terreni sottostanti l’azienda e si potrà capire meglio cosa sta avvelenando tutto. Su questo punto abbiamo avuto garanzie dalla Regione.

Ho chiesto anche gli esiti dell’indagine epidemiologica, ma credo che in merito proseguiremo l’approfondimento a Roma.

Le colture ed il percolato

Sui PFAS ci sono altri due temi di allarme: le colture ed i percolati delle discariche.

E’ stato confermato che il Fratta Gorzone è fortemente interessato da queste sostanze e, quindi, è possibile – speriamo di no, ovviamente – che anche i pozzi privati siano stati intaccati. Entrambi queste fonti sono al servizio delle colture del colognese.

I PFAS sono passati negli alimenti? Continueremo l’indagine nei prossimi mesi.

Inoltre, i risultati del monitoraggio ARPAV evidenziano la forte presenza di PFAS C6O4 nei percolati delle discariche e la contaminazione nelle acque di falda ad opera del percolato che si infiltra nelle acque sotterranee sottostanti, a causa della non completa tenuta dell’impermeabilizzazione del fondo delle stesse discariche.

Questa certezza –come ci è stato detto chiaramente – deriva dal corretto posizionamento della rete di monitoraggio, ovvero dalla collocazione dei piezometri nel perimetro delle discariche.

Uno dei casi presenti in Veneto potrebbe essere quello della discarica Cà Bianca di Zevio, peraltro oggetto di indagine da parte della Procura di Verona.

In merito, ho chiesto un mirato approfondimento.

Un Paese più coeso, più forte, più giusto

Su quel pseudo convegno sulla famiglia si è detto tanto e, per fortuna, la risposta sarà adeguata.

Sono convinto che le persone e le famiglie, nelle loro diverse declinazioni, devono essere al centro del nostro sforzo per una nuova Italia. Dare forza e sicurezza alle famiglie vuol dire proteggere e difendere il benessere di tutti, sostenere le prospettive di crescita e di sviluppo del nostro Paese.

L’Italia deve finalmente diventare un Paese favorevole alle relazioni, alla generatività e alla cura, e al rispetto delle libertà di tutte e tutti, rifiutando ogni forma di discriminazione per le persone LGBT+.

Stare dalla parte delle famiglie significa costruire una rete solida di servizi, lottare per la libertà e l’autodeterminazione delle donne, combattere contro ogni discriminazione e diseguaglianza, anche sociale, moltiplicare le opportunità, affermare i diritti di tutte e di tutti.

Siamo il Paese europeo con più disparità, quello con meno figli, quello con meno occupazione femminile, quello con maggior divario tra uomini e donne, e quello che cresce meno. C’è un filo che lega questi dati, dal quale emerge un’indicazione molto chiara: dove mancano welfare e diritti c’è meno sviluppo. Più welfare e più parità di genere significa più sviluppo, per tutti.

Il governo gialloverde, incapace di dare risposte ai concreti bisogni di donne e uomini, ha scelto la via facile e breve della propaganda, del rifugio nell’ideologia.

I risultati negativi sono evidenti: nessuna azione concreta per rendere migliore la vita delle persone e sostenere le scelte familiari e genitoriali, ma solo slogan e attacchi a conquiste di civiltà che credevamo ormai consolidate. Nel Paese si assiste al tentativo di respingere le donne in una condizione di subalternità, di imporre un unico modello di famiglia, negando le differenti forme di relazioni familiari e genitoriali, di rimettere in discussione la legge per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza.

Lasciamo perdere, poi, i campioni dell’ipocrisia. Salvini, Meloni, sono persone che le famiglie le hanno sciolte o hanno figli senza essere spostati. Eppure, quello che hanno fatto per noi è nelle cose, per loro è censurabile pubblicamente, tranne poi farlo in privato. Un’ipocrisia senza limiti.

Congresso delle Famiglie di Verona

Il Congresso delle Famiglie di Verona, con un preoccupante protagonismo di forze di estrema destra nazionali e internazionali, è la rappresentazione plastica di un tentativo di riportare indietro il Paese o, peggio, di utilizzare strumentalmente il tema delle famiglie e delle libertà delle donne per un progetto politico autoritario e regressivo. Per questo, la partecipazione al Congresso di Verona di ministri di peso – il ministro dell’Interno, il ministro per la Famiglia e, soprattutto, il ministro dell’Istruzione –è un fatto gravissimo.

Sono in pericolo lo stato di diritto, la libertà delle persone, la garanzia del pluralismo politico e culturale.

Dobbiamo difendere la libertà delle donne, la libertà delle persone LGBT+, la libertà dei più vulnerabili.

Le conquiste di civiltà che hanno trasformato l’Italia in un paese libero, ci dicono anche che i modelli di vita e la libertà affettiva non possono essere omologati, né si può pretendere che lo Stato possa determinare queste scelte.

La famiglia non è gerarchia, ma comunità di affetti, indipendentemente dalla sua forma e dall’orientamento sessuale di chi la compone. Ogni famiglia deve essere il luogo in cui donne e uomini, ragazze e ragazzi siano messi nella condizione di realizzarsi liberamente.

Le donne esercitano ogni giorno nella loro vita libertà e responsabilità. Deve essere loro garantita la libertà di diventare madri e di svolgere allo stesso tempo il lavoro che hanno scelto, in condizioni di parità con gli uomini. Le relazioni di genere devono essere relazioni di libertà, reciproco rispetto, condivisione del lavoro domestico e di cura, e soprattutto piena autonomia. Non è un caso se il tasso di natalità cresce laddove c’è maggiore parità di genere, le donne lavorano e hanno una loro autonomia economica, specie se supportata da una forte rete di servizi per l’infanzia.

Essere con le persone e con le famiglie significa:

  • mettere subito in campo un piano per i primi 1000 giorni di vita dei bambini, agendo su due livelli: 1) investire nei servizi educativi 0-3 anni per raggiungere in breve tempo l’obiettivo del 33% di copertura per gli asili nido 2) all’interno di un grande piano per sostenere il fondo sanitario, lanciare una serie di azioni per facilitare l’accesso ai servizi e alle attività di prevenzione sanitaria, vaccinazioni, cure
  • sostenere la genitorialità con un intervento sulla tassazione che accompagni la vita delle famiglie in ogni sua fase e con l’istituzione di un assegno unico per i figli a carico
  • sostenere la parità di donne e uomini nell’accesso ai congedi familiari, nei salari, e attraverso la stabilizzazione dei finanziamenti degli istituti di conciliazione tra famiglia e lavoro già presenti nella contrattazione collettiva. Servono strumenti che allarghino le opportunità per ogni forma di lavoro, dipendente e autonomo
  • accompagnare il desiderio di diventare genitori rendendo più semplice il ricorso alle tecniche di procreazione assistita, riformando la legge sulle adozioni e riconoscendo i diritti delle bambine e dei bambini delle famiglie arcobaleno
  • riconoscere e sostenere ogni tipo di famiglia e di unione – monoparentale, eteroparentale, omogenitoriale – perché nessuno deve sentirsi invisibile.
  • contrastare ogni forma di violenza familiare, di genere e omotransfobica, rimuovere gli stereotipi di genere, sostenere una cultura basata sul rispetto dell’altro e delle diversità, a partire dal rifiuto di linguaggi stereotipati e violenti, anche sul web, riconoscere e denunciare la violenza contro donne, persone LGBT+ e minori vulnerabili è il primo passo per la costruzione di una nuova cittadinanza libera e solidale.

Gratis una sala al convegno omofobo sulla famiglia?

Grave che la Camera del Commercio di Verona conceda GRATIS l’atrio per il congresso omofobo sulla famiglia. Chiedo che sia cancellata la disponibilità gratuita.

La Camera di Commercio di Verona ha concesso gratis l’ampio spazio dell’atrio appena ristrutturato per ospitare l’evento fashion show il prossimo 28 marzo prossimo. Una decisione inaccettabile.

Alcune domande

Perché la casa delle imprese veronesi concede gratuitamente uno spazio importante a quel raggruppamento di omofobi?

In questo modo, condivide il messaggio oscurantista di quel falso convegno sulla famiglia che si terrà il 29, 30 e 31 marzo a Verona?

Come può un Ente pubblico concedere gratuitamente uno spazio al World Congress of Families (WCF) che non è altro che un raduno di promotori della subordinazione della donna all’uomo e della compressione dell’autodeterminazione femminile?

Con la scusa della difesa della famiglia a Verona arriveranno associazioni e gruppi (anche stranieri) che si distinguono per i messaggi gravemente omofobi e di sostegno a leggi liberticide e miranti alla repressione penale dell’omosessualità, oltre che alla limitazione dell’autodeterminazione in materia affettiva e familiare.

Personaggi sgraditi

Al Fashion show nella Camera di Commercio si esibirà il russo Dmitri Smirnov, presidente della Commissione patriarcale per la famiglia e la maternità? O la ministra per la famiglia del governo ungherese, Katalin Novak? Chissà, forse il presidente moldavo Igor Dodon, che ha spesso espresso posizioni omofobe o Theresa Okafor, un’attivista nigeriana che nel 2014 ha proposto una legge che criminalizza le unioni tra persone dello stesso sesso, oppure Lucy Akello, ministro ombra per lo sviluppo sociale in Uganda, che nel 2017 ha presentato al parlamento ugandese una legge contro le coppie omosessuali, già proposta nel 2014, che prevedeva originariamente la pena di morte per “omosessualità aggravata”.

Soggetti di cui Verona, città aperta ed europea, potrebbe fare volentieri a meno. Avrei capito la concessione a titolo oneroso, ma la gratuità è inaccettabile!

E perché tutti pagano, compreso il PD che ha organizzato lì un evento con il segretario Zingaretti e coloro che propugnano la discriminazione per l’orientamento sessuale e l’identità di genere, non pagano?

Situazione grottesca

E’ grottesco anche rilevare come un Ente che si nutre di soldi di tanti e anche pubblici conceda gratuitamente spazi sottraendo così introiti per le casse pubbliche che poi ripagano le imprese veronesi iscritte.

La Camera di Commercio cancelli la gratuità dell’evento, a maggior ragione dopo che la Presidenza del Consiglio ha tolto il patrocinio e considerato il carattere omofobo e razzista di quel pseudo convegno sulla famiglia.

Faccio fatica ad immaginare come le migliaia imprese veronesi possano condividere l’oscurantismo culturale ed incivile che la Camera di Commercio sposa concedendo gratuitamente spazi che esistono grazie ai loro soldi.

Brutto colpo per la Verona – Rovigo. Toninelli vieni a fare un viaggio!

Nel contratto di programma che lo Stato deve sottoscrivere con Rete Ferroviaria Italiana per la parte investimenti fino al 2021 il collegamento ferroviario tra Verona e Rovigo è stato dimenticato. Questo emerge dal parere che la Commissione Trasporti e Lavori Pubblici del Senato ha deciso nel suo parere sul contratto.

Contratto di programma 2017/2021 investimenti ferroviari

Nel contratto di programma che lo Stato deve sottoscrivere con Rete Ferroviaria Italiana per la parte investimenti fino al 2021, l’elettrificazione del tratto ferroviario Verona – Rovigo, ovvero la parte mancante tra Cerea e Isola della Scala nonché l’eliminazione dei diversi passaggi a livello esistenti non hanno trovato nessuna collocazione.

Il completamento dell’elettrificazione della linea, ancorché non risolva del tutto i problemi, consentirebbe comunque di impiegare materiale diverso, ovvero mezzi nuovi e non quelli a gasolio attualmente in uso.

Un piccolo passo in avanti rispetto al nulla attuale.

Rete ferroviaria Italiana attende ordini

Quindi, nel corso di un’audizione dell’Amministratore Delegato di Rete Ferroviaria Italiana, Gentile, presso la Commissione Lavori pubblici e Trasporti del Senato, a mia domanda cosa ne pensava di valorizzare alcuni interventi, aveva chiaramente detto che “il Parlamento può inserire le priorità che ritiene, noi eseguiamo”.

Pur non essendoci ovviamente bisogno di questa chiarificazione, in ogni caso forte di questo imput, quando si è trattato di votare il parere, ho proposto di inserire una priorità, ovvero la “condizione” di predisporre mirati interventi di potenziamento e ammodernamento a risoluzione dei tanti problemi evidenziati sulla tratta Verona – Rovigo per la quale occorre completare l’elettrificazione” .

Fatto accaduto in Commissione

E’ stato in quel momento che la maggioranza gialloverde, prima non ha accolto la mia proposta, poi l’ha declassata tra le “osservazioni” con una blanda formulazione: “si valuti la possibilità di procedere con lo studio di fattibilità per l’elettrificazione della tratta Cerea – Isola della Scala”.

Uno studio? Ancora?

Lo studio è chiaramente una stupidata, ma quella formulazione nei fatti relega l’impegno tra le “varie ed eventuali” se non addirittura nel dimenticatoio.

Il risultato: a causa del Governo grilloleghista prima del 2021 nessuno metterà le mani su quel progetto.

Invito al ministro Toninelli

Sono sconcertato. Non è più tempo di attendere, figuriamoci per altri tre anni, almeno. Per questa ragione INVITO il Ministro Toninelli a recarsi con me per viaggiare sulla tratta interessata. Solo così potrà rendersi conto delle ragioni per le quali quel percorso è perennemente tra i dieci peggiori in Italia.