La notizia più brutta!

Come un incubo che ritorna, si parla di nuovo della ndrangheta a Verona.

In questi giorni sono stati effettuati decine di arresti di persone appartenenti all’organizzazione criminale che aveva costruito a Verona un sistema pervasivo e pericoloso, aiutato da numerosi veronesi. Tra questi sembra che abbiano rilevanti responsabilità anche due dirigenti di AMIA, l’azienda che tratta i rifiuti.

Ndrangheta e rifiuti sono un binomio pericolosissimo.

Me ne occupo quotidianamente in qualità di componente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati.

Scoprirlo anche a Verona è stato uno shock!

Il rapporto con soggetti della pubblica amministrazione è il fulcro della peggiore notizia che potessimo immaginare.

Non solo la ndrangheta è ben radicata a Verona, ma avrebbe esteso i propri tentacoli anche nella pubblica amministrazione a testimonianza della pericolosità del fenomeno.

La Ndrangheta ci aveva già provato in passato: è bene ricordare le riunioni fatte a Verona per valutare investimenti di capitali illeciti nella nostra economia, sia nelle aree dismesse lungo la bresciana, sia nell’area ex Tiberghien, nonché la volontà di gestire alcuni beni del Comune di Verona (illuminazione pubblica, centro sportivo, asilo nido).

Da menzionare anche che alcune interdittive hanno colpito soggetti che gestivano beni pubblici, come gli impianti di risalita in Lessinia.

Insomma, una capacità pervasiva pericolosa per l’economia legale e con prospettive verso gli Enti locali.

Oggi arriva l’ulteriore conferma di questo cancro che ci attanaglia e, soprattutto, del fatto che avevano messo l’occhio sul delicatissimo settore dei rifiuti.

Ho chiesto alla Commissione di cui faccio parte di acquisire immediatamente tutti gli atti e di avviare urgentemente un approfondimento mirato per capire se certe connivenze erano funzionali al riciclaggio e/o smaltimento di rifiuti a Verona ed in Veneto.

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