La proposta Pillon è assurda

Apr 03 2019
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La proposta sull’affidamento condiviso, stabilendo automatismi salomonici, obblighi sull’autodeterminazione e ponendo ostacoli vari ai percorsi oggi molto garantisti per i coniugi che si dividono e, soprattutto, per i figli, emerge nella proposta una volontà misogina e volutamente destrutturante per l’istituto del divorzio.

Premesse

  1. Parlare di FAMIGLIA significa parlare di SOCIETÀ. E mettere le mani sulla famiglia – come succede con le leggi sulla separazione, divorzio, affidamento dei figli – significa mettere le mani sull’assetto sociale.
  1. Ogni legame che si spezza non è solo una faccenda privata perché produce danno sociale ed economico e per l’OMS la separazione e il divorzio sono tra le prime cause di disagio, danno e malattie.
  1. L’affido condiviso, regolato per la prima volta dalla legge 54 del 2006, è un ottimo principio ma difficile da realizzare, soprattutto in un contesto come quello italiano che della famiglia mantiene una visione tradizionale e che fatica ad accettare alternative. In merito, non è un caso che sia in aumento il numero delle richieste del tribunale di intervenire nelle separazioni conflittuali per valutazioni, sostegno alla genitorialità, cura.
  1. Nella maggior parte dei casi, e fatte salve alcune situazioni di paradosso, l’affidamento dei figli è alle madri perché i padri vengono valutati per le dimostrate minori capacità rispetto alle madri di costruire e mantenere relazioni. Anzi, il più delle volte favoriscono questo ruolo materno, tipico della prevalente cultura familiare italiana.
  1. Va specificato che l’assegnazione della casa coniugale e l’assegno di mantenimento hanno come destinatari i figli e, pertanto, il genitore al quale sono stati affidati.
  1. Tutte le famiglie separate sono economicamente più povere.
  1. La proposta Pillon intende affermare principio di parità tra i genitori, ma è un atto dirigista e si affida solo al diritto, sebbene ridimensionato con un inutile tentativi di mediazione.
  1. In definitiva, con la proposta di Pillon si crea una contrapposizione tra uomini e donne, tra padri e madri. Logica che risulta perdente per tutti, prima di tutto per i figli che vi si trovano invischiati. Questo perché stabilisce automatismi salomonici, obblighi sull’autodeterminazione delle persone e pone ostacoli vari ai percorsi oggi in essere per i coniugi che si dividono e, soprattutto, per i figli.
  1. La proposta, pertanto, smentisce e capovolge – pur partendo da un’esigenza vera, quale il principio di parità tra genitori – anni di esperienze e conoscenze che hanno costruito le migliori pratiche oggi in essere. Non è un caso che dalle audizioni svolte è emersa l’ampia contrarietà degli operatori (magistrati, psicologi, avvocati, l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, associazioni femminili).

Merito

I figli devono trascorrere con ciascun genitore non meno di 12 giorni al mese (bigenitorialità).

  • Il diritto del bambino di mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori, viene tradotto con il collocamento paritario che diventa funzionale a garantire il pieno diritto alla bigenitorialità. Il problema è che il figlio viene diviso esattamente a metà, come fosse un bene materiale.Questa imposizione temporale perfetta, potrebbe favorire quella parte che meno ha seguito i figli e che, pertanto, non potrebbe mai favorire la continuità familiare.
  • Intende la bigenitorialità come uguaglianza dei tempi degli adulti e non come attenzione e responsabilità verso i figli. Quindi, soddisfa gli adulti, ma non sempre garantisce la continuità affettiva ai figli.
  • Non è sufficiente trascorrere metà tempo con i figli per garantire loro una crescita adeguata, ma è necessaria una forma di collaborazione genitoriale o cogenitorialità.
  • Il significato della relazione con il padre e con la madre, con tutte le sfumature e le varianti significative, non può essere trasformato a tutti i costi in uno strumento giuridico. La particolare relazione, diversa in ogni situazione familiare, non può diventare un’unica relazione cinquanta-cinquanta del tempo.
  1. I figli avranno il doppio domicilio

  • Obbliga i figli a vivere in maniera itinerante – come un pacco – a scapito dell’identità, sociale e domiciliare. Problemi per chi non vive nello stesso luogo e difficoltà nelle scelte più elementari, quali la scuola o la palestra da frequentare.
    Per affrontare i disequilibri attuali si rischia di ‘sacrificare’ i figli.
  • Pretendendo da loro che affrontino continui cambiamenti. Consideriamo piuttosto la possibilità che siano i genitori a spostarsi ogni tanto nella casa che viene assegnata al figlio che rimane così nella sua tana, tra le sue cose, alimentando il senso di stabilità e sicurezza e gli adulti misurano le difficoltà che invece ora gli propongono!
  • Potrebbe favorire i genitori più vendicativi che, a fronte della obbligatorietà di “ospitare” i figli, li utilizzerebbe in funzione di rivalsa.
  1. Mediazione civile obbligatoria per sei mesi e a pagamento

  • È contraddittoria: prevede che “la mediazione familiare è volontaria”, ma diventa condizione di procedibilità qualora ci siano figli minori!
  • Chiede ai genitori di seguire insieme un ipocrita e inconcludente tentativo di mediazione, pena l’improcedibilità della separazione, nel caso di figli minori. Una imposizione che lede la libera scelta e, quindi, l’autodeterminazione degli individui di interpretare i propri sentimenti verso l’altra/o. E’ anche incostituzionale? Attualmente, la scelta a favore della mediazione è facoltativa.
  • Impone altri costi aumentando il divario tra i partner più agiati e più deboli economicamente.
  • E’ assurda. La mediazione permane anche nei casi di violenza domestica tra i coniugi e, per quanto riguarda i figli, sebbene sia previsto che possano essere assegnati ad uno dei due genitori, deve essere comunque garantito il diritto alla bigenitorialità, con tempi adeguati di frequentazione e promuovendo azioni concrete per superare le cause che hanno portato all’affidamento esclusivo. Una agonia per gli adulti che si riverbera sui figli.
  • Concede un potere assoluto ai mediatori ed ai coordinatori, senza alcun controllo effettivo, addirittura quello di escludere l’avvocato delle parti dalla partecipazione agli incontri.
  • Non tutte le coppie sono adatte alla mediazione familiare. Ci sono alcune situazioni da valutare:
  • non si può fare mediazione familiare quando ci sono cause penali o limitazioni della patria potestà;
  • In caso di psicopatologie deve essere valutato se è possibile;
  • in un contesto caratterizzato dalla violenza non è possibile alcuna mediazione familiare e questo è un vero e proprio vincolo;
  • va prevista la neutralità e l’autonomia dal contesto giudiziario rispetto alle situazioni.
  1. Abolizione della casa coniugale

Conseguenze: aggravio dei costi.

  • Deve pagare un canone d’affitto il coniuge non proprietario o comproprietario che resta nella casa familiare, anche se ciò avviene per decisione del giudice,
  • chi va via dalla casa “ex coniugale” – anche se per decisione del giudice – deve trovarsi una sistemazione idonea, ovvero “spazi adeguati per la vita del minore” da ospitare per almeno 12 giorni,
  • l’ex coniuge che lascia la casa “ex coniugale”, ad esempio, perché non vuole pagare l’affitto, dovrà trovare spazi adeguati e, quindi, comunque costosi.
  1. Introduce la sindrome di alienazione parentale

  • La Sindrome di alienazione parentale non è riconosciuta come disturbo dalla comunità scientifica internazionale
  • E’ noto il fenomeno quando uno dei due genitori agisce, anche con violenza, sui figli per “far dimenticare” l’altro. Non è una patologia, è un fatto già oggi valutato dal giudice senza l’attribuzione di un codice che, ovviamente, qualificherebbe i figli come “malato” e non vittima di un atteggiamento di manipolazione consapevole dell’adulto.
  1. Il piano genitoriale e il coordinatore genitoriale.

Il piano genitoriale deve contenere ogni aspetto della vita quotidiana: luoghi abitualmente frequentati dai figli; scuola e percorso educativo del minore; attività extra-scolastiche, sportive, culturali e formative; frequentazioni parentali e amicali del minore; vacanze.

Il fatto di applicare a tutti un piano genitoriale così declinato praticamente esautora la famiglia della gestione quotidiana dei figli e la sommerge di regole imposte. Ci troveremo quindi di fronte a genitori delegittimati nel loro ruolo che verrà sostituito da norme di legge.

Il coordinatore genitorialeè una figura nuova in Italia e deve vigilare affinché il piano genitoriale venga realizzato. Si tratta di una figura diversa dal mediatore familiare e segue la coppia genitoriale nella fase di esecuzione del programma in cui ha un ruolo attivo di assistenza, controllo, organizzazione.

E’ la burocratizzazione del rapporto familiare che dovrebbe favorire la bigenitorialità, ma che in realtà la rende un faticoso orpello da rispettare.

Conclusioni

  • Gli interventi sulla famiglia si collocano tra due poli: diritto e relazione. Per aiutare le famiglie divise a superare il momento di crisi e per ridurre i danni le azioni devono integrarsi. La proposta Pillon fa prevalere il diritto dirigista in una relazione che ha il proprio fondamento fuori dal campo del diritto.
  • Omologa tutte le coppie sullo stesso piano (anche non sposate, ma con figli), quelle «conflittuali» e quelle «consensuali».
  • Aggrava le procedure di divorzio anche per i coniugi senza figli (oggi i tempi sono stati ridotti da 3 anni a 12 mesi se in contenzioso e da 3 anni a 6 mesi in caso consensuale). Infatti, viene stabilito che il giudice debba tentare la conciliazione con mediatori familiari. Un ostacolo che allunga i tempi e svilisce l’istituto del divorzio come libera scelta del coniuge. Come detto, nel divorzio con figli minori, la mediazione è obbligatoria. L’obiettivo è allungare il più possibile il momento del giudizio finale?
  • Oggi al centro ci sono i figli (l’assegnazione della cosa coniugale è ai figli e, di conseguenza, al genitore al quale vengono affidati, il mantenimento è per i figli), con la proposta Pillon si inverte lo schema ponendo al centro gli adulti.
  • Nessun collocamento paritario potrà favorire la cogenitorialità, la responsabilità e la collaborazione tra ex coniugi.
  • Impraticabilità del collocamento paritario quando i due ex genitori vivono a distanza tra loro, pena un pesante squilibrio per il bambino.
  • L’affido alternato già esiste, solo che non ha avuto molta fortuna nel nostro paese.
  • E’ giusto immaginare che siano entrambi i genitori a partecipare alla vita ed alla formazione dei figli, ma la genitorialità perfetta, sebbene auspicata da tutti, non si raggiunge obbligando i figli a vivere come un pacco. La doppia residenza o il doppio domicilio auspicato dal Consiglio d’Europa (Risoluzione 2079/2015) si raggiunge meglio senza alcun obbligo, soprattutto per i figli che nulla c’entrano con la separazione dei genitori.
  • Introduce principi fuorvianti, patologie a caso, fondamenti giuridici contrari alle libertà individuali stabilite dalla Costituzione, punisce immotivatamente i soggetti più deboli nelle separazioni, spesso le donne, aggrava i costi, già elevati.

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