La prossima Pubblica Amministrazione

Il governo intende sbloccare i concorsi pubblici per procedere a nuove assunzioni nella Pubblica Amministrazione. Si prevedono, quindi, due fatti: il blocco del turnover viene eliminato e, quindi, dovrebbero essere assunte più persone di quante andranno in pensione.

Come è noto nell’ultimo decennio il blocco del turnover nel pubblico impiego ha avuto un effetto importante, anche se non ha toccato tutti i settori.

I primi provvedimenti di blocco del turnover furono intrapresi dal 2008 a causa dell’aumento della spesa pubblica dovuta all’aumento del reddito medio. All’epoca le assunzioni furono bloccate e furono previste anche limitazioni alla sostituzione del personale in uscita.

Dal 2014, poi, i limiti sono rimasti solo per i pensionamenti consentendo un aumento del personale a parità di spesa.

La maggior parte della riduzione, in ogni caso, è stata osservata tra 2008 e 2012, quindi, nei fatti, il turnover è stato sostanzialmente ammorbidito da almeno 8 anni.

Ovviamente, il blocco del turnover ha contribuito a un aumento di circa 4 anni dell’età media dei dipendenti pubblici (ha contribuito anche l’innalzamento dell’età di pensionamento), età media che si è ridotta solo nel 2019 per effetto dei pensionamenti di “Quota 100”, a conferma che quel provvedimento è stato sfruttato soprattutto dai pubblici impiegati.

Nel 2019 il blocco del turnover è stato eliminato ed è stato stabilito un diverso suo funzionamento per gli enti locali. Questi possono assumere sulla base del rapporto tra spesa per dipendenti ed entrate correnti.

Non ci sono dubbi che lo sblocco del turnover è una occasione per aumentare il personale, in particolare in quei settori in cui ci sono state maggiori riduzioni.

Serve un’analisi attenta, sia per non cancellare i sacrifici che sono stati fatti in passato sul lato spesa pubblica, sia per colmare i vuoti dove sono effettivamente, sapendo che se sono sbagliati i tagli di spesa lineari sono sbagliati anche gli aumenti di spesa lineari.

 

 

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