La salute (e la vita) prima di tutto.

Capisco l’esigenza di riavviare le attività produttive, ma di fronte ad un virus che uccide, il problema della scelta non si dovrebbe neanche porre.

Questo non significa essere contro l’economia, ma visto che non abbiamo vaccini o cure apposite, fermare ogni assembramento che rischia di favorire il contagio è il minimo che si possa fare.

Quindi, sarebbe bene che a Verona tutti rispettassero i limiti imposti.

Le norme conferiscono la possibilità di apertura per aziende che, seppure non comprese tra i codici ATECO ammessi, sono funzionali ad assicurare la continuità delle filiere autorizzate previa comunicazione al Prefetto della provincia dove è ubicata l’attività produttiva.[1]

Pertanto, qualsiasi azienda può autocertificare, con una semplice comunicazione al Prefetto, di far parte della filiera che viene utile a una delle attività del Codice Ateco.

Ahinoi, mi risultano numerose segnalazioni dei sindacati al Prefetto di Verona concernenti il riavvio di attività specifiche che interessano migliaia di lavoratori.

Spero siano tutte attività “funzionali”. Si riesce a fare un riscontro di queste comunicazioni inviate? Si tratta dell’attività prevalente delle aziende “della filiera” funzionale alle attività ammesse? Qualcuna di queste attività “comunicate” sono state accertate e, in caso negativo, richiuse come prevede la norma?

Non voglio gettare la croce addosso a nessuno, ma è bene ricordare, innanzitutto a noi stessi, che le misure di contenimento stanno funzionando perché ci siamo isolati. Se questo è il miglior antidoto, non sarebbe meglio riflettere maggiormente ed evitare che altri si ammalino e rischino la vita?

In ogni caso, ritengo opportuno anche la verifica sul campo delle situazioni comunicate. Sui posti di lavoro devono essere rispettate regole rigorose di tutela, per evitare che i lavoratori si ammalino. Non lasciamo a loro l’onere della denuncia.

Sono l’anello debole della catena e dobbiamo tutelarli.

 

[1] L’articolo 1 comma d del Dpcm del 22 Marzo, poi confermato dal DPCM 10 aprile (articolo 2, comma 3), recita: «Restano aperte le attività che sono funzionali ad assicurare la continuità delle filiere di cui all’allegato 1 (le attività consentite) previa comunicazione al Prefetto della provincia dove è ubicata l’attività produttiva, nella quale sono indicate specificamente le imprese e le amministrazioni beneficiarie dei prodotti e servizi attinenti alle attività consentite. Il Prefetto può sospendere le predette attività qualora ritenga non sussistano le condizioni di cui al periodo precedente. Fino all’adozione dei provvedimenti di sospensione delle attività, essa è legittimamente esercitata sulla base della comunicazione resa».

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