La schizofrenia istituzionale

L’esperienza della pandemia ha insegnato che occorre stabilire una clausola di supremazia dello Stato per evitare i tanti piccoli capetti regionali.

Il Governo ha sempre agito sulla base delle indicazioni del Comitato tecnico scientifico, un organismo costituito per affrontare l’emergenza sanitaria. Ed ha fatto bene, dal mio punto di vista e la prova è stata che non ha mai dovuto smentire o tornare indietro dalle azioni messe in campo, al contrario di altri paesi.

Le Regioni, invece, che nel campo sanitario hanno la competenza esclusiva, hanno agito perlopiù su sentiment non sempre fondati su basi scientifiche. almeno all’inizio.

Con il Decreto “Cura Italia”, proprio per evitare che in giro per l’Italia ognuno facesse di testa propria, era stato stabilito che le Regioni, in relazione a specifiche situazioni  sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario verificatesi nel loro territorio o in una parte di esso, potevano introdurre misure ulteriormente restrittive.

Qualcuno si è attenuto, qualche altro no. La previsione, quindi, autorizza lo Stato ad annullare gli atti diversi (è il caso della Calabria).

La scelta di avocare a Roma ogni atto era doverosa e corrispondente ad un’emergenza che mette in grave pericolo gli interessi generali del Paese. E’ una situazione eccezionale rispetto alla quale non rileva tanto la riapertura di qualche bar, bensì le conseguenze che ciò può produrre nell’intera comunità nazionale.

Eppure, ciò nonostante, ho notato una spasmodica ricerca di visibilità di qualcuno che unirei anche alla definizione, tutta giornalistica, di “governatori” dimenticando che questa attribuzione spetta negli stati in cui vi sono esperienze federali completamente diverse dal nostro schema costituzionale.

Questa esperienza insegna che alle Regioni, che costituzionalmente hanno competenze esclusive in materia sanitaria, non può essere riconosciuto un diverso ruolo politico ed economico se non quello consentito dalle leggi e dalla Costituzione.

E per agire decisamente su questo versante, va riconsiderata l’opportunità di inserire nell’ordinamento la clausola di salvaguardia dello Stato, proprio per evitare equivoci sui poteri.

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