La scuola veronese perde posti? Bastava programmare i vuoti di quota 100!

Giu 04 2019
(0) Comments
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus

Quanto accade alla scuola veronese era preventivabile.

In Italia, si calcola che oltre 35 mila unità del personale scolastico abbiano utilizzato le varie forme attualmente previste: “legge Fornero” (decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 211 del 2011), altre “finestre” pensionistiche (“Ape” sociale, “Opzione donna”, pensione anticipata, raggiunti limiti di età dei docenti). Di queste, circa 13 mila sono conseguenti all’introduzione di “quota 100”.

Quanto accade a Verona conferma che questo strumento pensionistico, non coadiuvato da una programmazione adeguata di sostituzione dei pensionandi futuri, rischia di compromettere il regolare funzionamento dell’insegnamento scolastico e, quindi, la qualità del servizio.

E non finisce qui: “quota 100” resterà in vigore fino al 2021 e, pertanto, anche nei prossimi due anni scolastici si creeranno le medesime situazioni.

E non teniamo conto degli imprevisti. Ogni anno sono circa 2 mila le cessazioni per motivi diversi dal pensionamento, quali sopravvenuta inabilità, dimissioni volontarie, decessi.

Il reclutamento dei nuovi docenti crea sempre difficoltà, considerato anche il fatto, e Verona ne è l’ulteriore prova, che per diverse materie non si trovano insegnanti con la formazione e i titoli adeguati.

Il problema è questo: per l’anno scolastico in corso il Ministero dell’economia e delle finanze aveva autorizzato 57.000 assunzioni a tempo indeterminato, ma alla fine è stata effettuata solo un terzo delle assunzioni. Per le restanti assunzioni non è stato possibile trovare il personale formato e neppure sarà possibile reperirlo per il prossimo anno poiché non sono stati banditi concorsi per immettere in ruolo personale docente.

Quindi?

L’Ufficio Scolastico Provinciale dovrà ricorrere ai precari delle graduatorie di istituto e, probabilmente, alla messa a disposizione di personale senza tutte le qualifiche necessarie.

Pur in presenza di personale professionale e laureato, non può sfuggire che l’assenza per gli interessati del percorso formativo, peraltro previsto da questo Governo con la legge di bilancio 2019, può incidere sulla qualità dell’insegnamento e, quindi, sulle competenze che gli studenti dovrebbero maturare.

E’ un cane che si morde la coda. Ecco perché ho chiesto al Ministro per l’Istruzione di garantire per le scuole veronesi la copertura delle cattedre vacanti e disponibili, assicurando la continuità didattica e di dire se a breve saranno avviate le procedure concorsuali per l’immissione in ruolo del personale docente e quanti di questi saranno destinati a Verona al fine di consentire alla scuola veronese di non trovarsi nelle medesime condizioni anche per il futuro, attesa la vigenza per il prossimo biennio della cd. “quota 100”.

Speriamo, almeno per l’anno scolastico 2020/2021 di non avere i problemi che questo Governo causerà nel prossimo autunno.

Commenti

Related Posts