La sottocultura che avanza (e fa danni)

Ott 31 2019
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Le scarpe rosse sono il simbolo della lotta contro il femminicidio e la violenza contro le donne.

Nella giornata del 25 novembre, indossare un paio di scarpe rosse significa aderire ad ogni azione per dire basta ad ogni tipo di violenza.

D’altronde, in Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa da un uomo, in particolare da chi conosceva e diceva di amarla.

Uno dei simboli di questa battaglia culturale era certamente il murales su Stradone S. Lucia.

Una grande esposizione a monito sia per ricordarci ogni giorno che il problema esiste sia per contrastarlo in ogni momento della giornata, ovunque ci troviamo.

Non credo desse fastidio, ma inspiegabilmente il Comune l’ha cancellato.

Proprio così.

Anziché valorizzarlo, peraltro a pochi giorni dalla giornata cruciale, farne punto di riferimento dell’impegno che la pubblica Istituzione deve mettere in campo contro questo grave fenomeno sociale, prima ancora che giudiziario, una certa sottocultura impregnata di pressapochismo, superficialità e insipienza ha portato alla eliminazione di quel murales.

Va ricordato che la creazione di quel simbolo era stato autorizzato dallo stesso Comune, però dalla precedente amministrazione.

E’ stato questo il motivo? O, peggio ancora, si ritiene che quel murales non esprimesse alcunché di valore e che Verona può fare a meno di qualsiasi azione contro la violenza sulle donne?

Un’assurdità che grida vendetta e spero che quella sottocultura possa redimersi e correggere un errore madornale dal grave significato morale e, ma speriamo non sia così, quasi timorosa verso le azioni di morte vestite maldestramente da amore.
Non lo penso, ovviamente, ma temo che nella complessità umana della nostra società, qualcuno potrebbe anche avvertirla come tale.

Sia quanto prima restituito a Verona un simbolo della lotta quotidiana alla violenza contro le donne.

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