L’abominevole violenza sulle donne

Nov 08 2017
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La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani fondamentali e non si può relegare tale violenza nella sfera privata o domiciliare poiché investe, al contrario, la responsabilità pubblica.
Il dato valutato, non solo nel nostro Paese, presenta caratteristiche tali da essere definito strutturale. Negli ultimi dieci anni le donne uccise sono state 1.740 di cui 1.251 in famiglia, 120 nel solo 2016.
Nel dettaglio, le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner (62,7%), parenti (3,6%) o amici (9,4%). Gli sconosciuti sono autori soprattutto di molestie sessuali.
La violenza sulle donne è anche un costo sociale: spese per cure mediche e psicologiche, spese per farmaci e legali, spese per danni alla proprietà, oltre alle lunghe assenze dal lavoro.
In merito, abbiamo affrontato il tema alla Camera dei Deputati.
È stato confermato che servono misure sistemiche e coordinate sul piano della prevenzione e della formazione, culturale ed educativa, oltre ad agire sulla repressione.
Su quest’ultimo punto, va ricordato che per la prima volta è stato definito con chiarezza il reato entro le mura domestiche, sono stati introdotti il gratuito patrocinio, l’irrevocabilità della querela e l’arresto in flagranza del colpevole, sono state stabilite aggravanti  per i più gravi delitti.
Inoltre, i reati di maltrattamenti in famiglia violenza sessuale e stalking sono stati inseriti tra quelli che hanno priorità assoluta nella formazione dei ruoli d’udienza.
In questa legislatura, per la prima volta è stata approvata la Convenzione di Istambul e adottato il piano contro la violenza sessuale e di genere con la destinazione di circa 40 milioni di euro specificamente dedicati a questo tema.
Le decisioni prese:
finanziare la formazione di coloro che prestano soccorso e assistenza alle donne;
favorire l’inserimento lavorativo e l’autonomia abitativa delle donne vittime di violenza;
rafforzare i servizi territoriali per incrementare la rete sostegno esistente;
potenziare le attività e le strutture dei centri antiviolenza e le case rifugio;
avviare progetti di recupero degli uomini maltrattanti, per evitare recidive,
definire il supporto e la tutela per gli orfani di femminicidio,
proseguire i progetti educativi verso i giovani sulla cultura del rispetto e per il superamento dei pregiudizi e degli stereotipi e di formazione verso i docenti,
escludere il reato di stalking da ogni forma di giustizia riparativa.

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