L’alternativa all’immobilismo a Verona

Sulle pagine de L’Arena, il collega Massino Ferro ha invocato un nuovo Rinascimento appellandosi, di fronte alle sfide che la pandemia ci pone, al senso civico e alla disponibilità dei “migliori” all’impegno.

Pur non concordando con la visione negativa sulla società che il Sen. Ferro esprime – sono ottimista perché anche tra mille difficoltà l’Italia sta resistendo e reagendo bene – raccolgo il punto nodale del suo pensiero: l’invito all’impegno.

A Verona.

Qui siamo di fronte ad investimenti e scelte che modificheranno senz’altro il tessuto economico e sociale.

L’imminente arrivo dell’alta velocità ferroviaria est ovest e verso nord, consentirà a Verona, grazie alla strategica posizione geografica, di avere opportunità di centralità commerciale e industriale molto più sviluppate di quelle oggi conosciute.

L’Europa sarà sempre più lo spazio e il tempo di riferimento del nostro territorio e gli investimenti del Recovery fund accresceranno ancor più il sentimento e l’intraprendenza europeista che sono al centro dei progetti di crescita con quei fondi europei.

I riverberi turistici e di marketing territoriale si moltiplicheranno, soprattutto per un territorio che già parte in forte vantaggio, come il nostro.

Ebbene, se questo è lo scenario occorre prendere atto che la Verona politica in questi anni è rimasta imbrigliata in logiche totalmente localistiche, senza la minima visione “fuori dalle mura” che serve per cogliere ciò che sta arrivando.

E’ a tutti evidente, peraltro, che lo schieramento politico che governa la città da 15 anni è fortemente diviso al proprio interno e divisivo nella società.

Con queste premesse, le prossime elezioni comunali rischiano di riperpetuare lo stesso schema anche in futuro.

Non mi permetto di dire che le cose migliori sono nel mio campo politico, sarebbe sciocco da parte mia, ma posso tranquillamente affermare che se le premesse sono quelle conosciute, l’alternativa può essere costruita solo da coloro che non hanno partecipato al governo della città, siano essi la politica o la società civile.

Rispetto alle profonde divisioni registrate, che si confronteranno di nuovo alle prossime comunali e, quindi, di fronte al concreto rischio per il futuro, il “risveglio” del senso civico che il collega invoca favorisce naturalmente l’incontro ed il cammino comune tra quella parte della società e quella politica che condividono le preoccupazioni per l’immobilismo di oggi e quello possibile per il futuro.

Un percorso simile non nega le appartenenze, anzi, partendo dai rilievi su quanto è stato fatto finora, in maniera plurale può mettere in campo un progetto europeista ampio e comprensivo di diverse culture e idee.

Per quanto ci riguarda, penso che una fase simile andrebbe favorita dal Partito Democratico, per la visionaria cultura politica europeista che ci contraddistingue e, pertanto, per la conseguente apertura verso quella società che vuole costruire una realtà diversa e più dinamica rispetto a quanto visto finora.

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