“L’anomala” vittoria di Damiano Tommasi

La vittoria di Damiano Tommasi è stata definita proprio così, “anomala”, dagli analisti politici elettorali nel corso di un convegno nazionale della Società italiana di studi elettorali.

Innanzitutto è stato enfatizzato lo schema del posizionamento del candidato, eminentemente personale e per nulla politico.

Ecco, quindi, che Tommasi doveva essere un candidato che parlava di se, raccontare la sua persona, senza fare paura. Raccontare se stesso significava impostare una sfida esclusivamente personale con Sboarina, in modo che prevalesse la persona e non l’appartenenza ad un partito.

Per questa ragione non ha partecipato ad alcun incontro pubblico con i segretari della coalizione di centrosinistra, a partire dal nostro Enrico Letta.

Non doveva cadere nella trappola ordita dal centrodestra che ha tentato in tutti i modi di schiacciarlo a sinistra, nè doveva inseguire polemiche che l’avrebbero connotato politicamente, ad esempio rispondendo all’ex Vescovo Zenti nella sua assurda affermazione fatta per sostenere Sboarina.

Per completare il percorso doveva alimentare e cavalcare l’entusiasmo che generava tra i suoi elettori. Da qui, alcuni eventi che non ricordavamo da anni, molto partecipati soprattutto dai giovani.

I flussi elettorali che sono stati studiati hanno dato ragione a questo schema: Damiano Tommasi ha ricevuto consensi da ogni parte, sia al primo che al secondo turno.

Partiamo dal riferimento dei risultati delle elezioni Europee 2019 nel capoluogo: il centrodestra prese il 51,8% ed il centrosinistra più il M5S il 43,9%.

I flussi di voto evidenziano una forte smobilitazione dell’elettorato del centrodestra, diviso tra Tosi (20%), Sboarina (36%) e l’astensione (40%), e del M5S diviso tra Tommasi (18%), Sboarina (22%), Tosi (16%) e l’astensione (42%).

Si nota la trasversalità di Tosi: ha attirato anche quote importanti di elettorato esterno al centrodestra, ovvero, del totale dei consensi ottenuti, il 16% proviene dal M5S e il 24% dell’elettorato di centrosinistra e sinistra.

Al primo turno, Tommasi non ha sottratto molto al centrodestra (solo il 3%), ma ha fatto il pieno nella sua coalizione, ripetendo il risultato al ballottaggio incrementato di una quota di elettori che provenivano dal sostegno a Tosi nel primo turno o dall’area dell’astensione.

Una chiosa finale: i flussi studiati evidenziano la provenienza mista del consenso al candidato Tosi che da un lato aiuta a capire i motivi della vittoria di Tommasi e dall’altro rende complicato approvare lo schema Verona al piano nazionale.

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