Le differenti differenze di genere

Si parla tanto di uguaglianza di genere, tanto che penso sia opportuno approfondire come mai, sebbene il livello di istruzione femminile sia sensibilmente più elevato di quello maschile, nel mondo del lavoro l’Italia ha un tasso di occupazione femminile di 18,5 per cento (48,9 contro 67,4 per cento) rispetto alla media europea nella fascia 15-64 anni.

Partiamo dall’istruzione. Al termine della scuola media, le studentesse hanno voti migliori: il 43,1 per cento delle ragazze consegue un risultato finale di 9 o 10, mentre solo il 31,6 per cento dei ragazzi raggiunge questa votazione. Al termine della scuola secondaria di secondo grado le ragazze conseguono il diploma in proporzione maggiore rispetto ai ragazzi (53 per cento contro 47). Il voto medio delle ragazze è di 84 su 100, cinque punti in più dei loro compagni. Le ragazze hanno una maggiore propensione a proseguire gli studi: l’80 per cento intende seguire corsi universitari contro i 65 per cento dei maschi.

All’Università il numero di laureate è superiore rispetto a quello dei laureati e si laureano con voti più alti (104 su 110 contro 102 su 110 per i maschi).

Studi migliori, ma nel mondo del lavoro?

Il salario medio per una laureata a 5 anni dalla laurea è di 1.403 euro netti mensili, mentre un laureato maschio guadagna in media 1.696 euro.

Come mai?

Molto dipende dai diversi settori di impiego. Infatti, nei cinque settori maggiormente remunerativi la proporzione di laureati maschi è maggiore. Le laureate sono, invece, maggiormente presenti nelle discipline meno remunerative.

Sono diversi i fattori che incidono su questo dato: il primo è che in assenza di adeguate strutture per la cura dei figli (come asili nido), le donne tendono ad avere carriere più discontinue, ovvero scelgono impieghi che garantiscano una maggiore flessibilità con effetti negativi sulla retribuzione.

Il secondo è che per lo stesso motivo i lavoratori maschi sono preferiti, in termini di opportunità di lavoro alle lavoratrici.

In pratica, i datori di lavoro preferirebbero lavoratori uomini alle lavoratrici nei settori più remunerativi, a causa di condizionamenti sociali legati al ruolo “familiare” delle donne.

A ciò ci aggiunge il dato degli studi universitari nelle discipline scientifiche, ingegneristiche e matematiche: la quota degli uomini laureati sfiora il 37 per cento, contro il 17 per cento per le donne.

Le materie in questione garantiscono percorsi futuri, e remunerazioni, molto differenti.

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