Le elezioni anticipate

L’Italia è un paese in cui la cultura politica che le ha consentito di crescere e svilupparsi ha lasciato il posto all’istinto, all’improvvisazione, alla convenienza congiunturale.

Quanto accaduto, contro uno dei migliori dirigenti italiani, ne è la prova più concreta.

Credo sia l’apice della crisi di sistema della politica e della rappresentanza politica, aggravata dal fatto che i leader che hanno creato queste condizioni sono proprio il frutto del decadimento della politica.

Non è un caso che questi preferiscono fomentare il malcontento e l’antipolitica.

In questo quadro, sono chiare alcune cose:

  • l’involuzione disordinata del M5S che non ha retto alla prova di governo. Pur avendo partecipato a tutti e tre i governi di questa legislatura, è regredito, dimostrando ancora una volta la propria natura antisistema. Qui, il fallimento della funzione pedagogica del PD verso di loro, linea politica attuata dalla segreteria di Zingaretti in poi. Una linea che aveva attribuito a Conte un riferimento assolutamente irrealistico, quale quello di essere riferimento per i progressisti;
  • il moderatismo nel centrodestra non esiste più e quell’area politica è saldamente nelle mani di estremi politici tanto che credo si possa cancellare la parola “centro”. Nei fatti, è stata sconfitta l’evoluzione del centrodestra che tentava di isolare la parte estrema di quelo schieramento;
  • si è creata un’area ideale di europeismo, responsabilità, eurooccidentalismo con una forte impronta governativa.

Qui, il nostro ruolo. Tocca a noi unire e dare rappresentanza a quelle forze ideali che coincidono con quei valori espressi. Attenzione, non per guardare al passato – “l’agenda Draghi” – ma per progettare il futuro. Rivendicare il passato, ma per domani serve un progetto che vada oltre il 25 settembre e che tenga ferma l’Italia nel solco euroatlantico.

E’ interesse dell’Italia proseguire sulla linea politica intrapresa e quell’area ideale di cui accennavo ha una sola via d’uscita: rivolgersi al Partito Democratico. Gli altri hanno dimostrato ambiguità notevoli e pericolose.

Per il domani, il nostro progetto politico non va ispirato dall’istinto di sopravvivenza. Per capirci, è inutile ripetere che uniti si vince, perché si vince se metti insieme soggetti omogenei, affidabili e di prospettiva.

Le alleanze tattiche servono per il voto, ma non per governare! E poi, diciamocelo: le possibili alleanze possono coinvolgere coloro che hanno portato avanti linee politiche che hanno fallito?

Resta una domanda: quindi, cosa facciamo? Io penso che:

  • M5S e sinistra radicale non possono più stare nel nostro campo di gioco;
  • non mi convince l’arruolamento di coloro che non hanno condiviso, mai o solo da ultimo, il M5S o il centrodestra. Non basta questo per dirsi omogenei a noi;
  • non sono persuaso da chi, pur del campo progressista, guarda al centro per attrarre voti dal centrodestra. Oltre a presentarsi alternativi al nostro disegno, potrebbero danneggiare le loro e le nostre prospettive.

Capisco che è difficile, ma siamo obbligati a parlare al Paese per unire attorno a noi chi è omogeneo sui valori, per i percorsi fatti, peraltro rafforzati dalle scelte a sostegno del Governo Draghi.

Penso ad una rinnovata vocazione maggioritaria che punti sull’identità per un progetto radicale che tenga insieme i diritti e l’agenda sociale, i salari ed il costo del lavoro, l’ambiente e lo sviluppo.

Da ciò si capisce che non sarei preoccupato se andassimo anche da soli al voto. La scelta di oggi premierebbe il nostro futuro.

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