Le infrastrutture ed i nodi stradali irrisolti

Feb 22 2019
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Spesso sentiamo parlare delle infrastrutture che servono al nostro territorio. Proclami, promesse, ma i fatti non si vedono.

Le ultime vere novità infrastrutturali degne di questo nome sono state la variante alla strada provinciale 5, ovvero la variante di Bussolengo da/per il lago e la “Porcilana”, la variante alla strada regionale 11 da Vago di Lavagno a S. Bonifacio. Entrambe in funzione da pochi anni. Il resto, più nulla.

Nonostante la “filiera” di governo di centrodestra, tutti dello stesso colore dai Comuni alla Regione, qui non abbiamo visto altro, se non tanti discorsi e altrettante vuote promesse.

Questo per dire quanto è grave il ritardo infrastrutturale di questa provincia rispetto alle esigenze.

Qui voglio affrontare, però, non i macro progetti quali l’alta velocità o le concessioni autostradali, bensì le criticità stradali esistenti in vari punti della provincia che ancora aspettano soluzioni concrete.

Parto dalla strada statale 12. Dopo l’ubriacatura IKEA, in ragione della quale si faceva credere che si sarebbe risolto il problema, la variante è ancora ferma al palo, come gli automobilisti che ogni giorno attraversano la tratta da Borgo Roma a Buttapietra.

Attesissima la variante alla strada provinciale 10, in Val d’Illasi, in modo da spostare il traffico di attraversamento dei paesi con un innesto nuovo sulla strada regionale 11 a Colognola ai Colli.

Lo stesso dicasi per la variante alla strada regionale 10, da Nogara a Cologna Veneta. Da anni si discute di farla, ma zero risultati.

Il prolungamento della variante alla strada regionale 62 “Grezzanella”, da Verona fino ad oltre Villafranca. Oggi termina esattamente a Villafranca divorando tutti i benefici per i quali era stata pensata, appunto quello di consentire al traffico veicolare di bypassare Villafranca.

La Mediana provinciale, che dal casello di Nogarole Rocca dovrebbe collegarsi con Oppeano e incrociare la strada statale 434 “Transpolesana” e da lì fino a Soave al casello autostradale dell’A/4. Nonostante il contributo dell’Autobrennero di 35 milioni di euro, tutto è fermo da anni. Quella strada consentirebbe ad un vasto territorio di non attraversare Verona per spostarsi da una parte all’altra.

La variante alla strada provinciale 500 “del colognese”, che attraversa i centri abitati di numerosi paesi, causando disagi e inquinamento.

Il nodo del casello di Verona nord, un imbuto per tutti coloro che arrivano, verso Verona, dalla Valpolicella e dal Lago.

Inserisco anche la strada regionale 450, Affi-Castelnuovo. Ormai è una strada di collegamento tra i caselli autostradali di Peschiera del Garda e Affi. Invece, potrebbe essere utilizzata per recarsi al lago, ovviamente, dopo la riqualificazione delle uscite e dei percorsi esistenti verso diversi paesi gardesani.

Il mai sopito desiderio della variante alla strada regionale 11 da Peschiera del Garda a Verona. Spesso si viaggia a passo d’uomo per le tante attività economiche che vi insistono e l’attraversamento di centri abitati.

Ho voluto elencare questi nodi per dire che Verona non ha bisogno solo della TAV, ma di tanto altro ancora per migliorare la qualità della vita dei residenti.

Di fronte a queste altre esigenze, da anni stiamo ascoltando solo promesse.

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