Le opere pubbliche incompiute

I finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza saranno gestiti dal sistema degli Enti locali.

Non nascondo una certa preoccupazione su questo punto, non per pregiudizio, ma per l’esperienza che sto vivendo e per il privilegiato punto di osservazione che mi garantisce.

Come è noto le regioni, insieme ai comuni e alle città metropolitane, svolgeranno un ruolo importante nel gestire le risorse del PNRR e, pertanto, la loro capacità di pianificare, realizzare e portare a termine gli investimenti in opere pubbliche, è determinante per il nostro Paese.

Ebbene, in merito, per capirne di più, basta leggere l’elenco delle opere pubbliche incompiute che il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (MIMS) pubblica annualmente. Si tratta di opere che non sono state completate per: a) mancanza di fondi; b) cause tecniche; c) sopravvenute nuove norme tecniche o disposizioni di legge; d) fallimento dell’impresa appaltatrice; e) mancato interesse al completamento da parte del gestore, oltre a quelle opere che non risultano fruibili dalla collettività.

Al 2020 l’elenco è composto da 393 opere pubbliche incompiute (e mancano i dati della Puglia).

Nel dettaglio, si passa dal dato positivo per le provincie autonome di Trento e Bolzano e per le regioni del Nord Italia, con eccezione della Lombardia, fino a quello negativo nelle province del Sud Italia, in particolare per l’Italia insulare.

Mentre la principale causa del mancato completamento di un’opera deriva dalla mancanza di fondi (189 casi), frutto dell’incapacità di programmare bene i lavori, la seconda sono i problemi tecnici (138 casi). Checchè se ne dica, i fallimenti sono solo la quarta causa (36 casi).

Ad onor del vero, va detto che nel periodo tra il 2016 e il 2020, il numero delle incompiute è calato di parecchio: si è passati infatti da 698 a 393 opere non ultimate ed il dato è omogeneo in tutte le regioni con la sola eccezione di Calabria e Marche.

I miglioramenti nel periodo 2016-2020 fanno ben sperare, tuttavia, esiste una certa disomogeneità tra aree geografiche e considerato che non tutte le regioni sono in grado di contribuire allo stesso modo all’attuazione del PNRR, oltre al fatto che alle regioni del Sud è destinata una quota di investimenti (rispetto alla popolazione) più alta rispetto alle altre, sarà meglio affrontare subito il tema per evitare che i soldi europei non vengano spesi in tempo.

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