Le previsioni economiche per il 2022

Per quanto riguarda le previsioni di finanza pubblica per il prossimo triennio, nel delinearne il contesto di riferimento, il Documento di economia e finanza 2022 tiene conto del peggioramento del quadro economico rispetto a quanto prospettato nello scorso mese di settembre, al momento dell’approvazione della Nota di aggiornamento al DEF 2021.

Lo scorso anno l’Italia ha conseguito complessivamente un forte recupero del prodotto interno lordo e un notevole miglioramento della finanza pubblica. Ciò nonostante, dopo la ripresa registrata nei due trimestri centrali del 2021, negli ultimi mesi dell’anno il ritmo di crescita del PIL è stato rallentato da diversi fattori, tra i quali gli effetti della quarta ondata dell’epidemia da COVID-19, le carenze di materiali e di componenti, l’impennata dei prezzi del gas naturale e dell’energia elettrica, nonché dalle loro implicazioni, anche a livello internazionale, in termini inflazionistici e di produttività.

In questo quadro economico, le forti tensioni internazionali provocate dall’attacco militare della Russia all’Ucraina hanno aggravato il problema del prezzo delle materie prime e, in particolare, del gas naturale e del petrolio, hanno determinato un marcato aumento dei prezzi delle materie prime alimentari nonché influenzato l’andamento dei tassi d’interesse e ridotto la crescita dei mercati di esportazione dell’Italia.

A ciò si deve aggiungere il perdurare degli ostacoli all’attività economica a livello globale provocati dalla pandemia da COVID-19, tuttora in corso nonostante la tendenza alla stabilizzazione dei contagi che, a livello interno, ha indotto il Governo a porre fine, lo scorso 31 marzo, allo stato di emergenza e ad adottare una road map per la rimozione delle restrizioni ancora in vigore.

Si tratta dunque di un contesto di grande incertezza, determinato dall’andamento meno favorevole di variabili esogene, nel quale anche la fiducia delle famiglie e delle imprese ha subìto una contrazione.

Nell’aggiornare le previsioni per il prossimo triennio, il DEF delinea pertanto un quadro tendenziale di crescita del PIL pari al 2,9 per cento per il 2022 e al 2,3 per cento per il 2023, in discesa rispetto al 4,7 per cento e al 2,8 per cento previsti nella NADEF di settembre.

La previsione per il 2024 è dell’1,8 per cento, mentre quella per il 2025 si assesta all’1,5 per cento.

Per quanto riguarda l’indebitamento netto tendenziale della PA, la previsione per il 2022 è rivista al ribasso, al 5,1 per cento del PIL. Per il 2023 la previsione è al 3,7 per cento, mentre per il 2024 e 2025 le stime si assestano rispettivamente, al 3,2 e al 2,7 per cento.

Nel complesso, la revisione al ribasso della stima di indebitamento netto del 2022 è principalmente ascrivibile a maggiori entrate tributarie, contributive e altre entrate correnti, che più che compensano stime più elevate di spesa corrente e in conto capitale rispetto alla NADEF.

Alla luce dell’abbassamento della previsione di indebitamento netto tendenziale al 5,1 per cento del PIL, il Governo ha deciso di confermare l’obiettivo di rapporto tra deficit e PIL indicato nel Documento programmatico di bilancio (5,6 per cento del PIL) e di utilizzare il risultante margine di circa 0,5 punti percentuali di PIL per finanziare un nuovo provvedimento, da finalizzare nel mese di aprile.

Il nuovo decreto-legge, quindi, ripristinerà anzitutto i fondi di bilancio temporaneamente definanziati e poi finanzierà interventi volti ad incrementare i fondi per le garanzie sul credito; ad aumentare le risorse necessarie a coprire l’incremento dei prezzi delle opere pubbliche; a predisporre ulteriori interventi per contenere i prezzi dei carburanti e il costo dell’energia; a predisporre ulteriori misure per l’assistenza ai profughi ucraini e per alleviare l’impatto economico del conflitto in corso sulle aziende italiane; a continuare a sostenere la risposta del sistema sanitario alla pandemia e i settori maggiormente colpiti dall’emergenza pandemica.

Le misure adottate avranno un effetto espansivo sull’economia che porta a prevedere un tasso di crescita del PIL nel quadro programmatico pari al 3,1 per cento nel 2022 e al 2,4 per cento nel 2023, con riflessi positivi sull’andamento dell’occupazione. Per i due anni successivi le previsioni programmatiche di crescita sono, rispettivamente, dell’1,8 per cento per il 2024 e dell’1,5 per cento nel 2025.

Per quanto riguarda poi il rapporto debito/PIL, nello scenario programmatico si prevede una sua diminuzione progressiva, dal 147,0 per cento nel 2022 al 141,4 per cento nel 2025. Si tratta di una diminuzione coerente con l’obiettivo, già enunciato nei precedenti documenti programmatici, di riportare il rapporto debito/PIL al livello precedente alla crisi pandemica entro la fine del decennio.

Il Governo ha ritenuto opportuno presentare al Parlamento anche una nuova edizione del Programma Nazionale di Riforma, al fine di accompagnare la rendicontazione periodica sullo stato di avanzamento del PNRR con un aggiornamento annuale della strategia di riforme e di politica economica e sociale, alla luce dei significativi cambiamenti del contesto europeo e mondiale verificatisi dopo la presentazione del PNRR.

Per quanto riguarda il Programma nazionale di riforma, la sua predisposizione risponde all’esigenza di aggiornare la strategia per le riforme alla luce dei cambiamenti intervenuti nel contesto europeo e mondiale dopo la definizione del PNRR.

Il documento evidenzia quindi le aree nelle quali si stanno registrando nuove iniziative, a cominciare dal settore dell’energia, in relazione al quale è ritenuto prioritario accelerare il percorso di transizione energetica e di diversificazione delle fonti di approvvigionamento, dando conseguentemente impulso allo sviluppo delle filiere produttive collegate alla transizione ecologica.

Un ulteriore tema emerso nell’ultimo anno è quello della carenza di semiconduttori e di componentistica. Di qui la necessità di definire politiche industriali per settori di punta, quali quelli relativi alla produzione di microprocessori e di auto elettriche.

Il Governo si impegna inoltre ad investire per sostenere la ricerca, l’innovazione e la riqualificazione quali strumenti per migliorare l’attrattiva del Paese e rilanciare i settori più esposti ai grandi cambiamenti tecnologici degli ultimi anni.

 

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