Le ragioni dell’inflazione alta (e dei prezzi)

L’aumento dell’inflazione a cifre che non vedevamo da anni è solo per una piccola parte dovuto alla guerra tra Russia e Ucraina. E’ vero che dopo il 24 febbraio i prezzi delle materie prime hanno subito un ulteriore aumento, tuttavia, la quota maggiore dell’inflazione si è realizzata prima, ovvero durante la ripresa economica post covid.

Anzi, la volatilità dei prezzi notata nei primi giorni dell’invasione si è progressivamente ridotta ed i prezzi si sono stabilizzati, seppure ad un livello superiore esistente prima dell’aggressione armata della Russia.

Però, ovviamente, gli incrementi dovuti alla guerra si sono sommati agli aumenti che si erano realizzati durante la ripresa economica nel corso dell’anno scorso.

Quali sono le proporzioni tra l’aumento dei prezzi dopo il conflitto e quello registrato dopo la ripresa post-pandemia?

Vediamolo per una selezione delle principali materie prime.

Prodotti energetici: all’inizio dell’invasione c’è stato un forte aumento del prezzo del gas naturale che poi si è stabilizzato a un valore prossimo a quello registrato prima. Ad oggi l’80% dell’aumento è frutto dell’enorme richiesta di gas naturale per sostenere la ripresa post covid. Anche per il petrolio vale la stessa cosa. Infatti, 79% del prezzo attuale è dovuto alla stessa ragione, mentre per il carbone vale solo per il 50%.

Cereali: per i tre principali cereali (frumento, mais e riso) tra metà e tre quarti dell’aumento dei prezzi che oggi si paga è avvenuto prima della guerra.

Materie prime per l’agricoltura: il 75% circa dell’aumento del prezzo del cotone è avvenuto prima della guerra mentre il prezzo del legname è addirittura calato dopo l’invasione dell’Ucraina.

Metalli: mentre il prezzo di alluminio, rame e stagno è al di sotto di quello pre-guerra, sull’aumento del prezzo del nickel, per il 50% pesa il periodo pre invasione. Per gli altri metalli l’aumento è per l’80% dovuto a quanto avvenuto prima della guerra, ovvero alla forte crescita della domanda dopo la pandemia.

Quindi, se oggi la Russia terminasse l’aggressione armata all’Ucraina, i prezzi delle materie prime certamente calerebbero, ma resterebbero molto più alti di quelli registrati prima della pandemia covid.

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