Le scommesse fallite di Renzi

Ad oltre un anno dalla scissione che Renzi ha voluto per far nascere il suo partito, possiamo dire che quella scommessa non è andata in porto.

Anzi, si è confermato un errore politico rilevante.

Renzi aveva scommesso che in tanti sarebbero stati i parlamentari del PD che lo avrebbero seguito nel nuovo percorso. Al contrario, ciò non è avvenuto, non c’è stato un esodo ed il PD ha retto l’urto che di solito si determina in una scissione.

L’iniziativa di Renzi poteva anche produrre un effetto di lunga durata nel PD. Mi spiego: i parlamentari ed i militanti che lo avevano sostenuto nei vari congressi e che avevano costituito un’area politica – Base Riformista – avrebbero potuto sempre seguirlo, in particolare se le condizioni all’interno del PD non fossero state di accoglienza, ma di contrapposizione.

In realtà, in una determinata fase la contrapposizione c’è stata ed il tentativo di avversare la permanenza stessa di Base Riformista nel PD si è ripetuto più volte, ma non ha sortito l’effetto di costringerli ad uscire. Con l’arrivo di Enrico Letta questa fase si è chiusa definitivamente, in particolare nel momento in cui Letta ha riconosciuto la valenza della scelta di coloro che sono rimasti nel PD fungendo da argine verso l’abbandono da parte di un elettorato che fa comunque riferimento ai valori espressi da quell’area politica.

In quel momento, sono falliti i disegni di Renzi sul PD: quello di indebolire il PD e di favorire ulteriori adesioni di parlamentari e militanti in Italia Viva.

Come è noto, Renzi ha provocato la crisi di Governo per favorire la nascita del governo istituzionale. Checchè ne dica, era nelle cose che aveva immaginato un governo senza la Lega perché senza questa avrebbe potuto agire con Forza Italia in maniera più libera. Al contrario, la presenza della Lega nella maggioranza a sostegno del Governo Draghi sta tenendo ancorato quel partito alla strutturata alleanza di centrodestra ed in questa dimensione puntualmente si rapporta con il Governo stesso.

Certamente Renzi aveva scommesso sulle difficoltà del M5S, in particolare per il sostegno a questo tipo di Governo. Le difficoltà non sono mancate, ovviamente, ma la leadership consegnata a Giuseppe Conte ha collocato quel movimento, oltre che saldamente nel solco del governo Conte II, non solo in un alveo istituzionale ed europeo, ma anche in una direzione politica favorevole al centrosinistra con il risultato di ridurre ancor più il potere di interdizione nell’area, il cui contrario era un altro obiettivo di Renzi.

Insomma, la scissione di Renzi e, conseguentemente, il cambio di governo da lui provocato, sembrano aver favorito progettualità politiche che certamente egli non avrebbe voluto come conseguenze dei propri atti.

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