Le spallate di Salvini al Governo e all’Italia

Dic 20 2019
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L’anno che sta andando via non è stato fruttuoso per Salvini. Al momento, tranne che per i sondaggi, nessuna delle sue strategie lo ha portato ad assumere la guida del Paese. Il suo vero obiettivo.

Lo dico con il senno di poi, perché analizzando sin da gennaio tutti i passaggi e le sue azioni, posso ragionevolmente pensare che ha organizzato tutto per arrivare al voto il prima possibile e quando voleva lui.

Quindi, la testardaggine contro tutto e tutti per portare a casa “quota100”, provvedimento sostanzialmente fallimentare, ma fatto passare come la controriforma pensionistica e l’accanimento contro l’accoglienza dei migranti (scimmiottando certe paure presenti nella società) erano parti di un disegno per accrescere il consenso e competere con posizione di forza nella competizione elettorale.

Salvini sapeva che le elezioni europee avrebbero potuto lanciare un messaggio e lui con decisione l’ha favorito, disinteressandosi completamente del Ministero che usava solo per girare l’Italia con i suoi innumerevoli comizi (a questo proposito, peraltro, è in corso un’indagine perché utilizzava l’aereo di Stato per spostarsi e furbescamente accoppiava gli impegni istituzionali a quelli leghisti in modo da poter giustificare l’impiego dell’aereo e la notevole spesa).

Ottenuto il risultato, ha attuato palesemente il suo piano: votare in ottobre in modo da partire in vantaggio e affrontare i tanti odiati partner europei in posizione di forza per la stesura della Legge di Bilancio per dare loro la colpa in caso di esercizio provvisorio e del conseguente aumento dell’IVA che penso sarebbero stati entrambi sicuri (il voto a ottobre non avrebbe consentito il naturale percorso della Legge nelle due Camere entro il 31 dicembre).

Quel piano non ha funzionato, ma egli non sta demordendo ed in questo mese di dicembre ha provato ancora, e più volte, a dare la spallata al Governo.

Ha intensificato il corteggiamento verso alcuni Senatori grillini, promettendo loro un posto sicuro in caso di elezioni. C’è riuscito in parte, solo tre sono andati via con lui.

Ma, per il momento, l’ennesimo tentativo di far cadere il Governo è fallito di nuovo. Nelle importantissime votazioni sul Fondo salva stati e sulla legge di Bilancio, la maggioranza è stata ampia superando agevolmente quota 161 voti, il limite di rischio.

Il ragazzo ci riproverà ancora, non è interessato a fare opposizione, partecipare, con il suo punto di vista, all’azione di governo per l’Italia. Egli agisce solo in funzione del proprio tornaconto e si orienta solo per trarre vantaggio elettorale e politico da ogni situazione.

D’altronde, non ha altra scelta. La debolezza del suo pensiero politico è arcinota (basta vedere i suoi interventi in aula) e la propaganda prima o poi non riuscirà più a coprire le palesi lacune che contraddistinguono le sue strategie sempre impostate su slogan ripetitivi e monotoni.

Salvini deve correre anche per un altro motivo. Nel Paese – le sardine – e nel Parlamento aumenta l’insofferenza nei suoi confronti.

Le piazze le stiamo vedendo e nel palazzo diversi sono i parlamentari del centrodestra che sono orientati verso ipotesi anti sovraniste che potrebbero obbligarlo a desistere definitivamente dai suoi intenti.

Salvini non ha molto altro tempo a disposizione.

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