Le spese militari in Italia

Il dibattito di questi giorni ha puntato l’attenzione sulle spese militari del nostro Paese, facendo assumere alle stesse quasi una caratterizzazione “di guerra”.

In realtà, i dati non dicono questo.

La spesa militare in rapporto al Pil non ha subito grandi variazioni nel corso degli anni:

  • partendo dall’1,09 per cento del Pil nel 1995, negli anni seguenti la spesa si è stabilizzata attorno all’1,29 per cento;
  • dal 2002 si è registrato un nuovo calo, fino al minimo storico del 2006 (0,9%). Prima della pandemia, il rapporto si è stabilizzato su valori più bassi di quelli dei trent’anni precedenti (in media, l’1% sul PIL);
  • nel 2020 c’è stato un aumento dovuto sia all’incremento degli stanziamenti (circa 1,6 miliardi), sia alla caduta del Pil a causa dalla crisi Covid-19. Anche nel 2021 gli stanziamenti sono aumentati di altri 2,2 miliardi rispetto all’anno precedente. In quel biennio, quindi, la media è passata all’1,20% del PIL.

Nel contesto internazionale, l’Italia si colloca al centoduesimo posto (su 147 paesi considerati) per spesa militare su Pil, sotto tutti i G7 tranne il Giappone, e sotto la mediana UE (1,6 per cento) e NATO (1,8 per cento).

La riforma del 2012 che revisionava lo “strumento militare nazionale” fissava la composizione della spesa: 50 per cento per il personale, 25 per cento per l’investimento militare (es. armamenti, tecnologie, ecc.) e 25 per cento per l’esercizio (es. addestramento e formazione, mantenimento dei mezzi e delle infrastrutture, ecc.).

Gli obiettivi sono ancora da raggiungere, in particolare il terzo obiettivo.

La spesa militare italiana per la NATO

Così come gli altri membri della NATO, entro il 2024 l’Italia si è impegnata a rispettare i seguenti punti:

  1. spesa per la difesa rispetto al Pil del 2 per cento;
  2. componente di investimento militare del 20 per cento (secondo le definizioni NATO).

A che punto siamo nel rispettare gli impegni assunti?

Il bilancio previsionale per il 2021, rivisto secondo le definizioni NATO, ammonta a 24,4 miliardi di euro (1,37 per cento del Pil). In questo stanziamento è compresa anche la spesa pensionistica del personale militare e civile sostenuta dall’INPS.

Mentre paesi come Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno già raggiunto l’obiettivo della spesa su Pil al 2 per cento, l’Italia è ancora molto al di sotto. Mancano circa 16,5 miliardi rispetto al 2021.

Il secondo impegno (20 per cento della spesa in “investimenti”, ossia in armamenti) è stato raggiunto.

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