L’economista de noantri e la verità

Gen 24 2019
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Un tale Di Battista ha lanciato una delle sue solite bufale. Pur di attaccare la Francia, si è inventato che la “moneta francese in Africa”, deruba gli africani ed arricchisce i francesi.

Una enorme stupidata che solo un tipo del genere poteva dire.

Bugia

Non è vero che i Paesi africani usano moneta francese. Infatti, ci sono 14 paesi dell’Africa, non tutte ex-colonie francesi, ma anche spagnole e portoghesi, che, a loro volta divisi in due zone diverse, usano due monete diverse, entrambe emesse da banche centrali africani.

Come è noto la moneta francese non c’è più, c’è l’euro e, quindi, le due monete citate sono semplicemente legate all’euro da un rapporto di cambio fisso. Un sistema in vigore anche con Paesi con africani.

La scelta favorisce qualsiasi paese in via di sviluppo perché si lega ad una moneta forte e stabile contrastando, così, le fluttuazioni della moneta debole che impattano sia sull’economia reale, sia sulla stabilità finanziaria.

In questo modo, poiché sia l’economia reale che quella finanziaria sono fragili, la protezione del collegamento con l’euro è un beneficio reale che quei paesi ne traggono.

Di tutto questo la Francia non riceve alcun beneficio rilevante.

Il cambio fisso

L’economista Di Battista, inoltre, ha accusato la Francia di trattenere 10 miliardi di soldi africani presso il Ministero del tesoro.

La Francia ha in deposito quei soldi. Perché? E’ una risorsa di “soccorso”. Nel sistema dei cambi fissi serve un garante di quel cambio in quanto se valuta del paese africano sale o scende oltre il rapporto di cambio fisso, il garante deve intervenire sul mercato dei cambi acquistando o vendendo quella valuta per ripristinare il valore concordato.

E con quali soldi la Francia interviene sul mercato dei cambi? Proprio con le riserve detenute presso le banche centrali dei paesi africani che compartecipano all’intervento.

Storicamente è la Francia che si fa garante del mantenimento del cambio fisso sollevando così i paesi africani da questo pesante onere, che storicamente – vedi Sud America – ha provocato il crollo di quelle economie.

Quindi, quei paesi compartecipano a questo costo, versando parte delle riserve delle loro banche centrali al Ministero del Tesoro francese, in modo che quelle somme possano essere utilizzate per difendere il cambio fisso.

Anche lo studente al primo anno di Economia sa che la compartecipazione è una parte dell’onere principale, ovvero l’intervento sul mercato dei cambi e non una tangente.

Peraltro, i 10 miliardi che i paesi africani versano non possono essere utilizzati diversamente perché le riserve delle banche centrali non fanno parte della spesa pubblica e servono, appunto, per intervenire sul mercato dei cambi e non nell’economia reale.

Il vero problema

Ah dimenticavo: chiaramente, se si vuole monetizzare il debito pubblico, cioè stampare moneta, come qualche volta propongono i grillini, allora i paesi africani si tengono le loro riserve senza spenderle, il cambio li sfavorisce e loro stampano soldi per reggere.

Meno male che quell’economista de noantri se ne va in India.

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