Leggiamo il voto, per scegliere…

Il voto di Domenica 11 giugno, pur essendo un voto locale, ha detto molte cose. Innanzitutto, si inserisce nella lunga fase di momenti elettorali che da quattro anni a questa parte vede una forte contrazione dei votanti ed in secondo luogo mostra l’esistenza di due sistemi politici fondamentali, centrodestra e centrosinistra, come conseguenza sia della chiara scelta bipolare degli elettori, sia del ridimensionamento significativo del M5S che torna ad essere piccolo localmente come nel 2012 (specifico, localmente).
Dentro le due coalizioni principali, nel centrosinistra si registra una piccola frenata, sia del PD che dei partiti di sinistra, mentre nel centrodestra il motore della crescita è legato strettamente all’espansione dell’area più radicale, Lega Nord e partiti di destra che colmano ampiamente il calo di Forza Italia.
I partiti di centro, invece, perdono consensi significativi.
Pur nella consapevolezza che il voto è amministrativo, considerato che anticipa di poco le elezioni politiche, qual è il nostro obiettivo e, quindi, il nostro interesse?
Senz’altro quello di favorire le divisioni nel centrodestra, specie se a trazione estrema/lepenista/leghista e di creare le condizioni per una possibile alleanza con il centro in modo da proseguire quel patto che sta sostenendo il nostro Governo dal 2013 e che, quindi, potrebbe ripresentarsi anche dopo il voto politico.
Lo spostamento dell’asse verso la radicalizzazione degli elettori di centrodestra, con motore leghista, è per noi un’occasione.
Sono in tantissimi che ritengono la loro prospettiva non utile per il Paese, magari buona per richiamare i problemi all’attenzione, ma non sufficiente per affrontarli e risolverli. Basti pensare alla volontà di uscire dall’UE per comprendere la sterilità delle posizioni e la contraddizione che avverte l’elettorato moderato di centrodestra. Il calo di Forza Italia lo dimostra.
Potenzialmente, quell’elettorato potrebbe rifugiarsi nel centro politico.
Se questi sono gli scenari, cosa possiamo fare nel nostro piccolo per volgerli a nostro favore?
A Verona, dopo il disastroso risultato da noi conseguito, l’opportunità di tenere diviso il centrodestra, di impedirne il consolidamento – a maggior ragione se il nostro candidato vince a Padova – e di favorire il rafforzamento di un’area centrale è più che visibile con la sconfitta di Sboarina. Per chiarezza: in ogni caso il ballottaggio non sarà per noi una rivincita o il secondo tempo dell’elezione. Abbiamo perso, punto.
Vero è che l’alternativa può corrispondere alla possibile continuità della medesima squadra che ha governato Verona, ma fermo restando la nostra utilità in caso di sconfitta di Sboarina/Salvini ed il nostro voto utile per favorirla, la scelta del PD di lasciare libertà di voto è stata la soluzione più razionale.
Siano gli elettori PD a valutare se è il caso di recarsi alle urne per tenere Salvini fuori da Palazzo Barbieri.

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