L’esito del voto fa ben sperare. Però..

L’esito del voto amministrativo, che ha visto prevalere il centrosinistra quasi ovunque, fa ben sperare per il prosieguo dell’iniziativa politica del PD e per i prossimi appuntamenti elettorali.

Il risultato è frutto di tanti fattori, come sempre.

Per quanto ci riguarda, senz’altro il fatto di essere stati unitari e aver cercato di tenere il centrosinistra il più insieme possibile. Non uso la parola “unito”, perché in realtà le spinte interne alla nostra area sono molte e diverse tra loro, ma la volontà unitaria del PD e la conseguente centralità nello schieramento, ci ha investito di indispensabilità e resi chiaramente un fattore trainante della coalizione.

A ciò si aggiunge certamente l’impegno a sostegno del Governo Draghi che ci conferisce credibilità e senso di responsabilità in una fase delicata di ripresa.

L’area del centrosinistra non è unita perché una parte di esso, Italia Viva, Azione e + Europa hanno una visione diversa da noi ed il M5S, che resta comunque fuori dal centrosinistra, deve costruire un’identità diversa rispetto al passato, con tutte le difficoltà che questo comporta.

Pur di fronte a questi problemi, la volontà unitaria del PD e la competenza e affidabilità dei candidati, hanno visibilmente premiato.

Nel centrodestra, invece, alcuni fattori che sono stati penalizzanti sono difficilmente superabili a breve (e per fortuna).

Apparentemente unito nelle liste, non è stato per nulla unitario. Anzi, sono stati ampiamente percepiti i caratteri rissosi e divisivi esistenti tra di loro, in particolare a causa della conflittualità per la leadership tra Salvini e Meloni.

Altro tema che assume rilievo è la divisione sull’appoggio al Governo Draghi, con Forza Italia convinta, la Lega a metà tra lealtà a Draghi e l’estremismo e Fratelli d’Italia contro su tutto.

In un momento in cui gli italiani vogliono ripartire, la convinzione europeista prevale e Draghi sta dimostrando capacità e affidabilità, questo puzzle disorienta gli elettori e recriminare da parte loro sull’astensione sa di alibi.

Infatti, poiché è comunque responsabilità dei partiti portare i propri elettori alle urne, se tanti restano a casa è perché non si riconoscono nell’offerta politica che viene loro propost, sia a causa delle divisioni esistenti sia per la scelta di candidati assolutamente non all’altezza della sfida di governare le città al voto.

L’astensione, ormai, è un voto e quando gli elettori non vanno al seggio è perché bocciano i propri partiti di riferimento senza voler premiare gli avversari.

Il centrodestra ha un’altra zavorra: Lega e FdI restano ancorate ad una platea populista che mal sopporta molti parametri della politica che serve per governare. Questo freno ne indebolisce le posizioni.

Ecco perché ritengo che siano problemi non risolvibili a breve.

Per quanto ci riguarda, il tema è come costruire una coalizione. Pur essendo graditissima dai nostri elettori, questa non c’è ancora e qui rileva il tema della legge elettorale, una pagina da scrivere perché quello è il nodo vero che ci consentirà di vincere.

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