L’Europa, la Libia, la fame in Africa

Giu 22 2017
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Il Consiglio europeo del 22 e 23 giugno ha discusso sul fenomeno dei migranti, con riferimento alle azioni di contrasto al traffico di esseri umani e alla riforma del sistema europeo comune di asilo.
Due temi sui quali l’Italia è da tempo molto impegnata.
I numeri: fino ad oggi sono sbarcati sulle coste europee circa 75mila migranti di cui 65mila in Italia provenienti dalla Libia. La rotta del mediterraneo centrale è quella al momento più utilizzata dai trafficanti di uomini.
Si pongono due questioni: la Libia è il luogo preferito dai trafficanti in quanto quel Paese non è stabile e non vi è a breve la concreta possibilità di stabilizzarlo stante i contrasti tra le varie tribù ed i due governi esistenti.
L’altra è che la maggioranza dei migranti sono economici, obbligati a spostarsi a causa delle gravi condizioni economiche dei loro Paesi.
Per fermare il flusso, quindi, serve una soluzione per la Libia e per sostenere i programmi di sviluppo in quelle aree dell’Africa di origine e di transito dei migranti verso l’UE (Sahel, Corno d’Africa, Africa del Nord).
Anche il rimpatrio forzato di questi cittadini non risolverebbe il problema a causa della continua alimentazione dei flussi da parte di altrettante persone che sono già in partenza.
Sulla Libia è forte la pressione internazionale e dell’Italia in particolare, affinché si giunga ad un accordo tra le tante parti in causa. L’incontro organizzato a Roma dal Governo Italiano tra 60 capi delle varie tribù locali va esattamente in quella direzione sotto la guida del governo di unità nazionale voluto dall’ONU attualmente operante a Tripoli.
Per gli interventi strutturali di tipo economico in Africa, è stato costituito un fondo di 2 miliardi di euro.
Senza queste sue azioni congiunte e parallele tra loro il flusso biblico difficilmente si arresterà. Facciamo bene a rafforzare il controllo delle frontiere, a potenziare le capacità operative della Guardia di Frontiera e costiera europea (istituita nel 2016), ad incrementare il lavoro delle squadre di rimpatrio dei migranti irregolari, ma senza una soluzione per quelle due problematiche i flussi non si fermeranno definitivamente.
Per quanto concerne le richieste di asilo, l’Italia ha chiesto, ancora una volta, la revisione del Regolamento di Dublino. In particolare, fermo il principio dello Stato di primo approdo dei migranti, si propone un meccanismo di solidarietà per il quale, superata la soglia di richiedenti asilo presso uno Stato membro, è possibile beneficiare, fino a quando il numero di domande non sia ridisceso al di sotto della quota di riferimento, della redistribuzione dei rifugiati tra gli altri Stati dell’UE.

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