L’Europa rischia di restare senza energia?

In Europa sta accadendo qualcosa. Sul sesto pacchetto di sanzioni, non si trova l’accordo.

Ovviamente, i rischi si concentrano nel settore energetico. Il nuovo pacchetto ha un obiettivo specifico: un progressivo embargo sul petrolio russo, ma le contrarietà di diversi Stati membri hanno indebolito la proposta iniziale, e il veto ungherese rischia di rimandarne l’approvazione.

Diversi Paesi europei, però, stanno comunque agendo al proprio interno per smarcarsi il più in fretta possibile dal petrolio (più semplice) e dal gas naturale (impresa ardua) russi.

Quindi, su questo fronte, più che le sanzioni collettive dell’UE, sono le auto-decisioni interne di alcuni Paesi a fare più male a Mosca.

Infatti, la riduzione degli acquisti di petrolio russo ha toccato il 45% circa delle esportazioni russe e non trovando sufficienti importatori non europei per compensare le perdite, la Russia è stata costretta a ridurre la produzione interna (IEA stima una riduzione di 1,5 milioni barili).

Non solo: in assenza di acquirenti e sotto la minaccia continua di nuove sanzioni, il prezzo del petrolio russo è diminuito, tanto che oggi il suo prezzo è scontato di circa 35 dollari al barile rispetto al Brent. Questi meccanismi hanno provocato una riduzione delle entrate per Mosca che, se protratte nel tempo, equivarranno a circa 570 dollari l’anno per ciascun cittadino russo.

Mentre per il petrolio le cose sono positive, per il gas, la situazione si complica.

Sin dal 2021, quindi ben prima della guerra, una combinazione di congiuntura economica e riduzione delle vendite di gas russo ha contribuito a far lievitare i prezzi a pronti del gas spot in Europa, che oggi sono circa cinque-sei volte più alti rispetto a periodi “normali” (ne ho già parlato

Il risultato è che le bollette sono più che raddoppiate e questo sta raffreddando l’opinione pubblica.

Dal 24 febbraio scorso, le importazioni di gas russo sono state del 26% inferiori rispetto al primo semestre 2021. Questa quantità è praticamente invariata rispetto al calo già registrato prima della guerra, tra ottobre 2021 e febbraio 2022. Inoltre, nel frattempo la domanda di gas in Europa ha continuato ad aumentare per “alimentare” la ripresa economica.

Ma la Russia potrebbe interrompere le forniture di gas all’Europa? Sarebbe un’ipotesi altamente improbabile perché Mosca, una volta finito lo spazio negli stoccaggi (stimabile in 3-4 settimane) dovrebbe sigillare i pozzi o bruciare il gas estratto, in entrambi i casi causando a sé stessa un ingente danno economico.

Commenti

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *