Libia, alcune informazioni.

Mar 06 2016
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Lo scenario libico – Situazione politica

Allo stato attuale vi sono due governi: una formazione filoccidentale insediata a Tobruk (Cirenaica) e un governo filoislamista insediato a Tripoli (Tripolitania) ben distinto dall’ISIS. Entrambi i governi sono combattuti e combattono contro le milizie ISIS ed i gruppi vicini ad Al-Qaedia.

Sono presenti molteplici formazioni militari riconducibili ad altrettante tribù.

Il governo libico riconosciuto a livello internazionale, quello con sede a Tobruk, non è in grado di controllare tutto il territorio libico e ha riconosciuto l’incapacità del Paese di contrastare le migrazioni illegali verso l’Europa. Inoltre, ha chiesto di collaborare con l’Unione europea per un piano d’azione finalizzato a tale scopo.

Attualità del confronto

Di fronte all’instabilità della regione l’ONU ha l’obiettivo del superamento da parte di tutte le delegazioni presenti sul territorio dei principali punti di disaccordo per giungere alla composizione del futuro governo di unità nazionale.

L’instabilità favorisce sia la diffusione dell’ISIS che le attività illegali degli scafisti.

Nella prima fase sono stati coinvolti i due governi presenti. Considerati gli insuccessi ed i veti incrociati tra loro, in una seconda fase delle trattative sono stati coinvolti anche rappresentanti delle municipalità libiche, capi tribali e membri della società civile volto ad interrompere il potere di ricatto delle milizie sui parlamentari di riferimento.

Lo scopo è stato quello di stabilire le linee guida per il raggiungimento dell’accordo politico libico, evitando un voto diretto di approvazione da parte dei due parlamenti rivali di Tripoli di Tobruk, ma impegnando la maggioranza dei membri dei due consessi alla firma diretta dell’intesa.

L’accordo di massima (con la sigla di 90 membri della Camera dei rappresentanti di Tobruk, di 69 deputati del Congresso nazionale di Tripoli e di numerosi rappresentanti della società civile, dei partiti politici e delle municipalità libiche) sulla formazione di un governo di unità nazionale con sede a Tripoli (Consiglio di presidenza e in un Gabinetto, nonché una Camera dei rappresentanti e un Consiglio di Stato) formato da 32 ministri e 64 sottosegretari, è stato bloccato dal Parlamento di Tobruk contrario ad elezioni anticipate perché si considera l’unico Governo legittimo.

L’Italia

Dal 15 febbraio 2015 l’Italia ha chiuso (temporaneamente) l’Ambasciata a Tripoli, l’unica tra quelle europee ancora aperta dopo la vittoria delle milizie filoislamiche nella capitale dell’agosto 2014 che le ha portato al governo.

L’Italia subordina qualsiasi intervento di carattere militare in Libia alla formazione di un governo nazionale unitario, alla richiesta da parte di quest’ultimo e ad una specifica risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

L’Italia si è proposta per un ruolo guida. Ciò anche alla luce dei rischi che l’affacciarsi dell’ISIS sulla sponda sud del Mediterraneo comporta per il nostro Paese e per l’intera Europa.

L’Italia è sempre stata presente ai negoziati e ha convocato a Roma una Conferenza (13 dicembre 2016) sulla Libia con tutte le parti in causa. Il Generale Paolo Serra è stato  nominato senior advisor  per le questioni di sicurezza correlate al dialogo politico in Libia.

Un eventuale attacco dalla costa africana al territorio italiano è una minaccia che non esiste. Le armi a lunga gittata che erano in mano ai libici (Scud-B di matrice sovietica), sono stati dismessi già da Gheddafi e non possono armare i nuovi terroristi.

La permeabilità dei flussi dall’Iraq alla Libia, dall’Asia minore all’Africa, ovvero l’eventualità che insieme ai profughi possano entrare possibili terroristi è una minaccia che c’è sempre stata ed è prevista dalle procedure di controllo. La polizia impegnata nella gestione dei flussi già ricostruisce eventuali precedenti o sospetti delle persone, consultando gli archivi e le autorità dei paesi d’origine. Il problema è che dal 2011 le autorità libiche, e non solo quelle, hanno perso il controllo del territorio e non sempre hanno aggiornato gli elenchi e le segnalazioni dei nuovi adepti.

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