L’immigrazione non è sparita col covid

Temo che la ripresa degli sbarchi dopo il periodo di lockdown stia cogliendo impreparata l’Europa, ancora alla ricerca di una strategia comune.

Complice la bella stagione, in cui statisticamente il numero di partenze aumenta, e il lockdown che in molti paesi emergenti ha significato più precarietà e minori prospettive di crescita, i flussi irregolari rischiano di intensificarsi.

In tantissimi sono spinti da una situazione economica che ha provocato il collasso del turismo. Puntano all’Europa, dopo aver perso il posto di lavoro. In questo scenario si inserisce la Libia, e il rischio di un esodo più volte annunciato durante il conflitto tra l’esercito di Fayez al Serraj e del generale Khalifa Haftar.

Secondo gli esperti l’instabilità economica prolungata e la persistente mancanza di opportunità in alcune economie africane potrebbero innescare un’altra ondata di migrazione irregolare verso l’Ue nel medio termine. Non si tratta quindi solo di ipotizzare l’arrivo di quanti non sono riusciti a muoversi durante il blocco, ma di nuovi flussi causati dal virus.
Negli ultimi mesi, inoltre, col blocco aereo e i controlli alle frontiere, le rotte terrestri e marittime dei migranti irregolari si sono rafforzate.

Colpisce, infatti che gli ingressi non avvengono soltanto via mare. Anzi, seguendo la rotta dei Balcani dove i migranti vengono fatti passare di nascosto, in modalità molto rischiose sui treni o all’interno di veicoli adibiti al trasporto delle merci, gli ingressi si sarebbero intensificati anche nelle regioni del Nord Italia.

Per trovare un compromesso per una strategia comune di gestione dei flussi, i paesi in prima linea, hanno presentato una proposta di piano che prevede la redistribuzione obbligatoria dei migranti che sbarcano a seguito di operazioni Sar (Search and rescue); l’adozione di un sistema comune per i rimpatri; linee guida per l’attività di ricerca e soccorso in mare da parte delle imbarcazioni private; il superamento del criterio di responsabilità del paese di primo ingresso, per il quale restano in vigore soltanto le procedure di pre-screening per i necessari accertamenti sanitari e di sicurezza; l’adozione di un sistema di asilo che tuteli i diritti prevenendo gli abusi; il rafforzamento delle politiche di collaborazione con i paesi terzi, in particolare con quelli del Nord Africa e del Medio Oriente.

Una proposta che, intanto, trova la resistenza del blocco di Visegrad.

La partita in Europa sarà lunga, e richiederà negoziati e inevitabili compromessi. Allo stato attuale il rischio è che il dossier migranti si sovrapponga a quello per il Recovery Fund, il piano per il rilancio dell’economia europea.

Un intreccio che potrebbe rivelarsi molto difficile, considerato che il blocco di Visegrad e i “frugali” del Nord Europa, potrebbero fare fronte comune, prendendo in ostaggio entrambe le proposte per ottenere più concessioni possibili.

Per questo è probabile un rinvio della proposta della Commissione Europea sui migranti a dopo l’approvazione del Recovery Fund.

Ma una volta superate le questioni economiche, il capitolo migrazioni sarà il prossimo in agenda.

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