L’impatto dell’inflazione sui conti pubblici

Il vertiginoso aumento dell’inflazione può, nel breve periodo, aumentare le entrate dello stato rispetto alle spese primarie.

Tuttavia, nel caso dell’attuale ondata inflazionistica questo paradosso non è avvenuto perché abbiamo deciso di aumentare le spese primarie per compensare parzialmente famiglie e imprese per l’aumento dei prezzi delle materie prime.

In ogni caso, l’inflazione sta migliorando i conti pubblici anche attraverso l’erosione del valore reale del debito pubblico. Infatti, per fare un esempio concreto, un prestito contratto un anno fa per 100 viene si rimborsato integralmente, ma a causa dell’inflazione i 100 rimborsati non valgono quanto i 100 inizialmente prestati.

Ovviamente questo accade oggi perché l’inflazione non era prevista con questi tassi. Se fosse stata prevista, il risparmiatore avrebbe avuto, al momento del prestito allo Stato, ricevuto il pagamento di un tasso di interesse più elevato.

Perché il vantaggio per lo Stato si misura solo nel breve periodo? Perché al momento dell’emissione dei titoli di Stato gli investitori richiedono rendimenti nominali più alti sulla base del tasso di inflazione vigente o previsto. Quindi, i titoli di oggi subiscono questo aggravio, ma l’inflazione erode il valore di tutti i titoli, perciò, nel breve periodo l’aumento della spesa per interessi è piccolo e non compensa l’aumento della tassa da inflazione.

Per capirci, in questo momento il rapporto debito/Pil si sta riducendo.

Per fare un calcolo bisogna leggere la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza.

Nella NADEF era previsto un tasso di inflazione dell’1,6 per cento per il 2022 e il tasso di interesse sui titoli decennali era dell’1 per cento.

In realtà, il tasso di inflazione è molto più alto. A giugno, l’Istat ha previsto un tasso di inflazione del 3,4 per cento per il 2022, mentre il tasso decennale era salito al 3,5 per cento. Rispetto al quadro NADEF, si ottiene una tassa di inflazione più alta di 43 miliardi e una maggiore spesa per interessi di solo 8 miliardi con un effetto netto di 35 miliardi.

Se l’inflazione continuerà ad aumentare, quest’anno l’effetto della tassa di inflazione sarà molto redditizia per lo Stato.

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