L’incasso italiano della tassa alle multinazionali

Sulla tassa minima globale sulle multinazionali ne ho già parlato (https://www.vincenzodarienzo.it/la-tassazione-sulle-multinazionali/).

Con questa news affronto lo sviluppo di quella decisione assunta a luglio.

Infatti, nel mese di ottobre è stato raggiunto un nuovo accordo sul sistema di tassazione delle multinazionali e sono stati, quindi, chiariti alcuni aspetti importanti, la definizione dei quali consente di calcolare, più o meno, il gettito per l’Italia, frutto dell’applicazione di due soluzioni contabili che concorrono entrambe al calcolo effettivo della somma spettante.

In base alla prima applicazione, secondo l’OCSE, questa nuova tassazione dovrebbe portare alla ripartizione di 125 miliardi di dollari di profitti (circa 110 miliardi di euro) tra i paesi dove le multinazionali non sono residenti.

Assumendo il PIL relativo dell’Italia rispetto a quello degli altri paesi (2,5 per cento) come indicatore statistico applicato al fatturato per la conseguente ripartizione, all’Italia potrebbero spettare anche 2,7 miliardi circa.

Applicando a questa cifra spettante l’aliquota IRES del 24 per cento, si ricava un gettito per l’Italia di circa 640 milioni, superiore quindi a quello dell’attuale digital tax (circa 230 milioni di euro) che l’Italia già introita e che sarà sostituita dalla tassazione di cui stiamo parlando.

Il gettito, invece, derivante, dall’applicazione della seconda soluzione adottata, sarebbe di 2,3 miliardi sin dal primo anno di applicazione dell’accordo.

In definitiva, le entrate nette della prima e della seconda soluzione potrebbero essere nel primo anno di applicazione (il 2023) di circa 2,5 miliardi.

Sul dato inciderà senz’altro il fatto che alcune delle multinazionali italiane sono a partecipazione pubblica.

Queste, dovendo pagare più tasse, ridurranno l’ammontare dei dividendi che annualmente versano allo Stato.

Il saldo resta comunque positivo per le casse pubbliche.

 

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