L’INPS danneggia i militari, intervenga il Ministro

Ago 30 2018
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Il Governo intervenga per chiarire la posizione dell’INPS che sta danneggiando economicamente migliaia di militari prossimi alla pensione. Interrogazione al ministro Di Maio.
L’art.54 del D.P.R. n.1092/1973, “Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato”, prevede l’applicabilità dell’aliquota del 44% per il calcolo della quota di pensione retributiva spettante al personale militare, carabinieri e Finanzieri che avesse maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile;
La riforma Dini del 1995 – che stabiliva la permanenza del sistema pensionistico “retributivo” per coloro che avevano maturato un’anzianità contributiva di oltre diciotto anni – aveva confermato quella norma.
La legge del 1973 coinvolge il personale militare collocato in quiescenza o che lo sarà che, al 31.12.1995, aveva maturato almeno 15, ma meno di 18 anni di servizio utile, soggetto, quindi, al sistema c.d. misto.
Il problema è che l’I.N.P.S. in sede di riconoscimento del trattamento pensionistico agli interessati ritiene che la quota di pensione retributiva spettante al personale militare vada calcolata come per il personale civile e cioè applicando l’aliquota del 35% (prevista dall’art 44 dello stesso DPR del 1973) e non quella del 44%.
A seguito del ricorso di alcuni militari interessati, le Sezioni giurisdizionali della Corte dei conti della Sardegna e della Puglia hanno ritenuto erronea l’interpretazione applicata dall’I.N.P.S. stabilendo che dal 15esimo al 18esimo anno di servizio per il calcolo della pensione del sistema retributivo, va applicata l’aliquota del 44%.
L’interpretazione dell’I.N.P.S. sta creando disorientamento ed in qualche caso un vero e proprio danno ai militari interessati.
Il Ministro Di Maio intervenga per impartire direttive chiarificatorie all’Istituto di Previdenza sulla base delle decisioni assunte dalle citate Sezioni Giurisdizionali. Ciò al fine di favorire la positiva e generale soluzione del contesto senza lasciarlo ai singoli beneficiari attraverso l’interessamento delle diverse Sezioni giurisdizionali del medesimo Organo giurisdizionale contabile evitando, così, anche il paradosso che in regioni differenti, a parità di requisiti dei ricorrenti, vengano prese decisioni differenti.

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