L’inquinamento da PFAS e il decreto sbagliato

Set 14 2016
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Il 6 luglio 2016 con proprio Decreto, il Ministro dell’Ambiente ha fissato un limite di contaminazione ambientale per le sostanze PFOA, PFOS e altri PFAS.
La vicenda è nota. Le acque potabili di una vasta area del Veneto sono contaminate da sostanze perfluoroalchiliche. Molti comuni del colognese sono interessati dal grave fenomeno.
I fatti:
1. l’EFSA aveva già fissato, a titolo precauzionale la dose giornaliera massima di assunzione (TDI) per il PFOS a 150 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno mentre per il PFOA, una TDI pari a 1,5 microgrammi (1.500 nanogrammi) per chilogrammo di peso corporeo al giorno;
2. in una nota inviata alla Regione Veneto l’Istituto Superiore di Sanità ha proposto di “applicare agli scarichi nei corpi idrici, limiti non dissimili ai livelli di performance (obiettivo) già indicati per le acque trattate destinate al consumo umano. Nello specifico: PFOS ≤ 0,03 µg/L, PFOA ≤ 0,5 µg/L, PFBA ≤ 0,5 µg/L e altri PFAS ≤ 0,5 µg/L“, indicazioni che sono state inserite nel Decreto del Direttore della Sezione Tutela Ambientale della Regione Veneto n. 37 del 29 giugno 2016;
3. nel Decreto del 6 luglio 2016 il Ministro dell’Ambiente ha fissato un limite massimo per la presenza del contaminante PFOA+PFOS nelle acque potabili pari a 6 mila ng/l (il limite di PFOA+PFOS delle acque in uscita dallo scarico del depuratore nella zona contaminata in precedenza era fissato a 15.000 ng/L), mentre in questo caso l’ISS aveva fissato la soglia a 500 nanogrammi per litro;
4. Le sostanze perfluoro alchiliche a catena lunga (ovvero PFOS e PFOA) non sono sono più utilizzate mentre quelle a catena corta (gli PFAS appunto) risultano tuttora in produzione;
5. per quanto concerne i valori limite per gli altri PFAS, al contrario delle indicazioni dell’ISS, nel Decreto il Ministero non li ha indicati.
Per questi motivi ho chiesto di conoscere:
– le ragioni e le basi scientifiche per le quali per i limiti PFOA+PFOS non sono state seguite le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità;
– le ragioni per le quali non sono stati indicati limiti per le altre sostanze PFAS ovvero di chiarire se ciò è avvenuto in ragione del fatto che i limiti per quelle sostanze sono stati fissati dalla Regione Veneto acclarando, con questo, che occorre far riferimento ai parametri stabiliti con il Decreto del Direttore della Sezione Tutela Ambientale n. 37 del 29 giugno 2016;
– per quanto riguarda invece il limite fissato dal Ministero su PFOS e PFOA, se i limiti fissati possono essere utilizzati per avviare o meno un’eventuale operazione di bonifica della zona contaminata.

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